Hanno ucciso un uomo

Un uomo, un uomo è stato ucciso da un altro uomo. Da un uomo che aveva paura. Da un uomo che aveva paura di essere ucciso. Era un ladro, ma era un uomo. Un uomo che è stato ucciso per legittima difesa. In questa triste storia c’è un uomo che è morto e un uomo che ha ucciso. Due drammi che meritano rispetto. In ballo c’è la vita, la vita di un uomo. Quando muore un uomo non è un fatto normale, non si può liquidare come una vicenda normale, ordinaria. Lo Stato, un pezzo di Stato ha aperto un’inchiesta. Un’inchiesta perché è stato ucciso un uomo. Chi ha fatto quel gesto, che non è un gesto normale, che è un gesto esasperato, di difesa, di paura, dovrà dimostrare la propria innocenza. Lo dovrà fare perché è stato ucciso un uomo, e quando viene ucciso un uomo non è mai un fatto normale.

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UN PRESEPE… PULITO

Da oltre 15 anni è dipendente della Ditta di pulizia “Florida 2000” (molto spesso in servizio presso la Stazione di Portici-Bellavista), sposato con Veronica da circa un anno, incontro Francesco Accardo nel suo laboratorio di Via Nazionale 148 a Torre del Greco.

Francè, come ti sei scoperto “presepista”?

Più che parlare di una scoperta, direi che, a mio modesto avviso, “presepisti” si nasce…

Come nasce una tua opera presepiale?

Tutti noi abbiamo delle attitudini ben specifiche: la mia è quella di creare presepi e, soprattutto, modellare pastori. Le mie opere nascono, esclusivamente, dall’ispirazione dei presepi del Settecento Napoletano.

 Natale in “Casa Accardo” è come… “Natale in Casa Cupiello”?

Non mi sento di paragonare il “Natale in Casa Accardo” con quello di “Casa Cupiello” ma per la mia famiglia, sicuramente, è una festa molto sentita!

 Cos’è importante per te in un presepe?

La cosa importante per me in un presepe è, ovviamente, la Natività e, successivamente, assicurarsi che abbia un buon impatto scenografico.

 Quando termini un’opera, quali sono le tue sensazioni?

Quando termino un’opera le mie sensazioni sono quello dello stare bene, essere felici, specie quando un lavoro viene bene…

Tua moglie condivide con te il tuo hobby o lo… sopporta?

Ho tentato di far avvicinare mia moglie a questa mia passione ma non ci sono riuscito: lei ha pazienza per altre cose, non per i presepi… (Alzando le mani al cielo in segno di rassegnazione)

Cosa dicono i tuoi colleghi di lavoro delle tue opere?

Ricevo spesso molti complimenti, anche da colleghi.

 La verità: è più gratificante vendere un’opera o vederla esposta per tante persone?

Esporre un’opera è molto gratificante, indubbiamente, ma, ogni tanto, vendere “qualcosina” non guasta, no? (Ridendo di gusto)

 Hai 36 anni: credi che i giovani di oggi, come te, siano più attratti dalle luci dell’albero o dalla “magia” del presepe?

Ad oggi ti dico che, nonostante tutto, il presepe mantiene ancora il suo fascino: spero che, col tempo, queste nuove generazioni non abbandonano del tutto questa tradizione e che mantengano ancora viva quest’arte che si tramanda da secoli!

Vogliamo riportare il tuo numero di telefono per contattarti per una visita al tuo laboratorio e, perchè no? per un acquisto di una tua opera?

Certo, Emilio, con vero piacere (con un sorriso un pochino imbarazzato): Francesco Accardo – 366/8139850 -

EMILIO VITTOZZI

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I DE FILIPPO IN MOSTRA

di Emilio Vittozzi

E’ una gran bella mostra quella che, dal 28 ottobre 2018 al 24 marzo 2019, occupa gran parte del Castel dell’Ovo di Napoli, simbolo della città partenopea. Una mostra che vale il biglietto!

