Buon Compleanno, Isabella!

“Cosa c’è nella padella

mmm che profumino,

fai assaggiare un pezzettino?

ma che bontà, ma che bontà,

ma che cos’è questa robina qua,

ma che bontà, ma che bontà,

ma che gustino questa roba qua,

ma che bontà, ma che bontà,

ma che cos’è questa robina qua,

ma che bontà, ma che bontà,

ma che gustino questa roba qua”

cantava così, nel 1977, la “Divina” Mina nella canzone “Ma che bontà”.

E questo pezzo potrebbe essere il leit-motiv venerdì 19 aprile quando la “Pizzeria Isabella De Cham” compirà 1 anno…

In Via Arena alla Sanità n.27 sarà festa per la miglior pizzaiola dell’anno 2017, Isabella, e la sua equipe, tutta femminile (a parte il simpatico Kikkotto).

E’ proprio nel cuore della Sanità, il quartiere dell’indimenticabile Totò, “Principe della risata”, dove esiste lo stupendo Palazzo Spagnuolo, che operano Isabella (dinamicissima Titolare), Imma (autentica “Regina delle due sale”, Maestra del servizio), Francesca, Aurora, Debora, Susanna, Alessandra, Ilaria, Ludovica e il già citato Kikkotto, unico maschietto.

Superato il mercatino popolare del Borgo dei Vergini, attiguo alla nota “Pasticceria Poppella”, c’è un ambiente moderno ed elegante, in bianco e nero, dove la pizza è sottile, leggera, non unta, senza odore di olio: la “Pizzeria Isabella De Cham” ha 35 coperti ed offre ben 17 tipi di pizza fritta: tradizionali, classiche ed aperte.

Un servizio impeccabile, veloce ma non invadente con l’alter ego di Isabella al piano superiore, Imma, che coordina tutte le dinamicissime collaboratrici in sala, mentre la titolare è in cucina coadiuvata da altre attivissime ragazze.

Il menù è un vero e proprio attacco al peso corporeo, al diabete, ai transaminasi & affini: pizza completa, classica, marinara, diavola, Nonna Carmela, Mammina, Papino, Donna Isabella, Zio Paoletto, Zia Nuna, Fratemo, Nonno Peppe, Alessandrina, Immarella, Genovese, Deborina, Mavi…

La birra proposta è intitolata ad Isabella ed è bionda o rossa; i dolci finali sono un inno alla dolcezza!

Un avventore, al mio fianco, rivolgendosi alla compagna seduta a tavola con lui, termina il pranzo con un estasiato “…E mò posso pure murì!”, che è un’affermazione estremamente significativa.

Credo che sia un’affascinante location per festeggiare assunzioni e quiescenze, compleanni ed onomastici, diplomi e lauree, fidanzamenti e matrimoni, previo prenotazione allo 081-18639669; o più semplicemente per un pranzo e una cena fuori dall’ordinario, sinceramente “in”…

 

EMILIO VITTOZZI

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La chiesa di Santa Luciella è stata riaperta

E’ STATA RIAPERTA…

Venerdì 5 aprile è stata riaperta la chiesa di Santa Luciella ai Librai, chiusa dopo il terremoto del 1980, situata in Vico Santa Luciella 5/6 a Napoli, proprio vicino al Museo delle torture.

Fu fondata da Bartolomeo Di Capua nel 1327 e divenne, successivamente, luogo di culto per la Corporazione dei Pipernieri, Frabbicatori e Tagliamonti che proprio a Santa Lucia affidavano la protezione della vista, messa a grave rischio dal proprio mestiere.

La chiesa dal 2016 è affidata all’Associazione Culturale “Respiriamo Arte”, fondata da 5 dinamici ed intelligenti giovani napoletani: avendo concluso la “messa in sicurezza” dell’immobile, l’associazione si impegnerà a trasformarlo in un sito museale, legato al MANN, attraverso eventi culturali e visite guidate (chi scrive ha ascoltato la pimpante Francesca, simpatica e preparatissima “Cicerone”!).

