di EMILIO VITTOZZI

Se ci fossero state un pò di parolacce e bestemmie varie sarebbe stato un libro “alla Peppe Lanzetta”…

Invece è la storia, vera e cruda, di un Uomo nato a Nord di Napoli, precisamente a Scampia.

Un luogo, una volta, tristemente famoso in tutt’Italia per l’enorme diffusione di droga di ogni genere; da un pò di tempo, luogo di rinascita.

Proprio come quella di Marco, attuale Capotreno dell’EAV, che firma 161 pagine che colpiscono il lettore: le parti sono tre – 1) inciampare (1980-1996), 2) affondare (1996-2002), 3) risorgere (2003-2015).

Come ben si evince dai titoli dei capitoli, Marco non si “nasconde”: chiama i suoi periodi di vita con parole chiare, definite.

Così come racconta la sua vita, paragonabile ad una corsa di “montagne russe”, tanto famose all’Edenlandia.

Ma Marco ha punti fissi nella vita: il padre, la moglie, i figli, un prete, gli amici (quelli veri, però…)!

Ora Marco è un Uomo “nuovo”, in forza presso l’EAV come Capotreno, allenatore alla Scuola Calcio ARCI Scampia: è un Uomo soddisfatto e felice, con una bella famiglia, un lavoro gratificante, un futuro meno incerto di tanti anni fa…

Le tante “mazzate” ricevute nella sua vita lo hanno reso cosciente e forte al punto da scrivere la sua storia con l’unico intento di “aiutare” chi è ora nelle sue condizioni di una volta.

Lodevole intento che va sottolineato a chiare lettere, con un evidenziatore fluorescente.

Il libro si legge con attenzione, nonostante la sua “durezza”, facendo pensare che anche a Scampia, come a Nazareth, può nascere qualcosa di buono, di bello, di significativo.

A Scampia dove vive ed opera Rosario Esposito La Rossa di “Scugnizzeria” ed Antonella Leardi della “Associazione Ciro Vive”.

Probabilmente nel prossimo settembre “presenterò” questo libro al CRAL della Circumvesuviana del Presidente Gianfranco Lombardo: vorrei che partecipasse anche un altro scrittore che a me piace tantissimo, Tonino Scala…

MARCO PIRONE

“OCCHI LUCIDI – NASCERE A SCAMPIA”

SPRING EDIZIONI

€ 14,00

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LA FISARMONICA DI PETRU TORNA A SUONARE!

“Cinque anni fa ci siamo assunti l’impegno di ricordare Petru Birladeanu quotidianamente, riscattandolo così da quella indifferenza che, invece, aveva accompagnato i suoi ultimi attimi di vita” ha affermato la dinamica Maria Teresa Nicastro, Dottoressa in Legge, Referente del Presidio Vomero-Arenella di Libera, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti.

Ora la stazione di Napoli Montesanto dell’ex Cumana è intitolata allo sfortunato musicista rumeno, come ricorda la targa affissa all’entrata; ogni anno l’attivo Presidio di Libera ricorda Petru con una manifestazione semplice, significativa, popolare, dopo la raccolta di firme, andata a buon fine anche grazie alla sensibilità del Presidente dell’EAV, Umberto de Gregorio, in accordo con l’Assessorato all’Istruzione, Politiche Sociali e Sport della Regione Campania.

Come si racconta una morte? E una morte tragica? E una morte “per sbaglio”? E una morte di cui si vuol perdere la memoria?

Sono trascorsi, oramai, ben dieci anni da quel “maledetto” 26 maggio 2009…

Petru Birladeanu è un trentatreenne di nazionalità romena che suona l’organetto-fisarmonica nella stazione di Montesanto della Cumana (la fusione dell’EAV sarebbe avvenuta anni dopo); accanto a lui la moglie Mirela che raccoglie l’obolo dei passeggeri meno distratti e più generosi. Han lasciato la Romania dove lui era un calciatore, il centravanti del Poli Iasi, la Serie A Romena.

E’ martedì 26 maggio, quasi sera, fa già caldo. C’è ancora gente per strada. I bar vendono bibite più o meno fredde per fronteggiare l’arsura. C’è chi si affretta per prendere il treno della Cumana e chi per quello della Circumflegrea, chi la metropolitana e chi la funicolare. C’è chi entra o esce dalla accogliente Chiesa di Piazza Montesanto per una fugace visita alla Vergine: d’altronde è il suo mese…

Siamo nel centro di Napoli dove pullulano botteghe di ogni genere ed anche i ciottoli hanno una loro storia che gronda allegria e amarezza, frustrazioni e speranze.

