TEMPO DA LUPI…

E’ stata inaugurata giovedì 14 novembre, in previsione delle feste natalizie, la potente installazione di Liu Ruowang, che popolerà a lungo la centralissima Piazza del Municipio a Napoli, nell’ampio spazio che i lavori della metropolitana (Linea 1) hanno creato tra la Stazione Marittima e Palazzo San Giacomo.

La mostra, voluta dall’ex Assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele (a detta di tutti, il miglior Assessore delle giunte de Magistris!), consta di cento lupi in ferro e segna il grandioso ritorno dell’Arte Contemporanea in una piazza cittadina, per costituire nelle già citate festività una straordinaria attrattiva per cittadini e turisti.

E’ un’opera molteplice di impressionante effetto, che sgomenta ed inquieta: cento lupi (ognuno del peso di 280 chilogrammi!) che minacciano un solitario ed impotente guerriero in difesa, pronto all’impari lotta: l’Artista cinese intende così rappresentare la dura risposta della natura alle devastazioni compiute dall’uomo in ogni parte del mondo.

Kevin Coster ballava con i lupi… Questo guerriero verrà sbranato dai lupi…

Certo è che la mostra, dal primo giorno di installazione, è meta di cittadini e turisti che fotografano le belve e con esse si immortalano. In particolar modo, sono i bambini che, a cavalcione della bestia, sorridono alla macchina fotografica di mamma e papà.

Una mostra da vedere, parola di Emilio Vittozzi

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La rivoluzione si fa con le parole e… con le canzoni

 A volte basta poco per capovolgere usi, regole non scritte insite in una società che non ha voglia di mettersi in discussione se non a parole. Solo i processi rivoluzionari capovolgano gli ordini sociali. E di rivoluzione vi voglio parlare. Una rivoluzione gentile, semplice, cantata. Chi mi conosce sa il legame che ho con Bella ciao, ma non è di questo che voglio parlarvi. Vorrei raccontarvi un’altra storia. Conoscete lo Zecchino d’oro? La risposta è sì. Conoscete le canzoni che oltre sessant’anni accompagnano la nostra infanzia? La risposta, lo so, è sempre affermativa. Allora mandate a memoria questa favola cantata, perché è rivoluzionaria. Si chiama “Il principe blu”, è una canzone destabilizzante perché sovverte l’ordine, sconvolge i costumi e fa bene a tutti noi.

Mi spiego meglio.

La socializzazione primaria, che investe tutto l’arco evolutivo della personalità, è solitamente la più importante per l’individuo. Attraverso le fiabe, l’immaginario dei bambini è circondato e influenzato da rappresentazioni stereotipate che, interiorizzate, diventano veri e propri modelli di costruzione delle loro identità. Nelle favole, se riflettiamo insieme, c’è un problema che non sta nella scelta del sesso dei protagonisti, ma nella storia in sé. Provo a farmi capire meglio con una domanda: Le principesse delle favole possono essere ancora un modello di riferimento accettabile per le bambine? La risposta è no. Nella maggior parte dei casi la differenza di genere nelle fiabe si realizza tramite due figure: un principe e una principessa. Spesso la bella principessa di turno è ben lontana dall’essere la combattente attiva artefice del proprio destino, e si limita a dipendere dal principe per diventare una donna realizzata. Le fiabe quindi sono ben lontane dall’essere neutre e scevre da qualsiasi tipo di stereotipi, contribuendo invece a confermare, tramandare e riprodurre modelli sociali tradizionali e forti differenziazioni di genere. Questo perché in quel periodo storico era quello il sentire, era quello il ruolo che la società relegava alla donna. Oggi, per fortuna, non è più così, ma le favole, le fiabe, purtroppo, non hanno fatto ancora quel salto di qualità necessario.

Il principe blu, che parteciperà al prossimo Zecchino d’oro, mette tutto in discussione.

“Perché già l’ho capito che mi vuoi nel castello, per stirarti il mantello e spolverare il comò!”