Nei sotterranei della chiesa è custodito il famoso “teschio con le orecchie”, autentica star dell’intera struttura, da cui i napoletani si recavano per rivolgergli le proprie preghiere, nella speranza che, ascoltandole, le portasse nell’aldilà: un vero e proprio messaggero tra il mondo dei vivi e dei morti.

Il ticket è di € 4,00 dopo la prenotazione a respiriamoarte@gmail.com o al 331/4209045 per il venerdì, sabato, domenica e festivi dalle 10,30 alle 18,00.

L’associazione cura anche l’apertura della Chiesa dei SS.Filippo e Giacomo in Via San Biagio dei Librai 118 (esiste un ticket unico per le due visite!).-

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’A sfugliatella

Chi non conosce il detto “Napule tre cose tene bbelle: ‘o mare, ‘o Vesuvio, ‘e sfugliatelle”? riportato, in bella vista, su tanta carta da involucro di pasticcerie?

E chi non ha mai sentito dire il più lusinghiero complimento ad una donna: “Signò, site bbella comm’a na sfugliatella”?

L’ultima fatica libraria di Renato Ribaud riporta questo ed altre curiosità dei dolci napoletani, dopo aver dato alla luce anche “’A tazzulella ‘e cafè” e “Cent’anni della pizza Margherita”, mentre è prossima l’uscita di “’A pizza”.

Ribaud, napoletano di Via Toledo, per “il Mattino” ha redatto, in oltre vent’anni, una rubrica quotidiana di eventi cittadini, firmando anche numerosi testi di satira di costume per il cabaret.

In quest’ultima sua opera Ribaud parla della nascita della sfogliatella, avvenuta nel Convento di Santa Rosa a Conca dei Marini (Salerno) nel 1600 circa ad opera di Suor Clotilde (delle Clarisse Alcantarine) in onore del Vescovo: così nacque la gustosa sfogliatella Santa Rosa…

Ribaud cita “Caflish”, “Pintauro”, “Cuori di sfogliatella – Ferrieri”, “Molinari”, “Carraturo”, “Bellavia”, “Attanasio”, “Leopoldo” e… “Scaturchio”.

Quest’ultima pasticceria è assai vicino al mio posto di lavoro, la Stazione di Montesanto “Petru Birladeanu” dell’ex Cumana, essendo in Via Portamedina 24 alla Pignasecca.

A pagina 53 c’è scritto “…Di queste ultime diventeranno i più stimati artefici, imponendosi con la loro bravura ad una vasta clientela. A tutt’oggi Armando, che appartiene alla quarta generazione dell’operosa famiglia Scaturchio, ne rinnova il prestigio mantenendo sempre alto il livello della propria pasticceria.”

Superando il dilemma sfogliatella riccia-sfogliatella frolla (che è un po’ simile a pizza al forno o pizza fritta /zeppola al forno o zeppola fritta), non svelando, neanche sotto tortura le mie preferenze (sic!), bisogna dire che superare lo scalino della “Antica Pasticceria Armando Scaturchio – dal 1903 – unica sede” e posizionarsi davanti alle vetrine colme di ogni genere di dolci è un vero e proprio colpo al diabete, al colesterolo, al peso del proprio corpo in generale…

Crostatine alla frutta, deliziose bianche o nere, bignè, pasticci all’amarena o al limone, cassatine, cannoli, zeppolone di frutta, tupella alla frutta, babà, pastiere ed altro ancora fra cui, ovviamente sfogliatelle ricce o frolle…

Stefania, Patrizia ed Annalisa attendono che il cliente scelga, Maurizio, Pino, Massimiliano e Maicol son pronti a porgerti un corroborante caffè, mentre la dinamica Marta sorveglia tutti dalla sua postazione “cassa”.