Improvvisamente un commando di otto persone su quattro motociclette attraversa contromano via Pignasecca fino alla piazzetta della stazione. Sono sicari e sparano colpi a raffica in aria. E’ uno show, purtroppo già visto in altre zone della città, per il controllo del territorio.

Viene ferito alla spalla un ragazzo di quattordici anni e Petru, in due parti del colpo: alla gamba e al torace. Il fisarmonicista cerca riparo all’interno della stazione, insieme alla moglie. Dopo una prima caduta, rialzatosi, Petru ricade e lì rimane, vicino ai tornelli. La moglie invoca aiuto, la gente guarda, qualcuno fa fotografie… Rimane lì, muore dissanguato!

Era venuto in Italia per vivere in pace; l’ha trovata, solo che è quella Eterna…

Alla presenza del Presidente dell’EAV Umberto de Gregorio, dell’Assessore Comunale Alessandra Clemente, dell’Assessore Municipale Marcello Cadavero, del Referente di Libera-Campania Fabio Giuliani, di Francesco Clemente della Fondazione Silvia Ruotolo, del Presidente della Federconsumatori di Napoli Rosario Stornaiuolo, del Presidente della Fondazione Polis don Tonino Palmese, dell’Architetto Antonella Palmieri, si è svolta giovedì 18 luglio l’annunciata nuova collocazione, al primo piano, della stazione di Napoli Montesanto della fisarmonica di Petru, con la partecipazione di lavoratori dell’EAV, di militanti di Libera, di viaggiatori in attesa del treno.

Nel corso dell’iniziativa il cantautore Roberto Ormanni, accompagnato dal trombettista Enrico Valanzuolo, ha omaggiato Petru con una canzone a lui dedicata.

I lavoratori dell’EAV hanno esternato la loro partecipazione con uno scritto di Tonino Scala, declamato da Emilio Vittozzi, accompagnato dalla chitarra di Mariano Finizio. Entrambi esivivano un fregio multicolore sulla guancia sinistra assai significativo.

Da segnalare il Sindacato OR.S.A. ha donato un proprio “kit sociale” agli Operatori della Stampa & Addetti ai lavori, contenente, fra l’altro, anche una copia del libro “Quella sporca dozzina” di Tonino Scala ed Emilio Vittozzi e una spillina a forma di cuore rossa; l’Associazione “Gaetano Marzano & Friends”, infine, cappellini (tipo baseball) a tutti i presenti.

Tutto ciò per un momento di memoria collettiva e di impegno nella lotta contro le mafie: nonostante la non felicissima data prescelta (18 luglio) e l’orario (10), il primo piano della Stazione “Petru Birladeanu” era affollatissimo per l’occasione. Il sole picchiava, il caldo era asfissiante, ma tutti, sottolineo tutti, erano bel lieti di essere presenti ad ascoltare la storia di Petru, a parole e in musica.

Servizio Redazionale

Foto di Ferdinando Kaiser

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Sud, l’Italia che non c’è

Presentazione del libro Libro “Sud, l’Italia che non c’è” di Tonino scala e Raffaele Cimmino.

Il sud al tempo dell’ autonomia differenziata: la secessione dei ricchi che danneggia il Sud, minando i diritti sociali e i principi fondamentali del nostro Paese.

Ne discutono con gli autori:

Il sindaco, Gaetano Cimmino;

On. Federico Conte;

On. Carmen di Lauro;

On. Antonio Pentangelo;

Sen. Valeria Valente;

On. Catello Vitiello.

Modera: Vincenzo Lamberti

Venerdì 5 luglio, ore 18. 30.

Sala Consiglio Comunale “Falcone e Borsellino”- Palazzo Farnese. Castellammare di Stabia.

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Salvare vite non è reato

Salvare vite umane non è reato sit-it per non cedere alle barbarie di una narrazione ricca d’odio che sta imbarbarendo il Paese. Ci vedremo questa sera alle ore 20,30 in Villa Comunale alle spalle del monumento al marinaio. Non possiamo più restare nel limbo è giunto il momento di decidere da che parte stare.

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TRATTORIA “DA CONCETTA”: 2 ANNI DI… BUON CIBO! (dove il Cliente è di… Famiglia!)

TRATTORIA “DA CONCETTA”: 2 ANNI DI… BUON CIBO!

(dove il Cliente è di… Famiglia!)

