Sole azzurro…

di Tonino Scala

 

Questa mattina il sole si è alzato presto. Non ce la faceva proprio a dormire. Aveva voglia di mostrare il suo colore. Che strano! L’azzurro del cielo oggi si confonde con il sole che è dello stesso colore. La città è già in piedi, così come i passerotti che cinguettano un motivetto strano: sarò con te e tu non devi mollare… son stati loro a svegliarmi! La strada è già pulita, è stato uno spazzino allegro che fischiettando lo stesso motivetto dei passerotti, ha passato la ramazza. Son sveglio… e chi ha dormito. No, non è stato il pane con broccoli e salsiccia di zia Mena e nemmeno la torta a nutella di mio fratello cugino Giuseppe. La crostata di tua moglie? Noooo, era delicatissima. Non ho dormito perché non volevo dormire. Non ho dormito perché non dovevo dormire. Ho guardato il soffitto tutta la notte, avevo il cuore tronfio di non so bene cosa. È stato bello, è stato bello tutto. È stato bello il mattino, quello di ieri dico, camminavo per strada con un motivetto nella testa. Lavoravo al Pc e lo stesso motivetto mi faceva compagnia. Anche lo sciacquone che di solito ha un rumore assordante suonava lo stesso motivetto che mi piace tanto. L’ho vista a casa di Zia Mena, lo avrete capito, volevo farmi coccolare da un panino caldo con salsiccia e friarielli. L’abbiam vista tutti insieme, ci siamo riuniti nella curva divano così come si fa a Natale, a Capodanno, alle feste comandate. L’atmosfera era goliardica e tesa poi… È succieso…e mo’ che faccio! Ho pensato, non sono preparato. Piango rido, noooo …nun ‘o saccio. I miei figli, come facevo io da ragazzo, insieme ai miei nipoti sono scesi. Per festeggiare? No, per andare sotto casa del mitico Vicienzo ‘o juventino. Un brav’uomo simpatico, perbene che in un mondo quartiere biancoazzurro, ha fatto una scelta coraggiosa: essere non colorato. Li ha accolti con la mazza, ma scherzava, vabbuò, non troppo, ma è bello così, purtroppo non succede sempre. Dalle nostre parti anche quando vinci, rischi di perdere a tavolino e non parlo di partite di pallone, ma di altre partite, più importanti. Mi affaccio al balcone, vedo volti sereni, auto pulite che non camminano, ballano. Gente che saluta, gente che gongola, gente che è felice. La mia Sophie la cagnetta che vive con me, mi guarda. Nera nera come ogni giorno, ma oggi somiglia ad una leonessa venuta dal Senegal. Chielle ‘o fatte è state niro, niro nire comm’a cche! E va bene così, ogni tanto è bello pensare di poter vincere qualcosa in una vita in terza classe che continua a navigare senza colpo ferire per inerzia. Prendo il caffè, è nero, nero come quel leone afronapoletano che mi ha regalato una gioia. Lo bevo tutto d’un sorso. Il sole bacia non solo i belli, ma quelli che hanno la gioia e i sogni nel cuore. Stamattina fatevi baciare, il sole non è sempre clemente con noi. Sarò con te e tu non devi mollare abbiamo un sogno nel cuore…ohohoho

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…è solo una partita di calcio vero, ma la gioca tutta la città…#finoalpalazzo

 

 

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24 ore

di Tonino Scala

Mancano 24 ore. 24 lunghe ore di attesa, di ansia, di passione, di tutto.

Tra 24 ore tutti in campo per quella che non è solo una partita di calcio. È di più, molto di più.

Ma con tutti i problemi che abbiamo pensi al pallone? Lo so che state pensando a questo. In quei pochi momenti di lucidità lo penso anch’io. Ma non sono lucido, navigo a vista e… non mi resta che pensare al pallore. Quella palla tonda che corre in un campo rincorsa da miliardari in mutande che la rincorrono per metterla nella reta.

Lo so, lo so, vedere una partita di calcio è come vedere un film porno e dire dai, cazzo e girala così, ma che stai facendo, e dai… cosa stai aspettando. Non mi venite a dire che son misogino, vi prego! I film porno son tutti girati dal punto di vista dell’uomo! È sbagliato, lo so, ma non sono qui per fare un’inchiesta sul porno, voglio parlare di pallone, l’unica certezza resta in un mondo incerto.