Il sarcastico Federico Salvatore in “’E sfugliatelle” così risponde al dilemma: “…latte, sèmmola e rricotta, ova, zucchero e ccandite… Riccia o frolla? Damme retta, tutt’’è ddoje so ssapurite!”.

Se Pintauro era stato indicato come il “Principe della sfogliatella”, io proporrei Armando Scaturchio quale “Artista del dolce”, in quanto abilissimo pasticciere vestito con mise coloratissime con tanto di cappello: chapeau, Armando!

Per l’Estate 2019 propongo una t-shirt al sorridente “Artista del dolce” recante la scritta “ Quant’è triste ‘a vita mia / si nun cè stà d’Armando ‘a pasticceria!”.-

 RENATO RIBAUD
“’A sfugliatella”
Adriano Gallina Editore
€ 10,00

EMILIO VITTOZZI

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CAMMAROTA SPRITZ – QUARTIERI SPAGNOLI

I “Quartieri Spagnoli” di Napoli sono una città nella… Città.

Il grande Raffaele Viviani ne parlò in varie occasioni, a cominciare da “Bammenella” (‘e coppe quartiere), portata al successo da Angela Luce, Mirna Doris, Fiorenza Calogero e cantata anche dalla Milanese Ornella Vanoni.

I “Quartieri Spagnoli”, per molti, sono sinonimo di “zona degradata ad alta presenza camorristica”, ma sono molto affascinanti da visitare, vicoli dove il sole a volte non entra, dove si respira una “umanità” variegata, di uomini, donne e bambini di ogni età, dove sui muri sono affissi immagini di San Gennaro e di Maradona, della Vergine Maria e di Pino Daniele, a testimonianza di una Napoletanità radicatissima.

Non bisogna mai lasciarsi fuorviare dai pregiudizi…

In Vico Lungo Teatro Nuovo c’è la famosissima “Nennella”, in Via Santa Maria delle Grazie a Toledo c’è “da Concetta”.

In questo caratteristico luogo a ridosso dalla centrale Via Toledo c’è “Cammarota Spritz” di Armando Cammarota in Vico Lungo Teatro Nuovo N.32 (si, a pochi metri da “Nennella”).

Il suo notissimo locale ha avuto una decisa trasformazione: da “vini ed olii” in un must dell’happy hour.

Le botti capovolte fungono da tavolini, situate all’interno e all’esterno di questo particolare punto di riferimento per molti…

Nella vineria vecchio stile, piccolo locale sempre sovraffollato (tanto che la gente si riversa all’esterno occupando completamente la strada antistante), Armando serve spritz, digestivi, vini e spumanti ad un pubblico molto variegato: turisti, studenti, abitanti del quartiere, spettatori del vicino “Teatro Nuovo”, avventori della rinomatissima “Trattoria Nennella” e della neonata “Trattoria da Concetta”.

Armando, infatti, con cordialità e allegria vi accoglierà nel suo regno per offrirvi un bicchiere di Fiano, di “Lacrima Christi”, di Falanghina o di Aglianico; non solo, potrete comprare bottiglie di vino e qui il vuoto è davvero a rendere, così come si “usava” una volta….

Vedrete che riportando la bottiglia vuota Armando vi farà una piccola attenzione!

Anche perché i prezzi sono ottimi, anche per vini di diverse zone al calice e per l’aperitivo che è accompagnato da tarallini e patatine.

Certo, ora dovrà sostituire i bicchieri di plastica, visto le ultime ordinanze comunali: ciò, però, non intaccherà nulla di Armando e del suo celebre “Spritz”.

A cui, nel lontano gennaio 2017, regalai una bandiera della Pace da installare sopra l’ingresso…

All’interno, il colore predominante è l’arancione.

Chi predilige l’arancione ha una grande vitalità, fiducia in se stesso, ottimismo e buonumore; ponderano le loro decisioni e denotano forza, onore e generosità.