In questo testo la rivoluzione l’han fatta Carmine Spera e Flavio Careddu partendo dalle favole, capovolgendole, descrivendo esperienze e percorsi intrinseci con un linguaggio simbolico e immediatamente fruibile: “Ora monto a cavallo e me lo sello da me e così vado al ballo anche senza di te!” Questa frase di per sé banale, introduce un elemento innovativo nel più antico strumento pedagogico, la fiaba, la favola: la dimensione relazionale in un’ottica d’interdipendenza e reciprocità. “Col mio bianco cavallo vado sola nel bosco, se t’incontro sei rospo, rospo ti lascerò!” Ed ancora: “Un vero principe sa trattarmi da principessa” E per chiudere: “Come ama se stesso deve amare anche me. Chiedo il giusto rispetto…” che vale più di mille altre cose. Bravi, un plauso a Carmine Spera e Flavio Careddu e alla vostra rivoluzione gentile fatta con le parole e con la musica.

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CARTO RAINBOW

di EMILIO VITTOZZI

Gli anziani sono accusati, da sempre, di non essere “teneri” con i giovani. A parte, ovviamente, le donne che usufruiscono della tenerezza di “Cuore di Mamma sua…” e “Cuore di Nonna sua…”. Secondo una certa mentalità ancora diffusa, la tenerezza è solo ed esclusivamente della donna.

Cosicchè con questo pezzo si vuol fare un piccolo capovolgimento di affermazione…

In un contesto di imprenditoria giovanile, dal 1° settembre 2018, in Corso Umberto I n.72 a San Giorgio a Cremano (NA), ha aperto i battenti “Carto Rainbow”, a cura di Emanuele e Martina, giovani fidanzati del luogo. Nonostante siano forniti di titoli di studio piuttosto importanti, i due hanno avuto l’idea di installare una cartoleria nella centralissima strada sangiorgese, in cui vendere tutto quello che occorre per la scuola e per l’ufficio.

In più, e ciò è una caratteristica del negozio, sono presenti i lavori di “Creazioni di Nonna mia”, tutti in bella mostra nelle vetrine del negozio, tutti assai apprezzati dai clienti…

In questo periodo, c’è solo l’imbarazzo della scelta: la Natività, il presepe, la renna, la candela, la ghirlanda, la pallina, tutti lavori rigorosamente realizzati a mano con lana colorata. Prezzi moderati per oggetti unici e personalizzabili.

Così come avviene per la Santa Pasqua, la Festa della Mamma, la Festa di San Valentino, per il battesimo, per la Prima Comunione, per la Cresima…

Una camminata non sarebbe male per nessuno che mi legge…

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È successo anche nella mia città…

È successo.

È successo anche a Castellammare.

È successo anche nella mia città.

È successo non nell’Alabama degli anni cinquanta, ma in una città di mare del terzo millennio, la mia.

È successo ad un bambino di dieci anni. Discriminato, umiliato da altri bambini solo perché di colore. Doveva accadere e non è la prima volta. Doveva accadere perché il mood del Paese è diventato questo alimentato da false paure, da chi ha alimentato l’odio. Da chi ha messo i penultimi, noi, contro gli ultimi. Da chi ha fatto della diversità non una ricchezza, ma lo strumento di lotta per aumentare angosce alimentando l’abomino generando mostri. Tutto questo per trovare consenso.

È successo così come la storia ci ha insegnato. Nei periodi di crisi il razzismo torna nelle sue vesti ideologiche e di consenso elettorale creando legame sociale, soprattutto tra i gruppi più indifesi, colpiti intensamente dalle politiche di austerità. Un legame che si nutre, soprattutto, di risentimento, di un “rancore socializzato” nei confronti dello straniero, visto quale usurpatore di diritti e di risorse esclusivi e, di conseguenza, come nemico.

È successo e quando accade sotto casa tua ti rendi conto che anche tu, il tuo mondo è parte di un mondo che ha perso la bussola.