Perché dico questo? Perché sono un attento osservatore del mondo che mi circonda. Puoi cambiare partito, puoi cambiare uomo, puoi cambiare donna, puoi cambiare marca della pasta, del dentifricio, poi modificare i tuoi usi, le tue consuetudini, il caffè, sostituirlo con l’orzo, con il guaranà, ma non cambierai mai la squadra del cuore. C’è poco da fare la maglia è la maglia!

Il calcio è e resta l’unica consolazione quando non sai dove sbattere la capoccia.

È l’oppio dei popoli, ma a Napoli è qualcosa di più. È una sorta di religione poco laica che unisce e divide. Il calcio a Napoli è riscatto, è la conquista di un palazzo sempre troppo lontano oppure vicino, ma inaccessibile.

Mancano 24 ore dicevo, 24 ore alla partita più importante del campionato.

24 lunghe ore per 90 minuti di passione che non determineranno il campionato che è ancora lungo e speriamo ricco di sorprese.

90 minuti per una partita che quando l’abbiamo vinta, anche se abbiam perso lo scudetto, è come se lo avessimo stavinto con dieci punti di lunghezza sulla seconda.

Chi non ricorda quel 9 novembre del 1986. Il primo goal fu del danese non colorato, Laudrup, al cinquantesimo. All’epoca le partite le sentivo alla radio. Oggi, dopo  un primo risultato negativo, anche parziale, per scaramanzia o spengo la Tv quando sono solo e ascolto le urla dal bar di fronte, o vado in camera da letto quando mio figlio Giovanni soffre con me e aspetto con ansia le sue grida e le risate di mia moglie che pensa e talvolta lo dice: Voi non state bene!

Nel 1986 non era possibile vedere le partite in diretta tv e allora chiudevo la radiolina. Al cinquantesimo di quel lontano 9 novembre al chiusi. Fu Vicienzo ‘o juventino, mio dirimpettaio con le sue imprecazioni a farmi capire che Ferrario numero 5 storico degli anni 80 aveva fatto pareggiare il mio Napoli. Ricordo che non accesi la radio fino al “Ma vafangule” sempre di Vicienzo che annunciava il goal di Bruno Giordano a minuto 74. Ci credevo, riaccesi quella vecchia radiolina della Grunding e Volpecina fece il resto. Avevamo vinto a Torino iniziò il sogno che ci portò al primo scudetto.

Che anni! Se ci penso mi scappa la lacrima.

E vogliamo parlare del 3 a 5 a Torino dell’88? E parliamone!

Era il mese sempre novembre, il 20 la partita iniziò subito bene al terzo minuto con un goal di Carnevale. Poi una doppietta del brasiliano che più di tutti ho amato: Careca. La Juventus ha sempre sentito il peso di questa partita e al quarantottesimo con Galia e al cinquantacinquesimo con Zavarov accorciò le distanze. Si era riaperta la partita, per fortuna il brasiliano decise di regalarci una tripletta dopo soli tre minuti: altro goal. Poi due rigori, uno per parte uno messo a segno dal bravo De Agostini e l’altro a cinque minuti dallo scadere dal mitico Renica. Al ritorno ci diedero il ben servito i bianconeri al San Paolo con un 2 a 4.

Juventus Napoli è sempre stata una partita pesante, ricca di emozioni e di tante altre cose che vanno oltre una partita di calcio. Nella mia follia di meridionale, son sempre convinto che l’unità d’Italia non è avvenuta il 17 marzo del 1861 bensì  il 3 novembre del 1985 alle ore 15,57 quando Maradona in un San Paolo ultra gremito fece una delle sue magie su calcio di punizione al settantaduesimo . Che goal! In quel momento l’Italia non solo calcistica si unì. Fu una sorta di risarcimento per tutto il maltolto sottrattoci in 124 anni di soprusi! Soprusi che però che però son continuati e ancora continuano, ma vuoi mettere la soddisfazione!

Ma domani è un altro giorno e un’altra partita.