Il colore arancione simboleggia la comprensione, la saggezza, l’equilibrio ed armonia interiore.

Ogni mossa di chi predilige l’arancione è gestita dalla ragione (Armando è così?).

Chi indossa indumenti di colore arancione ha un carattere gioioso, esprime buonumore e ottimismo.

Il colore arancione irradia calore e felicità, combinando l’energia fisica e la stimolazione del rosso con l’allegria del giallo.

Il colore arancione influenza fisicamente, stimola l’attività, stimola l’appetito, incoraggia la socializzazione (e ciò avviene da “Cammarota Spritz”…).-

EMILIO VITTOZZI

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LA “CIRCOLAZIONE”… DELLA CULTURA

Sabato 30 marzo è tornata la manifestazione dell’Associazione “Librincircolo” denominata “Bookmob – Scambiamoci un libro”.

L’obiettivo, come sempre, è quello della condivisione gratuita di libri.

A mezzodì, scandito dall’orologio del Convitto di Piazza Dante a Napoli, decine e decine di Uomini e Donne di ogni età si sono disposti in cerchio nella grande piazza e ciascuno ha passato il proprio libro “incartato” alla persona alla sua sinistra e ha preso quello che gli era stato consegnato dalla persona alla sua destra, facendo questo movimento per 20 volte, urlato dalle voci dei tantissimi presenti; i libri sono scorsi, così, all’interno del cerchio in senso orario e in maniera casuale, tutti “incartati” con il leit-motiv del tema prescelto dagli organizzatori: la Primavera.

Io ho “incartato” una copia di “Quella sporca dozzina”, il libro scritto con Tonino Scala, il cui ricavato è andato alle Vittime innocenti della camorra, che tante soddisfazioni mi ha/ci ha dato!

Basti pensare che, finora, ci sono state ben 20 “presentazioni”…

In questo cambio casuale, voluto dal fato, ho ricevuto “Il beneficio del buio” di Simona Carosella, giovane scrittrice e cantautrice napoletana.

Si dice che la “curiosità sia femmina”: non è affatto vero! Ho cercato di vedere chi avesse in mano il libro dalla copertina rossa opera del Maestro Valerio Iermano: era una giovane studentessa universitaria, bruna, occhialuta, accompagnata da un nugolo di altre studentesse napoletane, a cui, prima dello scioglimento finale della manifestazione, ho augurato “buona lettura”, io Autore del libro che aveva in mano…

In fin dei conti, se si riflette un attimo, è una manifestazione antifascista: gli uomini in camicia nera (in Italia), in camicia bruna (in Germania) erano solerti nell’incendiare pile di libri di autori a loro contrari: cattolici, socialisti, comunisti, omosessuali, futuristi, europeisti. Questa manifestazione, invece, è l’esatto opposto: dare ulteriore “vita” ad un libro, gratuitamente, senza motivi commerciali o partitici…

EMILIO VITTOZZI

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Caro Presidente ti scrivo… non archiviamo Dario Scherillo

Caro Presidente ti scrivo…

Oggi ho scritto al Presidente della Repubblica, l’ho sentito come un dovere morale. Di seguito la lettera:

Caro Presidente,
so che ha tanti impegni e chiedo umilmente scusa se scrivo e se non uso convenevoli, ma oggi non è un bel giorno. C’è il rischio che dopo 15 anni l’omicidio di Dario Scherillo venga archiviato nonostante ci siano tre pentiti che confermano esecutori e mandanti.
Presidente, Dario aveva 26 anni quando fu ucciso per errore, dalla camorra, il 6 dicembre del 2004, durante la seconda faida di Scampia.
Su questa storia ho scritto un romanzo e sceneggiato un film che in queste ore è nelle sale italiane il cui titolo è “Ed è subito sera”. Una pellicola di impegno civile, oserei dire didattica, indirizzata ai nostri ragazzi per far comprendere loro, quanto la camorra condizioni la nostra normalità, le nostre vite. Una pellicola fatta con pochi mezzi, dove tutti quelli che hanno dato il proprio contributo artistico, lo hanno fatto per mantenere accesa la memoria. Dopo tanti dinieghi per fortuna c’è stata la lungimiranza del comune di Albanella, un piccolo comune del salernitano dove fu arrestato Raffaele Cutolo, ha fatto sì che la storia avesse un set.
Faccio voti a Lei signor Presidente, alla sua sensibilità, alla sua onestà intellettuale, di intervenire. Lei può, Lei solo sa e comprende ciò che sta attraversando la famiglia Scherillo. Intervenga Presidente, a nome di tutto quella parte di Paese, la stragrande maggioranza, che chiede giustizia.
Presidente, una eventuale archiviazione ucciderebbe non solo Dario per la seconda volta, ma sarebbe un colpo anche ai tanti che in questi anni hanno alimentato la memoria e la speranza. E noi tutti, caro Presidente, abbiamo il diritto dovere di mantenere accesa la speranza.
Presidente la ringrazio in anticipo per quanto farà.
Tonino Scala

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“LA VINERIA SENZA CUCINA”

Una volta, vari anni fa, in tutt’Italia c’erano i caffè, le latterie, le drogherie, punto di riferimento e luogo di raccolta , soprattutto alla sera, dopo il lavoro.
I caffè dove, attorno ad un biliardo o ad un tavolino per il gioco delle carte, si alternavano operai e professionisti, giovani ed anziani, in uno spaccato di società autentico, senza fronzoli di nessun genere.
Molte sono le canzoni che narrano di questi ambienti: “Il Riccardo” di Giorgio Gaber è una di queste. O, sempre del Signor G, “Barbera e champagne”.
Le latterie non vendevano solo latte ma anche dolci, biscotti e cose simili ed avevano riservato un angolo del locale ai clienti più fedeli, per la lettura del giornale o per la partita di carte.
Le drogherie, ovviamente, non vendevano le droghe di oggi ma spezie di ogni genere: in questi locali dall’odore assai particolare c’era quasi sempre lo spazio per sedersi, leggere, giocare a carte.
Ora, in pieno 2019, questi locali sono quasi del tutto scomparsi; ne rimangono pochi, pochissimi, soprattutto nei piccoli paesi del Sud.
Era l’Italia che si riuniva attorno ad un tavolino sul finire della giornata; un’Italia che non c’è più scomparsa sotto televisori a colori in tutte le stanze della casa, smartphone, computer, tablet e con l’aggiunta del “riflusso nel privato”.

Domenica 10 marzo, in Piazzale Matteotti a Portici, vicino “Villa Savonarola” di Corso Garibaldi, sulle ceneri ancora calde del “Bar Vertigo”, è nato “La vineria senza cucina”.
Attilio è lo chef, Alberto gestisce la sala, Aldo è “super-partes” (nel senso che è un po’ tutto, un po’ niente, dandosi molto da fare con la sua innegabile affabilità): “Carissimo Emilio, questa è una bettola d’altri tempi. Attualmente ha 40 coperti che aumenteranno con la “bella stagione”, all’esterno. Sono previste “serate a tema” e musica dal vivo. E’ l’unico locale del genere a Portici e dintorni…”.
Nel frattempo, il locale si affolla: Attilio inizia a muoversi in maniera decisa, nonostante una musica di sottofondo piuttosto soft (ah, a proposito: a mio modesto parere, sarebbe il caso di mandare in onda solo musica soul, blues, medioevale, old west, new-age, country, “cantautorale” ma certamente né rock, né pop, né neomelodica, né rap, né hip-hop!); Alberto versa da bere a destra e a manca; Aldo, da buon Cicerone, mi mostra altri aspetti del locale.
“Emilio amabile – continua a spiegare – devi sapere che una volta il vino si beveva in scodella: le prime osterie erano luoghi dove si beveva vino sfuso. Successivamente si iniziò a trovare anche il cibo e ci si poteva fermare a bere e a fare due chiacchiere ma l’oste non forniva calici così ci si portava da casa la scodella. Spesso gli avventori la lasciavano in osteria dove, rigorosamente, non veniva mai lavata perché i grandi bevitori  si riconoscevano dai fondi rossi lasciati dal vino sul fondo della ciotola. Più i fondi aumentavano e più eri riconosciuto come un grande bevitore…”
Da dietro al balcone interviene Alberto che urla a me, facendosi sentire da tutti: “Tranquillo, Emì: noi le ciotole le laviamo!”.
Risate generali mentre salumi e formaggi iniziano ad apparire sui tavoli; il vino è spillato dalle botti o versato da bottiglie etichettate; taglieri di vario genere vengono (assai) apprezzati da tutti. E, poi, cicoli-ricotta, pane-e-genovese, pane-e-polpette, porchetta-e-friarielli…
C’è chi brinda ad un amore nato e chi ad uno finito, chi ad una squadra di calcio e chi ad un esame superato: da “La Vineria senza cucina” c’è sempre un motivo per brindare con dell’ottimo vino!