È successo, purtroppo, e questo ci deve far aprire gli occhi. Altro che buonismo, è il buon senso che è mancato e che deve tornare, così come il rispetto per gli altri che è rispetto per noi stessi. Non è il colore della pelle che ci fa diversi, ma l’ignoranza mista a chi getta la benzina su un fuoco che arde in un Paese

La discriminazione non esiste finché non ti colpisce direttamente. Finché non ti rendi conto che anche casa tua è piena di virus. Quando la discriminazione ci colpisce direttamente sentiamo che si tratta di un abominio, una malattia della mente e del cuore che crea differenza e distanza.

È successo e non possiamo stare con le mani in mano. Dobbiamo fare tutti, nessuno escluso, la nostra parte.

 

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Quel che inferno non è… Pastorale Vesuviana

di Tiziana Esposito

Pastorale Vesuviana è un libro potente, doloroso, che tu definisci volutamente senza speranza.Io però la luce ho voluto vederla tra le pagine, nella gallina scambiata per la tessera di un partito che si sforza di essere di sinistra,in un ragazzo che crede nella cultura e si appoggia al braccio del padre, in un santo che entra alla Fincantieri, che,da sempre, per me, è l’immagine più bella della processione.

Da insegnante farò notare ai miei studenti la durezza dello stile e delle immagini e li farò riflettere sui mali della nostra terra ma, al tempo stesso, da insegnante,sento il dovere di insegnare loro la ricerca del bene anche dove non sembra esserci.

Il famoso “quel che inferno non è ” di calviniana memoria.

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Un piccolo esercito di vinti che campa arrangiandosi, seppure con grande fierezza – Pastorale Vesuviana

di Pierluigi Fiorenza

Un piccolo esercito di vinti che campa arrangiandosi, seppure con grande fierezza. Vinti dal malaffare, criminalità, dalla mancanza di lavoro e soffocati dall’indifferenza. Vite ricche eppure miserabili della gente del Sud che sogna, spera, si illude e poi è costretta a capitolare davanti all’apparir del vero. Persone comuni che combattono eroicamente per affermare la propria dignità in un mondo che sembra non accorgersi di loro. Invisibili agli occhi degli altri ma con tanta voglia di manifestare la loro presenza, fatta di tanta precarietà e altrettanta dignità.

In “Pastorale vesuviana” Tonino Scala racconta stralci di vita di gente comune, come Rosario il fuochista che combatte la sua personale guerra contro la cementificazione selvaggia, oppure della triste Dolceremì, abusata prima dallo zio e poi dal suo capoufficio, che è costretta a concedere il suo corpo per veder riconfermato il suo non faraonico contratto a tempo. Ancora di Peppe o vichingo, boss della malavita, che pur avendo una moglie bellissima non riesce a soddisfarla per un ammutinamento del suo lui moraviano.

Nella galleria dei nuovi vinti ci sono anche due ragazzi di colore che sognavano un avvenire migliore in Italia e che invece incontrano solo rancore e delinquenza da cui scappare verso una terra che sappia accoglierli e dove integrarsi realmente.

E ancora la storia di di Mimmo l’operaio Fincantieri che lotta disperatamente per non perdere il lavoro o ancora di Tonino che ha abbandonato Torre Annunziata per rincorrere un avvenire migliore al Nord.

Infine come non segnalare il dibattito politico che scaturisce in una sezione di Sinistra e Libertà per la presenza di una gallina?

Allora si apre tra i pochissimi iscritti un dibattito surreale, impietoso, che però la dice lunga sul livello di crisi della Sinistra italiana.

E sullo sfondo troviamo, come in quasi tutti i libri di Tonino, città bellissime ma profondamente violentate come Castellammare e Torre Annunziata col loro carico di dolente umanità in fuga forse anche da se stessa.

Una volta Torre e Castellammare dettavano legge in materia turistica con una vivace dolce vita tra le sponde del Lido Azzurro e le pinete delle Terme stabiane e ora, invece, sono state declassate al rango di Cenerentola.