Ci sono tutti: Eduardo, Peppino, Titina, Luca, Luigi e, finanche, il Patriarca Eduardo Scarpetta con Vincenzo al suo fianco…

Castel dell’Ovo è occupato ovunque: nella Sala Carceri il visitatore è accolto da un video dell’Istituto Luce che, in 15 minuti, racconta le biografie dei sette sopra citati. E poi lettere, foto, video, oggetti, scenografie, costumi, locandine, manifesti, copioni, film, poesie, canzoni e molti inediti provenienti dalla famiglia, da archivi privati, da istituti vari.

Perché Scarpetta-De Filippo non è una famiglia: è una dinastia d’Arte, che ha lasciato un profondo segno nel teatro italiano del Novecento!

Personalmente mi ha molto colpito l’abito e la “coppola” di Eduardo in “Natale in Casa Cupiello”…

Ma tutto, e sottolineo tutto, colpisce il visitatore, che non può che sottolineare la “maestosità” di Eduardo rispetto agli altri componenti della famiglia.

E cosa dire delle tante poesie scritte da Eduardo e declamate da attori scelti per l’occasione? Salemme, Zingaretti, Sastri su tutti…

Cosa aggiungere alla famosa scena della “pernacchia”, che ancora fa ridere, grandi e piccini?

Non manca l’impegno civile di Eduardo, al fianco dei ragazzi del Carcere di Nisida e del Filangieri e di tutti coloro che lottavano per i propri diritti e chiedevano il suo “aiuto”.

La location è forse la migliore che si poteva scegliere: il Castel dell’Ovo, sul lungomare di Via Caracciolo, con tutte le sue stanze è affascinante di suo: figuriamoci, poi, con siffatta mostra…

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IL “CHE” A NAPOLI…

Fino a sabato 24 novembre prossimo è visitabile (ingresso gratuito) la mostra fotografica “I viaggi e i libri di Ernesto”, un’esposizione di foto inedite provenienti dagli archivi privati della Famiglia Guevara e dal Centro Studi “CelChe” di Rosario (in Argentina).

Nel complesso di San Domenico Maggiore nel Centro Storico di Napoli si respira un’aria strana, insolita, in quanto non c’è il “Che” rappresentato con il basco e la barba, immagine che tutto il mondo conosce, ma l’Ernesto intimo, culturale, familiare.

Infatti, questa mostra ha lo scopo di liberare dagli stereotipi la figura del “Che”, per farla conoscere in tutta la sua ricchezza e complessità, presentandolo come viaggiatore, intellettuale, amante della letteratura e della fotografia, suo rifugio durante i giorni delle crisi d’asma.

L’ampio salone ben si presta a siffatta operazione, certamente riuscita, come sottolineano i tanti presenti che visitano la mostra, con tanto di commenti fatti a bassa voce: “Ma quanto leggeva…”, “Era sempre in viaggio…”, “Non si risparmiava mai!…”, “La fratellanza con tutte le masse sfruttate…”.

A me, fra l’altro, è venuto da dire: “Che differenza con i vari Giovinardi, Formigoni, Bondi, Gasparri, Razzi, Scilipoti, ecc. ecc….”.

Insomma, una mostra che consiglio.-

EMILIO VITTOZZI

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Ognissantigiorni piove

Piove, piove e fa caldo, le strade sono semideserte, è un giorno di festa, ma c’è chi come me lavora, lavora e si gode le strade vuote, le rotonde non trafficate, la pioggia che cade e ti accompagna in un viaggio a nord di una periferia mondo. La radio mi dice che anche oggi è allerta meteo… allerta… e qual è la novità. Vivo in una terra dove devi stare sempre allerta, allerta per non cadere, perché se cadi rischi di farti male, farti male per sempre. Allerta, allerta e camminare sotto al muro in una giungla metropolitana che non fa sconti a nessuno. I The giornalisti intanto mi fanno sapere da radio kiss kiss Napoli, che il sole da New York sveglia nel mattino e vorrei dormire ancora un po’… ma per fare cosa? Per pensare? Meglio esser svegli, perché a pensare troppo s’esce pazze! Intanto le gocce di pioggia appannano i vetri di una macchina che va e… lasciamola andare.