EMILIO VITTOZZI

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“Ed è subito sera” è un film importante

di Sandro Ruotolo

“Ed è subito sera” è un film importante. Esce il 21 marzo, il giorno che ricorda le vittime innocenti delle mafie. E quest’anno la manifestazione nazionale di Libera si terrà a Padova. Il film racconta una di queste vittime: Dario Scherillo. Nel film ci sono anch’io che interpreto il mio ruolo di giornalista perché per Rai Tre realizzai un reportage sulla guerra di Scampia e raccontai la storia di Dario. Noi non conosciamo i segreti di un’indagine, non mettiamo sotto controllo telefoni o pediniamo i sospettati. Quando accadono omicidi andiamo sul posto e dobbiamo contare soltanto sul nostro sesto senso. L’osservazione, i comportamenti dei familiari, il clima che si respira intorno alla scena di un crimine. Ricordo bene quel 6 dicembre 2004 quando fu ucciso a Casavatore, comune confinante con Secondigliano, Dario Scherillo. Erano i mesi nei quali imperversava la guerra nel clan Di Lauro, di Ciruzzo ‘o milionario, la faida di Scampia con decine di morti ammazzati, attentati incendiari, pestaggi dei familiari dei gruppi rivali. Ero a Napoli, inviato del Tg3, a raccontare quella guerra di camorra. La mattina dopo mi recai nella caserma dei carabinieri per capire i motivi dell’omicidio di Dario. Non aveva precedenti penali, non era ritenuto affiliato al clan. L’Arma era prudente, le indagini erano a 360 gradi e per questo motivo si tennero funerali pubblici. Mi misi sulle tracce dei fratelli di Dario, ci arrivai attraverso delle amicizie comuni. Mi bastò poco per capire che Dario era una delle tante, troppe vittime innocenti di questa guerra civile. Quando Pasquale acconsenti’ ad incontrarmi fu il primo indizio dell’innocenza di Dario ma poi i funerali furono la prova. Non li dimenticherò più e neanche Claudio Rubino, il mio amico operatore del Tg3, li dimenticherà. Claudio colse in quelle immagini il dramma di una famiglia per bene di Napoli. Quelle lacrime di un’intera comunità stretta intorno alla famiglia Scherillo impietrita dal dolore. Marco e Pasquale si fecero intervistare nel cimitero dove riposa Dario. Molti di noi napoletani abbiamo in famiglia o conosciamo familiari di vittime innocenti. Molti di noi hanno scelto di impegnarsi per disarmare Napoli. “Ed è subito sera” è dedicato proprio alla vita di questo giovane napoletano che la camorra uccise la sera del 6 dicembre 2004 senza chiedere scusa.