Sarri, il nostro comandante supremo è andato a Superga ad omaggiare la squadra del Grande Torino che il 4 maggio del 1949 si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della basilica che sorge sulla collina torinese. Mi piace, mi piace assai quell’uomo e non solo perché è leader naturale di una sinistra che non osa da tanti, troppi anni. Mi piace perché in questi anni a Napoli mi ha fatto vedere un gioco che non avevo mai visto. Vero chi segna vince, non è solo il bel gioco che fa vincere le partite, ma l’amore è amore e allora…

Mi interessa vincere, sarei ipocrita se dicessi non è la cosa più importante, ma ciò che realmente vorrei è vedere la squadra in campo così come è avvenuto in tutto il campionato fino a quattro, forse cinque domeniche fa.

Vorrei questo. Questo e nulla più!

Vorrei vedere il bel calcio che san fare due squadre di livello, una ricca ricchissima, l’altra forte, ma non opulente, grazie al gioco che il toscanaccio tifoso del Napoli è riuscito a costruire in questi anni.

Che vinca il migliore, se poi il migliore dovesse essere il Napoli che ben venga.

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QUASI NOVE ANNI FA…

Di Emilio Vittozzi

Come si racconta una morte? E una morte tragica? E una morte “per sbaglio”? E una morte di cui si vuol perdere la memoria?

Sono trascorsi, oramai, ben nove anni da quel “maledetto” 26 maggio 2009…

Petru Birladeanu è un trentatreenne di nazionalità romena che suona l’organetto-fisarmonica nella stazione di Montesanto della Cumana (la fusione dell’EAV sarebbe avvenuta anni dopo); accanto a lui la moglie Mirela che raccoglie l’obolo dei passeggeri meno distratti e più generosi. Han lasciato la Romania dove lui era un calciatore, il centravanti del Poli Iasi, la Serie A Romena.

 E’ martedì 26 maggio, quasi sera, fa già caldo. C’è ancora gente per strada. I bar vendono bibite più o meno fredde per fronteggiare l’arsura. C’è chi si affretta per prendere il treno della Cumana e chi per quello della Circumflegrea, chi la metropolitana e chi la funicolare. C’è chi entra o esce dalla accogliente Chiesa di Piazza Montesanto per una fugace visita alla Vergine: d’altronde è il suo mese…

Siamo nel centro di Napoli dove pullulano botteghe di ogni genere ed anche i ciottoli hanno una loro storia che gronda allegria e amarezza, frustrazioni e speranze.

Improvvisamente un commando di otto persone su quattro motociclette attraversa contromano via Pignasecca fino alla piazzetta della stazione. Sono sicari e sparano colpi a raffica in aria. E’ uno show, purtroppo già visto in altre zone della città, per il controllo del territorio.

Viene ferito alla spalla un ragazzo di quattordici anni e Petru, in due parti del colpo: alla gamba e al torace. Il fisarmonicista cerca riparo all’interno della stazione, insieme alla moglie. Dopo una prima caduta, rialzatosi, Petru ricade e lì rimane, vicino ai tornelli. La moglie invoca aiuto, la gente guarda, qualcuno fa fotografie… Rimane lì, muore dissanguato!

Era venuto in Italia per vivere in pace; l’ha trovata, solo che è quella Eterna…

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Intolleranza a 5 stelle

di Tonino Scala

Intolleranza a 5 stelle

Cosa non ti piace dei 5 stelle…questo per esempio!