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Il Piccolo Principe

Tra pochi giorni uscirà in tulle le librerie d’Italia la mia versione de Il Piccolo Principe il capolavoro di di Antoine de Saint-Exupéry, edito dalla casa editrice Centoautori nella collana Storie della Buonanotte. Perchè proprio questo testo? Semplice è un libro per grandi e piccini che ci insegna a vivere, ci fa comprendere che l’essenziale per vivere talvolta è invisibile agli occhi e ci aiuta a cercare la felicità. Non mi resta che augurarvi una buona lettura e una buona vita a tutti.

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Oggi c’è il sole

C’è il sole, il sole che illumina il dì dopo la tempesta. Una tempesta che ha messo in bella mostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, il nostro esser fragili. C’è il sole, il sole che ti fa vedere il mondo scuro più chiaro, non per capirlo, non per vederlo, ma per darti le giuste endorfine per affrontarlo. C’è il sole, il sole che illumina una strada bagnata ieri sera dal sangue in una delle tante periferie di una città centrale nella periferia del mondo. C’è il sole che libera, il sole che ti accarezza come il diavolo, il sole che scaccia via i cattivi pensieri, il sole che prima o poi ti gira la faccia. C’è il sole, il sole alle rotonde e col sole ritorna il colore tra l’erba alta e i cartelloni pubblicitari buttati giù dal vento. Col sole ritornano anche i colori del mondo che qui sanno di nero, quel nero colore della pelle, quel nero che non vediamo, quel nero che facciamo finta di non vedere, quel nero che disprezziamo perchè leggermente più nero di noi, quel nero di chi cerca, auspica di essere sfruttato anche oggi alle rotonde della vita per poter mangiare. Ma oggi c’è il sole, il sole dopo la tempesta che ti fa vedere anche il nero meno nero, quel sole che ti dà quel non so che per affrontare i giorni. C’è il sole… ed è quello che ci fa fessi!

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‘Na fessarie ‘e cafè

L’odore acre del caffè tostato entra dalle narici e riempie i polmoni. Sono a Melito, alla rotonda di Melito centro di un nord della capitale del sud. Qui c’è la torrefazione della Kimbo che distribuisce ai passanti sniffate e odori provenienti dal Brasile. A quest’ora non c’è traffico, tra pochi minuti ci sarà il caos. Un caos calmo nella periferia nord di Napoli. La Strada degli americani non è deserta, non lo è mai in nessuna ora del giorno. Una strada è lunga e attenta. Sembra guardarti, sembra volerti dire, sembra accompagnarti tra un grigio cemento che se ne fotte: ammen! Oggi, poi, questa spaccanapoli post bellica è ancora più attenta. Guarda insieme ai passanti curiosi, un territorio di guerra, questo lo fa ogni santo giorno, ma oggi la guerra è quella metereologica: cartelloni divelti, alberi abbattuti, case scoperchiate. è il the day after di un giorno da dimenticare! è stato il vento, sì, quel maledetto vento che per spazzare via l’odio se l’è presa con gli alberi e i cartelloni. A Fuorigrotta è morto un ragazzo, è stato un albero a tranciargli la vita. Una vita spezzata dal vento. Siam come d’autunno sugli alberi le foglie… foglie che cadono insieme agli alberi sotto raffiche di vento in una città distratta che dimenticherà presto, ci sono altri problemi, di altro colore. A San Giovanni nel frattempo i bambini dicono basta. Dicono basta alle stese, dicono basta alla paura di stare fuori al balcone, dicono basta vogliono scendere in strada, vogliono giocare, son bambini. Dicono basta e lo fanno coi colori, i colori dell’arcobaleno, con le mani colorate, i canti, le poesie, i sorrisi di un’età smaliziata, un’età vera, senza filtri. È questa la buona notizia di un giorno come tanti in una periferia come tante, in una periferia mondo come tante, dove per fortuna il caffè si inala gratis alla rotonda di Melito. Momenti come questi ti fan capire che la vita è ‘na fessarie ‘e cafè!

