Felicissime Condoglianze dal 2 nov. al cinema

Posted in Libri | Leave a comment

Il Trailer di Felicissime Condoglianze il film tratto dal libro di Tonino Scala

Posted in Libri | Leave a comment

ALL’OMBRA DEL CAMPANILE DEL CARMINE: ARTE E MESTIERI TRA IERI, OGGI E DOMANI

di Emilio Vittozzi

La Giornata FAI di domenica 15 ottobre era incentrata nella zona di Piazza Mercato con visite alla Basilica del Carmine, alla Chiesa di San Giovanni a mare, alla Chiesa di Sant’Eligio, alla Chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato, all’Istituto Isabella d’Este Caracciolo, al Consorzio Antico Borgo Orefici, al Museo Storico della Moda e del costume teatrale.

A mio modesto parere quest’ultima tappa meritava una sosta non fugace…

Così ho visitato l’antica sartoria cine-teatrale di Vincenzo Canzanella in Piazza Sant’Eligio n.7 per entrare in un mondo fatto di… stoffe, bottoni, cappelli, abiti da sera, abiti storici, divise, scarpette degne di una Cenerentola senza tempo e senza età, gilet, cravatte, oggetti di scena.

A far da “padrone di casa” il garbato Vincenzo Canzanella nel museo vero e proprio mentre nel reparto degli abiti il “Cicerone di turno” era il gentile Davide, figlio del titolare: entrambi propensi a rispondere alle varie domande dei visitatori, a posare con loro in foto- ricordo.

Il Museo, unico nel suo genere, offre, infatti, a tutti la possibilità di passeggiare tra abiti serviti per opere liriche, rappresentazioni teatrali, spettacoli musicali, film: registi e costumisti di tutto il mondo attingono agli oltre 15.000 abiti dell’atelier.

Tra questi, abiti indossati da Claudia Cardinale, Rita Pavone, Mina, Patty Pravo, nell’Enrico VIII, ne “Il Gattopardo”, nell’”Aida”, nella “Norma”, ecc. ecc…

Affidarsi alla rinomata “Sartoria Canzanella”, di Vincenzo e figlio, significa indossare costumi nati dalla passione, dalla dedizione, dalla cura dei dettagli e dall’amore del particolare di oltre cinquant’anni di esperienza; non è difficile incontrare tra gli stands le studentesse dell’Istituto Isabella d’Este Caracciolo di Via Giacomo Savarese, con cui c’è un autentico feeling con la sartoria.

E poi artisti vari, sarti, costumisti, pittori, ballerini, scrittori, semplici curiosi tutti con il naso all’insù, ad ammirare tanta… bella roba, che ti porta in un mondo “fatato”, dove si respira la polvere del palcoscenico…

Polvere di stelle alla “Sartoria Canzanella”…

I migliori Auguri a don Vincenzo ma, soprattutto, al suo successore, il signorile Davide!

Chi mi legge, se può, faccia un salto qui: non se ne pentirà…

Parola di Emilio Vittozzi

Posted in Eventi, Recensioni, Riflessioni, Senza categoria | Leave a comment

Ammore e Malavita, il festival degli stereotipi che me piace assai

di Tonino Scala

Ho finalmente visto Ammore e Malavita, l’ultimo film-musical- action-sceneggiata dei Manetti bros i due registi romani che sembrano due napoletani. Ironico, surreale, dissacrante, una sorta di action-movie che si fonde con la sceneggiata. Un film piacevole dove si denota un divertimento corale dalla scrittura alla realizzazione di una pellicola particolare, tutti quelli che hanno partecipato a questo prodotto ben fatto si son fatti una panza di risate, divertendosi come matti, di questo son certo. Bravi i fratelloni della capitale, bravi gli attori, straordinarie le musiche. L’atmosfera è quella dei film anni settanta, quelli che ancora oggi vediamo sulle emittenti locali, con più ironia e meno serietà: una pellicola che non si prende sul serio, proprio questa è la sua forza. Non è il seguito di “Song ‘e Napule” anche se gli attori sono gli stessi. Come nell’altro film la musica fa da padrona, ma Ammore e Malavita è un musical, anzi una sceneggiata rivista e corretta in salsa americana con gli odori, i sapori del Vesuvio. Come già detto il film, è di genere, ma in chiave 2.0 e riesce a dare dignità artistica a una cinematografia regionale che ha fatto il giro del mondo. Il disegno è chiaro, sin dall’inizio, il contrabbandiere che continua, con il motoscafo, a contrabbandare non più sigarette, ma botti. I colpi di scena, tanti, seguiti o preceduti da canzoni. Una miscellanea che fonde Antonio Buonomo figura storica della canzone napoletana con Raiz, Ivan Granatino con Franco Ricciardi e Pino Mauro, il “grande” Pino Mauro, figlio di un genere oramai scomparso al quale i due fratelli han voluto ispirarsi. I Manetti son riusciti a riportare le canzoni di giacchetta, la sceneggiata, all’action, in una sorta di festival dello stereotipo che diverte assaie. Lo han fatto usando l’arma del grottesco, dell’ironia, prendendo in giro non i film napoletani ma quelli che pretendono di essere di qualità solo perché hanno un ricco budget ed incassano fior fior di quattrini in tutto il mondo. Come a dire a Napoli queste cose le facevano negli anni settanta non avete inventato nulla.