Tanto spreco di bellezza ovviamente genera un buco economico difficile da colmare e che, anzi per riflesso, crea un profondo malessere generazionale per le occasioni perse e per aver dilapidato un patrimonio paesaggistico e artistico.

Da contraltare alle pagine delle vicende raccontate ci sono citazioni di articoli sul disastro napoletano e del suo hinterland con una camorra spietata che spara a tutto spiano, con la disoccupazione galoppante che supera il cinquanta per cento, per la fuga dei cervelli con la meglio gioventù campana che va ad arricchire altri paesi, insomma su un mondo che va inevitabilmente a rotoli.

E vediamo come se la passa Mimmo, operaio della Fincantieri.

Tonino Scala dà voce all’eterna lotta tra bene e male dove i confini sono così labili da essere cancellati insieme al silenzio delle nostre coscienze dove solo poche anime si ribellano. E quando lo fanno sono costretti a compiere gesti estremi.

Sembra che dalle nostre città siano scomparse le tracce di una bellezza millenaria insieme al suo apparato produttivo, tipo Deriver e Cirio, ma se scompare tutto alla fine cosa ci resta?

Tonino Scala, Pastorale vesuviana, Utopia edizioni

 

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Juve Stabia-Salernitana, il derby visto da due scrittori, Tonino Scala, gialloblù doc, e Corrado De Rosa, dal DNA granata

I due scrittori campani raccontano le proprie opinioni su questa partita, attraverso aneddoti e loro riflessioni “calcistico-letterarie”, lasciando trasparire la vena e l’essenza del vero sostenitore della squadra del cuore

da Domenico Ferraro – 20 novembre 2019

Juve Stabia-Salernitana è il “Derby”, quello con la “D” maiuscola per due sodalizi calcistici dalla storia ultracentenaria. Ben si adattano i versi del poeta romantico inglese John Keats, autore di “Ode su un’urna greca” che recitavano “Qualcosa di bello è una gioia perenne. Essa mai si tramuterà in qualcosa di poco valore”, per descrivere l’attesa e lo spettacolo che la “partitissima” di sabato al “Menti” saprà riservare in campo al cospetto delle calde tifoserie, dove al centro c’è la passione per il calcio, già superbamente narrata da Nick Hornby nel romanzo “Febbre a 90”. “il Gazzettino vesuviano” ha proposto un “gioco letterario-calcistico”, intervistando alla vigilia della sfida due noti scrittori, tifosissimi delle rispettive squadre, uno di Salerno e un altro di Castellammare di Stabia, che hanno squisitamente raccontato per i nostri Lettori il “derby” da loro vissuto attraverso un medesimo set di domande.

Si tratta di Corrado De Rosa e Tonino Scala. Corrado De Rosa, di professione psichiatra, ha scritto nel 2016 un saggio sul calcio dal titolo “L’allenatore sul divano – psicologia minima di un tifoso di provincia”, inoltre nel suo ultimo thiller-noir “L’uomo che dorme”, ambientato a Salerno, il personaggio protagonista, Antonio Costanza, è un dottore, fan sfegatato della Salernitana, alle prese con un misterioso caso di delitti ad opera di un serial killer.

Da contraltare gli fa Tonino Scala, anche politico e consigliere comunale a Castellammare, autore di vari romanzi e saggi, alcuni di temi calcistici legati alla Juve Stabia, come “Quando i sogni iniziano con la B”, per celebrare la promozione in cadetteria delle Vespe nel 2011 dopo 61 anni di assenza, e “Calcio d’amore”, dove la passione per il calcio si intreccia con il sentimento amoroso. Ne è nato uno spaccato tutto da gustare, per parlare di calcio in modo spassionato e divertente.