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L’isola delle femmine

di EMILIO VITTOZZI

Può la lettura di un libro lasciarti con l’amaro in bocca, teso, assolutamente non allegro?

Il tema “femminicidio” è sempre attuale, tristemente attuale, violentemente attuale, mortalmente attuale. Non si riesce mai ad avere l’esatto numero di donne ammazzate da chi diceva di amarle, mariti, amanti, fidanzati che siano. Insofferenze scoppiate con raptus di violenza, di odio, di chi crede che “lei” sia una cosa, non una persona, e sia tua.

E’ così al Nord e al Sud di questo che una volta era definito “belpaese”. Anni di amori, nei primi tempi, spazzati via da incomprensioni, gelosie, rancori. E non c’è età che ne è fuori: si diventa assassini a venti come a settanta anni…

E chi muore è sempre la donna. La stessa che subisce anni ed anni di “violenza casalinga” per amore dei figli, perchè nullatenente, perchè semplice “donna di casa”, perchè succube dell’uomo. Donne che, per far star bene la famiglia intera, hanno mandato indietro il proprio io, le proprie emozioni, i propri sogni, i propri desideri.

A morire sono donne bellissime, con le forme giuste, e donne che madrenatura non ha assolutamente baciato. Omicidi che avvengono in case lussuose o in posti angusti e maldeodoranti, nei modi più disparati possibili.

Disparati i modi, disperati gli uomini. Assassini senza giustificazioni di sorta. Quanti ne sono? Boh! Quante sono le donne assassinate? Mah! Quante potevano essere salvate se chi sapeva avesse parlato con le Forze dell’Ordine? Ma, poi, le Forze dell’Ordine e la Magistratura realmente si interessando alla vicenda?

Credo che gli uomini di buona volontà debbano chiedere “scusa” a tutte le donne vittime di femminicidio! Anche se ciò non servirà a farle ritornare in vita…

Sono le storie di Viola, Milena, Monica, Lucia, Carmen, Olimpia, Rita, Gilda, Agnese, Antonella, la “cicciona”, Emma, Anna, Laura, Mirna, Luana, Alba, Manuela, Rosanna, Carlotta, Petra, Maria uccise, senza pietà, con violenza inaudita, da Valeriano, Annibale, Marco, Aldo, Lucio, Guglielmo, Carlo, Rico, Stefano, Cosimo, il “gobbo”, Massimo, Giacomo, Ester, Paride, Massimo, Renato, Leandro, Ivano, Vincenzo, Arturo, Ernesto.

Un libro tristemente attuale, crudo, bello, avvincente.-

PEPPE LANZETTA

“L’isola delle femmine”

- 22 racconti sul femminicidio -

Edizioni CentoAutori

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È domenica e piove

 È domenica e piove. L’acqua bagna i pensieri scomposti, imbrogliati da una vita imbrogliona e puttana. È domenica e piove. Piove e tira il vento, è caldo, uno scirocco d’Africa che porta sabbia e pesi. È domenica e piove. Una domenica bagnata da promesse mancate e lasciateci fare, tanto che vi costa, le avete provate tutte. È domenica e piove. Il governo è ladro di parole che arrivano a chi deve arrivare. È domenica e piove. Il vapore dell’acqua della pasta che bolle appanna i vetri bagnati e i pensieri asciutti da giorni aridi e sempre uguali nella loro diversità. È domenica e piove, ma arriverà il lunedì e porterà altra pioggia che laverà le strade e le auto, le vetrine e le case, i pensieri e le parole che saranno dimenticate presto. E così sia! Buona domenica.

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