Ciao, Salvatore!

“PORTICI RESTA UMANA” recita la t-shirt rossa regalatami dal Compagno Michele Vanacore, con il beneplacito di Leandro Limoccia (Referente del Presidio di Portici di LIBERA), nella foto scattatami dal Collega Vincenzo Fiengo.
Ed io cerco di esserlo, sempre, ovunque, comunque… In tempi difficili come questi e in quelli più “leggeri” (ma quali sono?)…

Un momento piuttosto difficile, per me, è stato quello che ho vissuto venerdì 17 agosto nella Chiesa di San Benedetto a Casoria ai funerali del carissimo Salvatore Cristiano, amico mio e di Tonino Scala.
Ho preso la parola, prima della benedizione della salma, in una chiesa gremita fino all’inverosimile, nonostante il caldo, l’orario, il giorno…
Tra le altre cose ho detto: “Davanti al buio e al freddo della morte si sarebbe tentati di restare in silenzio, per rispettare il mistero.

Soprattutto dinnanzi ad una morte improvvisa, inattesa, quasi inspiegabile come quella di Salvatore Cristiano.
Scrivere qualcosa non significa, però, spiegare tutto, anche in considerazione del fatto che tanti “Perchè?” rimangono senza risposta.
Ogni uomo è membro della Società: appartiene all’intera umanità…
Niente comincia con noi e niente finisce con noi. Siamo inseriti nella Storia: quello che siamo e quello che abbiamo è un dono delle generazioni passate, del loro lavoro e dei loro sacrifici!
Ed è per questo che dobbiamo riconoscenza e gratitudine per chi non è più fra noi.
Ed abbiamo anche una grande responsabilità verso di loro: accrescere, trasformare e tramandare tutto quello che ci hanno lasciato.
Che nel caso specifico di Salvatore Cristiano è tanto, veramente tanto!
Le sue risorse, le sue capacità, le sue doti di intelligenza e di cuore, Salvatore, non le ha tenute per se, ma ne ha fatto un “regalo” che ha raggiunto tante persone, tantissime, di varie associazioni: Comunità Parrocchiale, UNITALSI, Madrinato San Placido, Poliambulatorio Medicina Sociale San Ludovico da Casoria, UILDM, Inter Club Casoria.
Voglio sottolineare la sua pazienza, la sua capacità di ascolto, la sua voglia di fare, la sua disponibilità, il suo spirito di servizio, la sua saggezza che ha saputo irradiare attorno a se, in famiglia, nel lavoro, nelle diverse esperienze aggregative.
Sono tutti “doni” per i quali abbiamo un debito di gratitudine.
Parafrasando “i Nomadi”, chiudo così: “Salvatò, voglio però ricordarTi com’eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti, che come allora sorridi…”.

Ed ora, più che mai, con la Tua amatissima Anna e con l’indimenticabile Raffaele vicino a Te.”.

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