Continue reading

Posted in Recensioni | 1 Comment

Incontro con l’autore

 

 

INCONTRO CON L’AUTORE

Il Centro Sociale Polifunzionale di Portici, sito in Via Benedetto Croce, ha organizzato Domenica 15 ottobre 2017, alle ore 17.00, la Manifestazione “Incontro con l’Autore”: Emilio Vittozzi intervisterà lo Scrittore Tonino Scala, la cui ultima fatica libraria, “Felicissime Condoglianze”, è divenuta un film che uscirà in tutte le sale italiane a partire da giovedì 2 novembre (e mai data è stata più adeguata…) Al termine dell’intervista, un sobrio buffet e la vendita autografata di libri di Tonino Scala (attualmente il totale supera i 30 titoli!).

 

 

Posted in Libri | Leave a comment

Felicissime condoglianze il film tratto dal mio libro

Posted in Libri | Leave a comment

Il Trailer di Felicissime Condoglianze il film tratto dal libro di Tonino Scala il 2 nov. al cinema

Posted in Libri | Leave a comment

Trattoria “da Concetta”

E’ stata inaugurata domenica 10 settembre, alla presenza (anche) del Sindaco di Napoli, nel “cuore” dei Quartieri Spagnoli a Napoli, la Trattoria “da Concetta”, nata dalla costola della più famosa “Nennella”.
Ciro e Gaspare, con le rispettive mogli, hanno dato vita a questa nuova attività culinaria che vorrebbe divenire un punto di riferimento per gli amanti della cucina tradizionale napoletana.
In Vico Santa Maria delle Grazie al numero 6, quindi, c’è un piccolo accogliente locale il cui colore dominante è il turchese, in un’atmosfera serena pur essendo a due passi da Largo Berlinguer-Via Toledo.
Il menù prevede antipasti di terra, antipasti di mare, primi piatti, secondi di terra, secondi di mare, insalatone, contorni, dolci, frutta, vini.
Osservando i piatti dei vari clienti, si riesce subito a capire cosa è più richiesto: i vermicelli alla Nerano, il risotto alla Concetta, i mezzanelli allo scarpariello per i primi piatti; baccalà alla Concetta, polipo alla brace, alici fritte e frittura di paranza per i secondi di mare; il tiramisù alla banana per i dolci.
In cucina, a supportare il valente cuoco Antonio, Concetta e Susetta; a servire a tavola, agli ordini di Gaspare, Davide e Claudio.
Ciro è la “stella nova”, in quanto, essendo impegnato con la trattoria “Nennella”, appare quando può, proprio come quelle stelle dotate di grande luce ma che appaiono e scompaiono all’occhio di chi le guarda.
I clienti che si siedono ai tavoli quadrati in legno turchese provengono da ogni dove: ci sono italiani e no, romani e fiorentini, napoletani dei quartieri popolari e quelli di zone altolocate. Non mancano quelli che prima andavano all’altro locale e che ora, per stima nei confronti di Gaspare, si annoverano fra quelli di “Concetta”. Ma tutti, e sottolineo tutti, ribadiscono che non c’è stata frattura con “Nennella”, solo un’apertura di un altro locale, seppur poco distante.
L’ambiente è arredato con i tipici ninnoli napoletani: San Gennaro, ‘o scartellato, ‘o cuorno, ‘o fierre ‘e cavall, ‘o munaciello…
Il cibo è ottimo; il rapporto qualità-prezzo molto più che soddisfacente.
Andate “da Concetta”: è un consiglio di Emilio Vittozzi
Posted in Recensioni | Leave a comment