Jacopo Jacoboni è un giornalista, segue da molti anni il Movimento 5 Stelle diventato il maggior partito italiano alle elezioni del 4 marzo. Ha studiato il fenomeno Jacoboni, l’ha fatto non solo sotto l’aspetto politico, ha approfondito la genesi e il controllo dello stesso. Lo fa ogni giorno dalle pagine de La Stampa di Torino, lo fa com’è solito fare un giornalista di quelli che studia, che fa inchiesta, che entra nei fenomeni, li analizza, insomma lo fa come si dovrebbe e come fanno in pochi. Lo leggo, lo leggo perché son curioso, non entro nel merito, sto provando a capire una cosa che per me, lo confesso, è complessa, molto complessa, grazie a lui ho capito il senso dell’algoritmo in politica. Iacoboni ha scritto un libro nella collana i Robinson / Letture per i tipi de la casa editrice Editori Laterza: L’esperimento – Inchiesta sul Movimento 5 Stelle. Un libro che sto leggendo dal mio kindle, un testo che mi sta facendo capire molte cose. È un saggio inchiesta che racconta come il movimento della democrazia dal basso sia in realtà controllato dall’alto di una srl. Fa una disamina accurata dell’evoluzione o involuzione, dipende dal punto di vista, del Movimento, un partito, sì perché di questo si tratto anche se con forme diverse dal Novecento, sia decollato grazie alla rivolta popolare per poi parlare anche con le lobby. Iacoboni, spiega, anche in un video interessante sempre sul quotidiano La Stampa, che il Movimento è frutto di un esperimento fatto da Casaleggio quando era amministratore di Webbegg, una società legata a Telecom se non erro. Tutto iniziò con un test in un’intranet aziendale costruendo meccanisti di formazione e consenso attraverso la rete interna. Poi l’avvento dei social che ha ampliato la platea su larga scala grazie anche al megafono Grillo. Questo in soldoni ciò che Iacoboni scrive da tempo e che possiamo leggere anche nel suo interessante libro. Perché parlo di Iacoboni in questa domenica di Primavera? Il giornalista è stato respinto all’ingresso di Sum02#, l’evento organizzato dall’Associazione Gianroberto Casaleggio a Ivrea. Inutile dire che con lo stile cui siamo abituati, di sicuro ci sarà qualcuno che dirà “ma le cose non siano andate così”… Presente al diniego anche il senatore M5s Emilio Carelli, ex direttore di SkyTg24 il quale, dopo aver assistito alla scena ha chiesto di farlo entrare come ospite. Inutile dire che la richiesta è stata nuovamente rifiutata. E Nuzzo? Ciò che ha detto Nuzzo, il giornalista che moderava uno degli incontri, dal palco, è la fake news!

Cosa mi fa paura del movimento? Questo: non accettare chi la pensa in modo diverso, dare patenti di moralità e di buona condotta a questo o a quello a seconda delle convenienze. So che il gesto in questione starà facendo gongolare ed eccitare i pasdaran, ma un movimento, il primo partito del nostro Paese non può comportarsi in questo modo, la democrazia è una cosa seria, la libertà di stampa pure, l’art 21 della costituzione, una grande conquista per l’Italia. Grazie a quell’articolo è nato il Movimento. Chi ricorda il libro La Casta? Pochi? Bene, andatelo a rivedere. Tutto nacque in quei giorni, grazie a quel libro inchiesta. Lì venne al mondo l’indignazione che portò il Movimento a costruire consensi, giusti sia chiaro. Pensate se non avessero dato ai due giornalisti del Corriere della Sera GiannAntonio Stella e Sergio Rizzo la possibilità di dire quelle cose…ci sarebbe il Movimento così come lo conosciamo oggi? Credo di no!

Bene ha fatto Enrico Mentana, invitato alla kermesse, a dire la sua. La risposta da parte di un militante in sala al giornalista di La7? “Abbiamo pessimi giornalisti, le notizie si danno complete”. Pronta la risposta di Mentana: “Abbiamo anche pessimi in platea. Ah, le notizie si danno complete? Grazie di avermelo detto, così ora che ho 63 anni lo so”.

Perché talvolta prendo in giro il Movimento, mi chiedono spesso amici che han scoperto il verbo grillino. Perché dovrei esternare altri epiteti per chi non ha ben in testa cosa sia la democrazia. Se questa cosa l’avesse fatta Berlusconi, cosa sarebbe accaduto?

Direte ma è stato un equivoco. Se l’equivoco lo fa il proprietario del movimento, lo ha fatto il Movimento. Le parole e i gesti sono importanti.

 

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Cinzia cantava le sue canzoni…

di Tonino Scala

Cinzia cantava le sue canzoni e si scriveva i testi sul diario per sentirli veri…