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Ed è subito sera…il trailer

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Ed è subito sera

Dopo la proiezione dello scorso 19 febbraio in anteprima mondiale al Los Angeles Italia film festival, l’anteprima nazionale alla Camera dei Deputati e la presentazione napoletana al Cinema Modernissimo, “Ed è subito sera”, il film sulla vita di Dario Scherillo, tratto dal mio omonimo libro e sostenuto dalla Fondazione Polis della Regione Campania e dal Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, il 21 marzo uscirà nelle sale italiane. A produrlo una giovane casa di produzione indipendente, la Pdr produzioni di Napoli. Nel cast Franco Nero, Gianluca Di Gennaro (che interpreta Dario Scherillo), il compianto Salvatore Cantalupo, Gaetano Amato, Paco De Rosa, Gianclaudio Caretta, Fabio Toscano, Stefania De Francesco, Simona Ceruti, Alfredo Nuzzo, Ciro Ceruti, Sandro Ruotolo, primo giornalista ad accorgersi che si trattava di vittima innocente di camorra, nei panni di se stesso. Girato interamente ad Albanella, nel Salernitano, il film narra la vita romanzata di Dario Scherillo, ucciso per errore dalla camorra il 6 dicembre del 2004 durante la seconda guerra di Scampia. Nella pellicola così come nel libro, la vita di Dario si intreccia con quella di altri due giovani, il figlio di un magistrato, suo amico, e con quella di un delinquente chiamato ‘o muccuso. Dà sfondo alla vicenda la normalità, il quotidiano della famiglia Scherillo, i sogni, i progetti, le speranze del giovane Dario. Ed è subito sera è il racconto tagliente di una Napoli indifesa in balia di spietati criminali, dove ad emergere è il forte senso di precarietà esistenziale di chi vive onestamente. Non si tratta del classico film sulla camorra, ma di una pellicola di impegno civile dove si “utilizza” la storia di una vittima innocente di camorra per raccontarle tutte, un ultimatum a riappropriarci dei quartieri, in mano all’antistato, e a difendere la nostra dignità calpestata. Un modo per far comprendere, se ancora ce ne fosse bisogno, come i poteri criminali possano entrare e condizionare la vita di ognuno di noi. Non a caso nel lungometraggio si incrociano le storie di tre famiglie diverse: quella di Dario (Gianluca di Gennaro), onesta e laboriosa, che vuole rinnovare i saloni della propria scuola guida; quella del magistrato De Martino (Franco Nero), che vuole mettere fine alla faida ed estirpare la camorra dalla città; e quella di un pavido boss in ascesa, ‘o muccuso (Paco De Rosa). Il film è stato girato interamente ad Albanella per smontare il luogo comune che, quando un innocente cade sotto i proiettili della camorra, si è trovato fatalisticamente nel posto sbagliato al momento sbagliato. Nella pellicola, anche la vicenda di Antonio Landieri, il 25enne disabile morto nel 2004 in seguito a una sparatoria in via Labriola, a Scampia. Il film, così come il romanzo, inizia e finisce nello stesso punto, attraverso un ragionamento serrato sui versi di Salvatore Quasimodo, cioè sta a noi spezzare il circolo vizioso della malavita e ripartire tutti insieme, come una vera e propria comunità interessandoci del bene reciproco, spezzando la paura e le catene dell’egoismo che chiudono la porta in faccia agli altri pensando così di essere al sicuro. “Ed è subito sera” è una pellicola di impegno civile, uscirà nelle sale italiane il 21 marzo, primo giorno di primavera, ma anche il giorno in cui si celebra la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Il film è dedicato non solo a Dario, ma a tutte le vittime innocenti di tutte le mafie e a Salvatore Cantalupo, il famoso sarto del film Gomorra, che, quest’estate, con la sua dipartita ha lasciato un vuoto incolmabile.

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