“BIANCOMANGIARE” – cucina e cantina -

Giovedì 21 settembre (Festa di San Matteo Apostolo, Patrono della Città di Salerno) si è inaugurato “Biancomangiare” – cucina e cantina – nato sulle ceneri ancora calde de “La Vecchia Cantina”.
In Via San Nicola la Carità 13/14 a Napoli c’è, dunque, una nuova-vecchia trattoria popolare, tipicamente napoletana. Tutto nuovo, tutto bello, tutto funzionale che ha preso il posto della “arte povera” della vecchia struttura culinaria.
Le mura sono quelle dove nel 1800 c’era la torrefazione del “Caffè Greco”, un prodotto assai rinomato all’epoca; in seguito i locali divennero un’enoteca, grazie alle mura spesse atte alla conservazione del vino.
Da circa 10 anni la gestione è affidata a Mamma Patrizia e allo Chef Mimmo in cucina e ad Antonio nelle sale. La clientela de “La Vecchia Cantina” era variegata: c’era il napoletano e si trovavano turisti provenienti da ogni dove, soprattutto per la postazione strategica della trattoria, veramente nel Centro Storico di Napoli!  Così sara’ anche per “Biancomangiare”, visto che i nostri-magnifici-tre son rimasti al loro posto di… combattimento (quotidiano).
Il vecchio o il nuovo cliente viene, infatti, sempre accolto dal sorridente Antonio, “anima” del locale, che consiglia ed è anche lesto a servire ai tavoli, senza, però, infondere a chi mangia la frenesia del “far presto”; anzi, l’atmosfera che si respira è quella delle vecchie case napoletane di una volta, con tutta la famiglia riunita a tavola, le foto di famiglia e un sottofondo musicale piacevole mai invadente.
Appena si entra, non si può non notare il pavimento, di parquet e mattonelle colorate di Vietri! I colori dominanti sono il giallo senape delle mura e l’azzurro delle sedie; caratteristica è la fontanella installata su di un lato della sala da pranzo dove il cliente può servirsi da solo di acqua naturale o gassata; tante foto in bianconero fanno bella mostra un po’ dovunque così come angoli accuratamente forniti di antichi oggetti da cucina e splendide porcellane, una originale e moderna cantina a vista.
E poi si arriva al menù che è diviso così: gli antipasti, i primi, i secondi, i capricci, le bruschette, i crostoni, in punta di dita, i piatti unici, i dessert.
Fra gli antipasti, su tutti il “Biancomangiare” (parmigiana di melenzane, gattoncino di patate, bocconcino di salsiccia a punta di coltello e friarielli) e il “Morro di baccalà” (su passatina di ceci al rosmarino).
Fra i primi: gnocchetto di patate con colatura di alici , cimette di broccoli e finocchietto e lo spaghettone cacio, pepe, piennolo e basilico senza, ovviamente, dimenticare il ragu’ e gli ziti alla genovese per cui, più volte, “La Vecchia Cantina” è stata menzionata e premiata da vari gourmet!
Fra i secondi: scaloppa di tonno rosso leggermente scottata, insalatina riccia con pomodorini e melenzane, olio al tartufo e il filetto di maialino nero casertano su zoccoletto di polenta e salsa di provolone del monaco, senza dimenticare le polpette al ragù napoletano con ricciolo di friarielli!
Fra i capricci: al primo posto, insuperabile, imbattibile, ‘o puparuol ‘mbtuttunat!
Fra i dessert: la pastiera e il “Biancomangiare”.
Ottima la carta dei vini, da intenditori, (non dimentichiamo che nella cantina sottostante, unica nel suo genere, la sera trovate una fornita enoteca!).
Come ben si evince da queste notizie, il menù è ben articolato e piuttosto variegato; esso sposa, in un perfetto equilibrio di gusto, la tradizione e l’innovazione, senza mai dimenticare la qualità degli alimenti.
Inoltre, il bravissimo Chef Mimmo è sempre disponibile ad accontentare richieste estemporanee dei clienti.
Mamma Patrizia, con il suo dolce sorriso, supporta tutto e tutti, in un ruolo veramente unico.
Di Antonio s è già scritto prima e l’invito è andare a conoscerlo di persona recandosi a pranzo o a cena da soli, in coppia, in compagnia, per “gustare” i sapori di una Napoli che, ahimè, è difficile trovare altrove ed un interessante rapporto qualità-prezzo.

EMILIO VITTOZZI

Posted in Gastronomia | Leave a comment

ADDIO, FRANCO!

 

La notizia mi è stata data da un suo Collega di lavoro, Paolo Celotto, un altro dipendente della Ditta di pulizie “Florida 2000″ operante nella Stazione di Montesanto dell’ex Cumana: “Emì, Franco ‘o barese è morto stamattina!”…
Una domenica di sole, una giornata di un autunno ancora… estivo, si è trasformata, in un battito di ciglia, in una domenica oscura.
Franco Pepe, detto “‘o barese”, neanche sessantenne, era un’istituzione a Montesanto, fra tutte le Maestranze, al di sopra e al di là di ogni qualifica: per la sua educazione, per la sua disponibilità, per la sua professionalità, indiscutibile.
In un mondo fatto “per bande”, Franco era una persona “per-bene”!
Non l’ho mai sentito bestemmiare, nè tantomeno urlare verso chicchessia; sempre sorridente, sempre con la mano tesa per salutare, per accogliere, sempre disposto a raccogliere un tuo sfogo, lavorativo o personale.
Quando con Tonino Scala “omaggiammo” Petru Birlandeanu, nel novembre del 2014, con Roberto Intermoia di “Articolo 16″, nella stazione dove fu barbaramente massacrato a colpi di pistola da una “stesa”camorristica, volle farsi la foto-ricordo con noi, a testimonianza di un suo impegno (sindacale) per un mondo più giusto e civile.
Con la sua divisa azzurra d’ordinanza, con la sua barba bianca, si mise in posa proprio vicino a Roberto.
Ultimamente soffriva e la sua sofferenza lasciava strascichi di profonda amarezza in chi lo conosceva: il male l’ha consumato, giorno dopo giorno, inesorabilmente.
Lascia la moglie Maria e le due figlie Alessia e Miriam e tanti, tanti amici che l’hanno stimato.
Addio, Franco!EMILIO VITTOZZI

Posted in Riflessioni | Leave a comment