Ascolto alla radio questa canzone e la sento mia. Vero non mi chiamo Piero, non ho mai avuto nella vita una Cinzia, sì due mie cugine con le quali son cresciuto, alle quali son molto legato, ma quest’è un’altra storia, una storia d’amore e di passione per la musica che ti gira intorno quella che non ha futuro, quella musica che gira intorno a noi che abbiamo nella testa un maledetto muro. Non sono stato nemmeno stato al concerto di Bob Marley al San Siro in quel lontano 1980: il 27 giugno 1980 a San Siro. Fu un concerto come dire…totale. Gente accalcata, accaldata, eccitata venuta da Palermo, da Bari, da Napoli. Roma. La musica, racconta chi c’è stato, non si sentiva benissimo, ma il clima era stupendo, una grande energia si sprigionò nella città della Madunina. Come in tutti i concerti l’erba, anche se non la fumi, la fumi lo stesso! Chissà perché ogni qualvolta immagino quel concerto penso ad uno stadio a forma di canna, col fumo che esce come per le ciminiere di quel pezzo di triangolo industriale. Eppure il Meazza lo conosco bene, ma conosco bene anche i concerti! Ero troppo piccolo nel 1980, anche se l’ho vissuto quel grande evento nei ricordi, nei racconti di chi c’è stato per vero o per finta, ma poco conta quel concerto l’ho visto con la forza di quelle centomila fiammelle dove la musica correva sulla pelle di una generazione che sognava la Giamaica in quella Milano a 41 all’ombra con palme immense in strade vuote. Quegli idranti li ho sentiti sulla mia pelle tante volte, troppe volte così come il veleno di Cinzia, i suoi genitori che non accettano la storia con Piero e i suoi capelli serpenti neri di medusa Marley.

…e lo stadio era pieno…

Venditti continua a cantare Piero e Cinzia una canzone che racconta una storia vera quella di Piero un giovane meccanico di Roma, assomigliava a Marley. Aveva i capelli dei rasta, fumava marijuana. Venditti lo conobbe la mattina dopo il concerto, gli chiese un passaggio in macchina, al casello dell’autostrada e nel viaggio fino a Roma gli raccontò di Cinzia. Erano arrivati insieme a Milano, per Marley, per il concerto, ma una volta a San Siro lei si era dileguata nella folla, lasciandolo in lacrime. Venditti ci mise 4 anni per scrivere questa canzone che uscì nel 1984 nell’Album “Cuore”. Due anni dopo l’uscita di quel pezzo estiva che rievoca un concerto che mette dentro tutta l’atmosfera dei concerti che ognuno di noi ha vissuto nella propria vita, l’Antonello nazionale rivide Piero e seppe che grazie a quella canzone Cinzia aveva deciso di tornare con lui. Lessi questa storia su un giornale tantissimi anni fa e mi è rimasta impressa.

…partirono insieme, destinazione san Siro con tutto quello che avevano in tasca, un indirizzo sicuro…e lo stadio era pieno…

Quante volte son partito da casa senza soldi, vero non era in arrivo un figlio come per la Cinzia di Venditti. Scappato per conquistarmi come tutti i giovani la libertà che cercavamo nelle canzoni. Quanti amori consumati in un’estate che passava in fretta, troppo in fretta, ma che ritorna attraverso le canzoni come questa di Cinzia e Piero. Stasera mi sento come loro con un indirizzo sicuro a scrivere i testi sul diario elle emozioni per sentirli veri.

Canta Vendetti, canta in questa sera senza di primavera, mentre torno a casa e squilla il cellullare. È un messaggio un whatsapp di mio figlio: Stasera l’Hamburgher va bene? Cucino io….

…e lo stadio era pieno…

Anche il mio stadio stasera è pieno di emozioni e voglie. La voglia di rinchiudermi nelle mie quattro mura e cercare tra gli idranti degli affetti di vita l’arcobaleno.

Buona serata in una la notte ricca di centomila fiammelle dove la musica corre come un filo su tutta la mia pelle.

La sugna del Casatiello mi fa questo effetto eppure martedì ho mangiato l’ultima fetta…no era mercoledì, forse giovedì… ecco era venerdì, ora comprendo!