Per continuare a leggere mi sembra giusto andare su Il Gazzettino Vesuviano cliccando qui

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Pastorale Vesuviana a Castellammare. Tanta gente ieri alla Mondadori per il nuovo libro di Tonino Scala

Giallo dai raggi di un sole non ancora spento, è il prato d’ottobre. Fresca l’aria del mattino riscaldata dal tepore di un giorno che muore prima. Ottobre, mese di passaggio, di odore di castagne al forno, di ulivi appena colti, di funghi porcini che danno un sussulto agli animi, di grappoli d’uva pronti per diventare vino. Amo ottobre e il suo dolce far tutto zitto zitto in mezzo al mercato della vita. Inizia così Pastorale vesuviana, il nuovo libro di Tonino Scala è stato presentato ieri alla Mondadori di Castellammare, in una sala gremita e agguerrita. Tante le domande, tante le non risposte per un territorio che di risposte ne avrebbe bisogno, durante un dibattito denso e inteso che il libro ha scaturito. Il politico scrittore stabiese torna a rendere protagonista la città, il comprensorio vesuviano e lo fa con una struttura ad incastro dove i tanti protagonisti, le loro storie ordinarie, come in un puzzle , diventano la pastorale di una terra complessa come quella dell’intera area vesuviana. “Senza speranza alcuna” è il fil rouge che accompagna le vite dei protagonisti di questo romanzo corale. Pagine crude e veriste, ma a tratti surreali in una disumana umanità che scorre. Un affresco romantico, e nello stesso tempo disperato, che racconta la quotidianità di un giorno come tanti di un caldo autunno alle falde del Vesuvio. La pastorale di una terra tellurica raccontata attraverso la vita di Rosario che conduce una battaglia isolata contro la lobby del cemento, di Tonino che ha deciso di abbandonare la sua Torre Annunziata, di Mimmo un operaio disperato di Fincantieri, di Dolceremì donna con gli occhi tristi come un cartone animato, di due ragazzi di colore che affrontano il loro viaggio di vita e di tanti altri. Storie ordinarie che s’attorcigliano con gli avvenimenti, le cronache di un lembo dimenticato e diventano storia. Un ramo di un pezzo di provincia dimenticato dove un santo, una gallina e un comunista legato alle sue liturgie s’incontrano, si scontrano con la dura realtà e di un sud che suda. Un prima lettura del testo, che si legge con grande facilità, dà l’idea che non ci sia speranza alcuna, nemmeno in chi lotta visto l’epilogo e in chi fa diventare la discussione su una gallina una questione di “Stato”. Di fatto è così, non c’è speranza in queste parole, ma l’autore con un testo crudo prova a dare come spesso accade nella sua prolifica letteratura, a tracciare solchi di speranza per il lettore. La Pastorale di Tonino Scala è una emozione in crescendo per chi vive questa terra come la vive lui, per chi ha un rapporto di “odi et amo” e vede il sud come madre e nello stesso tempo matrigna. Il testo trasuda di emozioni, i cazzotti arrivano e come se arrivano. E fanno male, molto male, le parole restano sulla pelle, ma nello stesso tempo scavano ed entrano nell’io più profondo.

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Pastorale Vesuviana. Il romanzo corale di Tonino Scala

di Marina Indulgenza – 15 Novembre 2019

Storie ordinarie che si intrecciano con gli avvenimenti e le cronache di un lembo di terra dimenticato

Recensione pubblicata da èCampania che potete leggere a questo cliccando qui ECampania

In un mese di ottobre che è appena iniziato ma che sa di giugno, in quei paesi della fascia vesuviana dove non esiste soluzione di continuità, si sfiorano e si intersecano le vicende di una serie di personaggi – apparentemente distanti tra loro per cultura, età, estrazione sociale – che invece condividono e combattono lo stesso senso di disperazione, di precarietà e di insoddisfazione.

Tonino Scala in “Pastorale Vesuviana” (Utopia Edizioni), con un linguaggio diretto, dai toni crudi e fin troppo “realistici”, ci sbatte in faccia, come uno schiaffo o un pugno allo stomaco, le esistenze di chi ha perso la speranza e si trascina in un mondo in cui “lo strano, spesso, si confonde con l’ordinario”, un mondo in cui i ruoli si sovvertono ed essere vivi sembra quasi una condanna da espiare per chissà quale colpa.

