Seria 1. Ep.2 di #ViaGesu29 – “L’ arresto”

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Sos città intervista Tonino Scala

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Le notizie corrono…e lasciamole correre

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Intervista a Stabia Channel #castellammare #sottoencoppe

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Zona Economica Esclusiva una grande opportunità per mettere Castellammare sotto e ‘ncoppe

L’istituzione della Zona Economica Esclusiva, afferma la Regione, è un’importante opportunità per la Campania, che ha nei porti di Napoli, Salerno e Castellammare uno degli assi strategici asse strategici con l’obiettivo di creare sviluppo e nuova occupazione. Essendo fortemente convinto che la ZES sia uno dei pochissimi strumenti che la politica nazionale e regionale ha predisposto per rianimare l’economia del Mezzogiorno, ho previsto tra i punti essenziali e le azioni nel mio programma da intraprendere immediatamente appena eletto, quella di insediare un il Tavolo per lo sviluppo e il rilancio di Castellammare (con tutte le parti sociali) su Zes, fondi delle nuova programmazione europea, area di crisi complessa, Grande progetto Pompei, nonché l’organizzazione entro gennaio 2019 di una Conferenza cittadina programmatica sul futuro di Castellammare di Stabia; riteniamo infatti che il nodo delle scelte urbanistiche, dell’ utilizzo delle , insieme con altre importanti problematiche restano le questioni irrisolte su cui tornare a confrontarsi..
Non possiamo più perdere tempo e sprecare occasioni e risorse come è stato fatto in questi anni.
Eletto Sindaco l’11 giugno chiederò subito d’incontrare il Presidente della Regione e dell’’Autorità Portuale e convocherò il “Tavolo per lo sviluppo”entro il 20 giugno. Voglio che da subito sia chiaro che le scelte vanno condivise e costruite con le forze sociali, con il ricco mondo delle competenze e di giovani presenti nella nostra città.
Insieme recuperiamo il tempo perso, mandiamo a casa mistificatori e ammucchiate di potere.
Con me, con la mia squadra di assessori, con la mia maggioranza compatta Castellammare riparte.
Facciamolo insieme , capovolgiamo la Città

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Parla il candidato a sindaco di Liberi e Uguali – Stabia Tonino Scala

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La città ɐʇloʌodɐɔ

di Tonino Scala

I compagni, quelli di sempre, mi han chiesto di scrivere il mio “romanzo di vita”, quello che si scrive una sola volta, il più affascinante, divertente e difficile. Sono andati oltre, mi hanno indicato anche la protagonista. È bella, molto bella. Complessa, è donna e come tutte le donne… Formosa, e che forme! È leggera come l’acqua, è pesante come il ferro. Sinuosa, capricciosa, ingenua, sveglia, vergine e molte volte puttana, ha dato fiducia a tanti e in tanti l’hanno stuprata, violentata, utilizzata e dopo aver fatto le proprie cose, messa nel cantuccio. Vero, anch’io avrò fatto la mia parte, ma l’ho sempre trattata con rispetto, il nostro è stato un rapporto viscerale e catulliano oserei dire una sorta di ”Odi et amo”. Ci siamo amati, ci amiamo ancora, anche se abbiamo litigato molte volte e tante altre volte ancora lo faremo. La parte bella delle liti è quando si fa pace!

Una storia intensa, che ha come protagonista una città di mare, una città d’amare.

Ne ho parlato con mia moglie, la quale mi ha detto che non sto bene, e non solo con la testa, poi si è fermata e… vedi di non farti male, fisicamente intendo!

Mio fratello come sempre è d’incoraggiamento: stai facendo una cazzata, la città non è pronta, si lamenta tutto l’anno, ma poi vota sempre gli stessi… ci sono mille liste… o forse più…

Mio cugino Giuseppe ha aggiunto: nel momento in cui dovessi decidere, saremo tutti al tuo fianco, non dimenticare che Zio Umberto ha sempre pronto il secchio, la scopa e la colla!

Un vecchio compagno che mi ha visto crescere, mi ha guardato negli occhi e ha esternato: posso dopo sessanta anni di voto e militanza non andare a votare perché la sinistra non è in campo?

Mamma non mi ha detto nulla, ma ieri è andata a firmare per la lista. Mio padre sta zappando e non sa niente: menomale dico.

I giovani del partito con gli occhi lucidi mi han detto: dai ci divertiamo!

Antonio, caro amico e produttore cinematografico, con una grande risata mi ha fatto un augurio: Felicissime condoglianze. È il titolo di un mio libro diventato un film.

Ho riflettuto per due notti e due giorni, centinaia sono state le chiamate, contrastanti a dire il vero.

Che faccio?

Serve coraggio… e quello non manca.

Servono idee, programmi e quelli non s’inventano, fan parte del nostro percorso politico, lo abbiamo scritto facendo cose, incontrando gente non in queste settimane, ma in più di trent’anni di lotte e soprattutto di mazzate.

Servono soldi… e quelli… non ci sono mai stati e mai ci saranno.

Serve follia… e quella è nel mio DNA da sempre.