…e lo stadio era pieno come le mie arterie: bastaaaaaa

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4 aprile 1978… Goldrake arriverà e ci salverà

Goldrake arriverà e ci salverà …era il 1978, il 4 aprile, giorno del compleanno di mia nonna, il mio primo cartone robot stava per andare in onda. A dir la verità non ricordo se vidi già la prima puntata, so solo che quei disegni giapponesi cambiarono la mia vita di bambino. Capii, attraverso un semplice cartone animato, che nel mondo esisteva il bene e il male e che non bisognava aver paura perché il male perde sempre e nel caso in cui dovesse stare sul punto di vincere, tranquilli, arriverà Goldrake e ci salverà. Ho aspettato Goldrake in quella notte del 23 novembre del 1980 quando ci fu il terremoto dell’Irpinia, avevo paura, avevo vicino mamma e papà, ma volevo Goldrake mi dava più sicurezza. Oggi ho 43/44 anni, fino al 3 maggio ne avrò sempre 43, sono cambiate tante cose ed è rimasta una sola convinzione: il bene trionfa sempre! L’unica differenza rispetto a quel 4 aprile di 40 anni fa, è la consapevolezza di sapere che non sarà Goldrake a liberarci dal male, ho scoperto che non esistono liberatori ma popoli che si liberano. … va distruggi il male va alabarda spaziale… mille ali tu hai non arrenderti mai…

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Salvini, Di Maio, la mail e il casatiello di mammà

di Tonino Scala

Mi é arrivata una mail congiunta di Salvini e Di Maio. Non mi hanno chiesto di fare il ministro, volevano un fella di casatiello. Ho risposto come da mio costume: il casatiello non si nega a nessuno, la sugna fa bene al cervello e al cuore, entrambi importanti per governare il Paese, vi aspetto. Di Maio per arrivare a casa mia voleva prendere il bus, ma oggi non passavano: ha fatto l’autostop. L’han visto salire su un trerrote: lo guidava Tony Tammaro in persona. Salvini é arrivato in taxi dopo aver preso un catamarano extracomunitario ischitano. Sophie la mia cagnolina quando ha visto la Isoardi si é avvicinata, si é fatta accarezzare e vi giuro le ha detto in linguaggio canino leghista beneventano: ma comme faie a sta cu stu coso brutto! Dopo averlo assaggiato il casatiello Di Maio ha proposto il reddito di casatiellanza: un casatiello per tutti al di là del reddito; Salvini, anche lui preso dal rustico di mammà, ha immaginato una flax tax sui casatielli: a Pasqua aliquota unica su sugna, cicoli, uova, soppressata, salumi vari e farina…poi si é fermato e ha aggiunto…anche per analisi del sangue. Una scelta di buon senso, si aprono scenari interessanti davanti a noi. “Dateci un casatiello e cambieremo il mondo!” Han concluso così i due leader di partito con un comunicato stampa congiunto, mentre tutti abboffati si son fatti mezz’ora di sonno sul mio divano. Sophie continua a guardare fissa negli occhi la Isoardi, sembra, ve lo giuro, volerle dire: ascolta i consigli di un cane, cambia partito! Tutto questo mentre la Isoardi faceva i complimenti a mia moglie per suo marito, che sarei io, la quale rispondeva provata: sì, solo dopo i pasti. “Ho dato anche a pasquetta il contributo per il mio Paese” ho detto al medico di Villa Chiarugi al momento del mio ricovero. Ps Pizzarotti ha preso le distanze da questo post. Da casa Scala è tutto, a voi studio.

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PALESTINA LIBERA!

di Emilio Vittozzi

Sono aumentati a 15 i manifestanti palestinesi uccisi nei violenti scontri con l’esercito israeliano lungo la barriera difensiva tra Gaza e lo stato ebraico!

L’esercito israeliano ha calcolato in circa 17 mila i manifestanti che “stanno lanciando bombe incendiare e sassi”, mentre le televisioni di tutto il mondo trasmettono immagini pacifiche…

Gli scontri nei pressi del reticolato che divide Gaza da Israele, dove è in atto la ‘Marcia per il ritorno’ nell’ambito del ‘Land day’.

Migliaia sono i palestinesi in “sommossa in sei luoghi lungo la Striscia di Gaza, bruciando gomme, lanciando sassi alla barriera di sicurezza e verso le truppe israeliane che rispondono con mezzi di dispersione e sparando verso i principali istigatori, mette in pericolo le vite dei civili e le usa a fini terroristici, è responsabile dei disordini violenti e di tutto quello che avviene sotto i suoi auspici”.

L’esercito israeliano sottolinea di vedere “con grande severità ogni tentativo di far breccia nella sovranità israeliana o di danneggiare la barriera difensiva”.