Un mondo dal quale i più coraggiosi – o i più pavidi – fuggono a gambe levate prendendo quel treno che attraversa un nord che in realtà è pieno di sud, un treno che corre “mentre il Paese pensa al federalismo fiscale, all’autonomia differenziata, ai tagli alla sanità, ai migranti”.

Così, all’ombra di un silente Vesuvio, il gigante dormiente pronto a esplodere come una bomba a orologeria, l’autore ci conduce in un viaggio narrativo che attraversa Boscoreale, Terzigno, Torre Annunziata, Castellammare di Stabia, dove incontriamo Rosario, ultimo erede di una famiglia di fuochisti dal destino segnato; l’insonne Mimmo, che sta per perdere il lavoro e ha una famiglia da mantenere; Peppe ‘o Vichingo, spietato boss della camorra dagli evidenti problemi di erezione; Salvatore il latitante, colpevole di aver creduto al sistema meritocratico della malavita; Saverio, l’ultimo dei comunisti; Alì e Simon, vittime del caporalato, “conviti che la loro pelle sia nera per le inculature che la vita gli ha dato”; Anna, detta Dolceremì, laureata precaria dagli occhi tristi, cresciuta troppo in fretta per colpa di uno zio orco.

Sono tutte anime di una terra difficile, a tratti disumana, impoverita; anime verso le quali non possiamo non provare empatia perché le loro vite sono quelle delle persone che incontriamo nel treno, al mercato, in fila alla posta.

Tra loro, poi, ci sono quelli che scelgono di non farcela, schiacciati da un peso troppo grande; quelli che si affidano all’intercessione del Santo Patrono, perchè il divino riesce lì dove l’uomo non può; e quelli che, in qualche modo, resistono, perchè il fresco dell’autunno prima o poi arriverà e porterà, finalmente, un po’ di sollievo.

Tonino Scala (Krefeld, Germania, 1974) è scrittore, sceneggiatore, giornalista pubblicista e politico. Sposato, due figli, scrive per non andare in analisi. Ha collaborato e collabora con molte testate giornalistiche., ha fondato Sinistra e Mezzogiorno, già Presidente della Commissione Speciale Regionale Anticamorra, è autore di diversi saggi, romanzi e libri di narrativa per ragazzi. Da “Felicissime Condoglianze” è stato tratto un lungometraggio con la presenza di Sandra Milo. Il suo ultimo romanzo “Ed è subito sera”, la storia di Dario Scherillo vittima innocente di camorra, è diventato un film di cui è sceneggiatore, che vede Franco Nero tra i protagonisti.

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“Lui é me”…Pastorale Vesuviana

 

di Giusy Somma

“Lui é me” diceva Catherine di Heathcliff in Cime tempestose, in una disperata dichiarazione d’amore, consapevole di non poter stare con l’unico uomo che veramente amava e contemporaneamente di non poterne fare a meno. Un odi et amo proprio come quello di Tonino Scala. Tonino e la sua terra. La nostra terra. I suoi personaggi siamo noi. Noi e la nostra terra.

In questa pastorale Tonino è me, Tonino è tutti noi che siamo nati, che viviamo in questa terra vesuviana e che abbiamo un briciolo di cervello e di buon senso attraverso i quali non possiamo far altro che amarla e odiarla questa terra. Questo testo è l’ennesimo sfogo dell’autore, potrebbe sembrare senza speranza, come lui stesso dice, ma se fosse davvero così non ci avrebbe perso tempo, non ci avrebbe perso giorni e notti per vomitare fuori questi suoi pensieri, questo suo grido di disperazione si, ma anche di attenzione, di aiuto e di ennesima speranza, perché quella non ce la puoi togliere, noi vesuviani teniamo sempre una nottata da far passare ed è più bello farla passare insieme a Rosario, Mimmo, Saverio, Dolceremì e tutti i personaggi che l’autore ci porta a conoscere, perché, forse, insieme un poco in più impariamo a conoscere quest’anima vesuviana!

Non ve lo perdete questo appuntamento!

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