Serve un gesto di sana pazzia collettiva… al momento ci sono ventiquattro matti pronti a metterci la faccia per capovolgere tutto, per resistere e osare la speranza.

Accetto, mi metto a scrivere, mi rimetto in cammino, ci rimettiamo in cammino da dove eravamo rimasti. Manco, per scelta, da diciotto anni dalla politica comunale, ho fatto passi in questi anni che mi ha portato a fare altro e fuori dal perimetro cittadino.

Accetto la sfida, tanto la cosa peggiore che può capitare è quella di diventare Sindaco di Castellammare!

Dimenticavo, questo libro dobbiamo scriverlo insieme! Per farlo dobbiamo avere la capacità, il coraggio, la voglia di mettere tutto sotte ‘e ‘ncoppe!

Tonino Scala

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Lettera aperta a Violante

Festa di San Giuseppe artigiano – Festa del lavoro

Cara Violante ti scrivo,

così le mie emozioni esterno un po’…

Forse, anzi sicuramente, il tuo arrivo ha reso felicissimi papà Emanuele e mamma Teresa ma anche, pur se non ne sono ancora consapevoli, il fratellino Andrea e i cuginetti Laura, Pietro, Sara, Chiara e Miriam, che avranno un’amichetta in più con cui giocare…

Violante è stato il nome di regine, principesse, imperatrici, duchesse e contesse; in pratica la somma di quello che sei tu in “Casa Nicastro” in quel di Bergamo…

Violante è la donna amata dal pittore Tiziano, modella dell’omonimo quadro; Violante è una delle tre principesse sorelle del romanzo “Le vergini delle rocce” di Gabriele d’Annunzio.

Non sono uno scrittore, né un giornalista anche se sono più di quarantacinque anni che esterno le mie emozioni, i miei sentimenti, il mio “essere” su carta o dinnanzi ad un microfono: per l’occasione ho realizzato un cd con canzoni di chi ha cantato il lieto evento, la nascita di un figlio, la crescita dello stesso.

Io qui scrivo gli auguri di tanti di noi, parenti ed amici, che ti festeggiano con mamma e papà, anche se non so se, un domani, da grande, tu vorrai leggere queste assai modeste riflessioni che, però, scrivo ugualmente perché sento il bisogno irrefrenabile di raccontarti tutta la gioia che la tua nascita ci ha dato.

Violante, stellina,

la notte s’avvicina,

la fiamma traballa,

la mucca è nella stalla,

la mucca e il vitello,

la pecora e l’agnello,

la chioccia coi pulcini,

la gatta coi gattini,

la capra ha la sua capretta,

la mamma ha la sua bimbetta,

ognuno ha la sua mamma,

e tutti fan la nanna…

Dolce Violante,

basta in cielo una stella

a far la sera più bella,

basta un canto da nulla

a dondolare una culla.

Ninna nanna, il cielo è blu,

dormon gli angeli lassù,

l’uccellino più non canta,

dorme lieto sulla pianta;

anche il cane fa nannuccia,

nella tiepida sua cuccia

e il gattino dormiglion

sul cuscino fa ron ron.

Nel pollaio la gallina

dorme fino a domattina,

dormon pure a lei vicini

gli anatroccoli, i pulcini.

Nella stalla al bel calduccio

dorme il bue col cavalluccio,

l’asinello, il maialino,

la mucca e il vitellino.

Ninna nanna, dorme il mondo

il suo sonno più giocondo.

Ninna nanna, il cielo è blu,

Violante dormi anche tu!

Qualcuno potrà chiedersi: “Perché zio Emilio ha scritto una ninna nanna per Violante?”. La risposta è estremamente semplice: la ninna nanna è, assieme all’allattamento, il mezzo più efficace per conciliare il sonno di una piccola creatura. Sia “ninna” che “nanna” sono termini che nel linguaggio infantile significano “sonno”.

E non c’è niente di più bello, delicato, incantevole di un neonato che dorma…

Buoni sogni, Violante!

EMILIO VITTOZZI

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Il disastro che venti anni fa colpì Sarno e gli altri paesi della Campania: per non dimenticare e rimediare

 

di Tonino Scala

 