L’esercito ha poi spiegato di aver “imposto una zona militare chiusa tutto attorno alla Striscia in accordo con la situazione in atto.

Con il rinforzo delle truppe, l’esercito, ogni palestinese che da Gaza si avvicina alla barriera di sicurezza con Israele metterà la propria vita “a rischio”.

Io ho un sogno: due Popoli, due Nazioni, quella ebraica e quella palestinese.

Viva la Palestina libera!

Per questo motivo oggi, vigilia della Santa Pasqua, mi sono recato al lavoro con il distintivo della bandiera palestinese vicino alla colomba bianca della Pace…

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Lou Reed, la pastiera di mammà e i consigli di Sergio Bruni

di Tonino Scala

Doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo…

Il ritornello di Walk on the Wild Side mi sveglia in questo sabato santo: sono le 6. Apro gli occhi, mi sgranchisco un po’ lo faccio ogni mattina. L’odore del caffè arriva nella camera da letto: mia moglie si sveglia sempre prima di me. Sgrano gli occhi, provo ad aprirli ancor più per aiutarmi ad affrontare questo giorno. Sulla sedia affianco al letto c’è un volto familiare, é lì che continua a cantare:

Doo doo doo doo doo doo doo doo

Ma tu sei…Lou Reed?

Sì, sono proprio io.

Ma tu non sei morto? Vuo’ vedè che so’ muorte pur’io!

No, tu sei vivo e io per questo sto qua.

Ma stesse m’briache!

Non mi parlare dell’alcool ti prego. San Patrignano é ‘nu scassambrelle son tre anni che mi ha vietato ogni cosa. Nemmeno lo spumante a capodanno!

Perché a chillatu munne festeggiate capodanno?

Sì e che ti credive cachera!

Cachera?

Sì é stato Totò a insegnarmi questo termine, mi piace assaie!

Devo mangiare più leggero la sera. Non è possibile, sto sognando – penso.

Non per sapere i fatti tuoi. Mi fa piacere vederti, la casa mia é casa tua ma…che ci fai qui?

‘A colpe è di Sergio Bruni?

Me staie mbruglianne ‘e file ‘ncape…che c’entra Sergio Bruni mo’?

Sergio Bruni e Toni Astarita mi hanno detto che la pastiera di tua madre non ha paragoni.

Ma mi vuoi prendere per culo e sabbato santo?

No, no chille Pino Daniele ha confermato, sulo Rogers Nelson ha detto che preferisce quella di zia Mena fatta con la crema.

Rogers Nelson? E chi é? Chi lo conosce?

Rogers Nelson…Prince…tu come lo chiami?

Aggio capite sfutte sfutte ‘e sfettute pure ‘mparavise vanne…

E noi ti aspettiamo…

Mi tocco, faccio i dovuti scongiuri e mi metto a ridere.

Vorrei assaggiarla. É possibile averne una fetta?

Lou belle do’ frate…dovresti saperlo che la pastiera a casa mia si mangia la domenica di Pasqua, se vuoi apro una colomba…

Nooo, la colomba no, quella Nilla Pizzi lei e la colomba bianca che vola mi ha fatto a guallera…si dice così?

Rido e faccio un cenno della testa per dire sì.

Vabbuó allora ripasso.

Quando vuoi…però potresti fare una cosa…

Cosa?

Nonna Gelsimina dovrebbe essere da te, da voi. Vai da lei a nome mio. Ti assicuro la sua era altrettanto buona, forse non vorrei dire, sarà il ricordo, la nostalgia, ma la sua aveva un sapore particolare. Fattela fare, sarà ben contenta.

Okey lo farò, a presto allora…

Lou…scusa mi faresti una cortesia?

Sì, certo.

Salutamela, delle un bacio da parte mia e se puoi falle conoscere Nino Taranto a nonna piaceva tanto una sua canzone: la caccavella.

Certo. Sarà un vero piacere.

Lue Reed si gira e si allontana mentre fischietta e canta: Said, hey babe, take a walk on the wild side and the colored girls go…Doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo.

Tutto questo paraustiello per dire che le feste son belle anche perché ti fan ricordare chi non c’é più. Buona Pasqua nonna Gelsomina ovunque tu sia spero tanto che Lou Reed ti faccia conoscere Nino Taranto e la sua caccavella che amavi cantare.

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