Venti anni, son trascorsi venti lunghi anni da quel lontano ma vicino 5 maggio del 1998. Ero un ragazzo e quelle immagini mi segnarono. In 72 ore caddero oltre 240/300 millimetri di pioggia. Due milioni di metri cubi di fango investirono Sarno, Quindici, Siano, Bracigliano e San Felice a Cancello e portarono via 160 persone. Fu una ecatombe, ricordo ancora quelle immagini, ricordo ancora quei momenti. Andai a fare il volontario, provai a dare un contributo anche minimo. Furono giorni di passione. Su Sarno si riversò, come spesso accade in momenti come questi, la meglio gioventù. Solo l’anno precedente nella mia città ci fu un altro momento tragico la cosiddetta a frana di Pozzano. Era il dieci gennaio del 1997, morirono quattro persone, altre ventidue rimasero ferite. Pioveva da tre giorni quando la montagna venne giù. Riversando tonnellate di fango e detriti sulla strada. Tutto accadde alle ventuno, all’ altezza del bivio che da Castellammare di Stabia conduce a Vico Equense, lungo la statale 145. Fui uno dei primi ad arrivare sul posto. In quella circostanza pensai mai più. Poi passarono altri mesi diciassette per la precisione e pensai ancora mai più, non deve accadere mai più e invece… Si continua a morire per alluvioni o esondazioni: dal 2000 al 2017 abbiamo avuto altre 189 vittime. Nel nostro paese più di sette milioni e mezzo di persone vivono in zone ad alto rischio, zone in cui manca la manutenzione, zone in cui si è costruito dove non si doveva costruire, zone in cui si è costruito in modo regolare per creare “sviluppo”. Sviluppo… Il rapporto 2015 dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) denuncia che 55 ettari di Penisola ogni giorno vengono coperti dal cemento, quasi 7 mq al secondo, per costruire infrastrutture e centri commerciali, per il fenomeno dello sprawl urbano. E intanto si muore e continuando a non considerare le nostre fragilità si continuerà a morire. Siamo un paese fragile che necessita oggi più che mai una inversione di tendenza che imponga il consumo di suolo pari a zero. Non c’è un’altra via di uscita e non c’è piano di bonifica, risanamento o rimboschimento che tenga. La sfida che la nostra fragilità ambientale ci pone è alla società tutta. Oggi è necessario ridiscutere le direttive economiche, ritrovare scrupolosità e onestà amministrativa, valorizzare la partecipazione popolare. Nella consapevolezza che quanto inflitto finora all’aspetto fisico del territorio lascerà un segno indelebile.

Oggi ricordiamo Sarno e gli altri comuni campani colpiti da quella immane tragedia , speriamo serva a qualcosa in una società dove anche gli animi sembrano cementati.

Coordinamento regionale della Campania

Napoli, 04/05/2018

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Sole azzurro…

di Tonino Scala

 

Questa mattina il sole si è alzato presto. Non ce la faceva proprio a dormire. Aveva voglia di mostrare il suo colore. Che strano! L’azzurro del cielo oggi si confonde con il sole che è dello stesso colore. La città è già in piedi, così come i passerotti che cinguettano un motivetto strano: sarò con te e tu non devi mollare… son stati loro a svegliarmi! La strada è già pulita, è stato uno spazzino allegro che fischiettando lo stesso motivetto dei passerotti, ha passato la ramazza. Son sveglio… e chi ha dormito. No, non è stato il pane con broccoli e salsiccia di zia Mena e nemmeno la torta a nutella di mio fratello cugino Giuseppe. La crostata di tua moglie? Noooo, era delicatissima. Non ho dormito perché non volevo dormire. Non ho dormito perché non dovevo dormire. Ho guardato il soffitto tutta la notte, avevo il cuore tronfio di non so bene cosa. È stato bello, è stato bello tutto. È stato bello il mattino, quello di ieri dico, camminavo per strada con un motivetto nella testa. Lavoravo al Pc e lo stesso motivetto mi faceva compagnia. Anche lo sciacquone che di solito ha un rumore assordante suonava lo stesso motivetto che mi piace tanto. L’ho vista a casa di Zia Mena, lo avrete capito, volevo farmi coccolare da un panino caldo con salsiccia e friarielli. L’abbiam vista tutti insieme, ci siamo riuniti nella curva divano così come si fa a Natale, a Capodanno, alle feste comandate. L’atmosfera era goliardica e tesa poi… È succieso…e mo’ che faccio! Ho pensato, non sono preparato. Piango rido, noooo …nun ‘o saccio. I miei figli, come facevo io da ragazzo, insieme ai miei nipoti sono scesi. Per festeggiare? No, per andare sotto casa del mitico Vicienzo ‘o juventino. Un brav’uomo simpatico, perbene che in un mondo quartiere biancoazzurro, ha fatto una scelta coraggiosa: essere non colorato. Li ha accolti con la mazza, ma scherzava, vabbuò, non troppo, ma è bello così, purtroppo non succede sempre. Dalle nostre parti anche quando vinci, rischi di perdere a tavolino e non parlo di partite di pallone, ma di altre partite, più importanti. Mi affaccio al balcone, vedo volti sereni, auto pulite che non camminano, ballano. Gente che saluta, gente che gongola, gente che è felice. La mia Sophie la cagnetta che vive con me, mi guarda. Nera nera come ogni giorno, ma oggi somiglia ad una leonessa venuta dal Senegal. Chielle ‘o fatte è state niro, niro nire comm’a cche! E va bene così, ogni tanto è bello pensare di poter vincere qualcosa in una vita in terza classe che continua a navigare senza colpo ferire per inerzia. Prendo il caffè, è nero, nero come quel leone afronapoletano che mi ha regalato una gioia. Lo bevo tutto d’un sorso. Il sole bacia non solo i belli, ma quelli che hanno la gioia e i sogni nel cuore. Stamattina fatevi baciare, il sole non è sempre clemente con noi. Sarò con te e tu non devi mollare abbiamo un sogno nel cuore…ohohoho

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