E’ stata inaugurata domenica 10 settembre 2017, alla presenza (anche) del Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, nel “cuore” dei Quartieri Spagnoli, nata dalla costola della più famosa “Nennella”.
Ma, dopo due lunghi e faticosi anni, la Trattoria “da Concetta” è una realtà,
autentico punto di riferimento per gli amanti della cucina tradizionale napoletana, meta di turisti, V.I.P. ed “indigeni”: questo piccolo accogliente locale in Vico Santa Maria delle Grazie, il cui colore dominante è il turchese, offre un’atmosfera serena, accogliente, familiare, pur essendo a due passi dal caos di Largo Enrico Berlinguer-Via Toledo a Napoli.
Quest’estate il locale rimarrà aperto anche nei mesi di luglio e di agosto: chiuderà dal 1° al 16 settembre con una riapertura… scoppiettante: Martedì 17, alle ore 22 circa, Personale & Clienti taglieranno la maxi-torta dei 2 anni!
I clienti che si siedono ai tavoli quadrati in legno turchese provengono da ogni dove: ci sono italiani e no, romani e fiorentini, napoletani dei quartieri popolari e quelle di zone altolocate.
L’ambiente è arredato con i tipici ninnoli napoletani: San Gennaro, ‘o scartellato, ‘o cuorno, ‘o fierre ‘e cavall, ‘o munaciello, ‘o tamburriello, mentre come sottofondo si sente Gragnaniello, Senese, Pino Daniele…
Il Personale è costituito dal valentissimo Chef Raffaele (sempre di nero vestito!), dall’aiuto-cuoco Titta (dinamicissima, sorridente, formosa e preparatissima Moglie del Titolare, Gaspare), da Davide (autentico “Padrone della Sala esterna”), da Antonio (“‘o chiattone”), da Claudio, sotto la visione attenta del già citato Gaspare.
I vari avventori leggono, con estremo interesse, il menù che prevede antipasti di terra, antipasti di mare, primi piatti, secondi di terra, secondi di mare, insalatone, contorni, dolci, frutta, vini: osservando i piatti portati a tavola, si riesce subito a capire cosa è più richiesto, ovverossia, i vermicelli alla Nerano, il risotto alla Concetta, i mezzanelli allo scarpariello, pasta e fagioli alla marinara per i primi piatti, baccalà alla Concetta, polipo alla brace, alici fritti e frittura di paranza per i secondi di mare.
Ma, al di là e al di sopra della qualità dell’eccellente cibo, colpisce anche l’atmosfera creata con l’humour del richiestissimo Davide, con la simpatia di Antonio, con la solerzia silenziosa di Claudio, con la bravura di Raffaele, con la verve di Titta, con l’efficienza di Gaspare…

EMILIO VITTOZZI 

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‘NTRETELLA

Vico Maddalenelle degli Spagnoli a Napoli dov’è? Mah! Sarà nella zona dei Quartieri Spagnoli… Si, proprio lì, a pochi passi dalla centralissima Via Toledo.

Dal 6 luglio di tre anni fa, in un locale assai caratteristico c’è la Pizzeria con Friggitoria “’Ntretella”, aperta tutti i giorni per tutto l’anno, dalle 12 alle 24.

Da quel dì, la neonata attività commerciale si è pubblicizzata con passaggi sugli schermi delle stazioni ferroviarie e con il “passaparola” dei clienti.

La pizzeria, che ha ben 100 coperti, è frequentata da “bella gente” (turisti, artisti, VIP), attratti dalla bontà dei prodotti offerti e dalla peculiarità della struttura, che assomiglia molto ad un “Museo” con attrezzi da lavoro, di un tempo che fu, in bella mostra, con una pavimentazione stradale, con le mura portanti di una segheria.

Ci lavorano ben 13 persone: deus-ex-machina Mariarosaria, mix di arguzia, simpatia, dinamismo. E’ attorno a lei, infatti, che tutto ruota, a cominciare dal simpaticissimo Emilio, il cameriere “chiattone”.

Il rapporto qualità-prezzo è ottimo ed, in più, non si paga né coperto, né servizio, con wifi gratuito free!

Detto questo ci si imbatte nella tovaglia di carta che poi è il menù su cui è dettagliata tutta l’offerta.

Le pizze sono ben 26: le più caratteristiche sono “Fornarina”, “Bolognese”, “Fiori di zucca e ricotta”, “Parmigiana”, “Carcioffola”.

Le pizze fritte 3: “Montanara”, “Genovese”, “Completa”.

Da precisare che le verdure e gli ortaggi adoperati, rigorosamente stagionali, provengono da un orto a conduzione familiare situato in pieno Parco Regionale del Taburno (una zona che non tutti conoscono ma che meriterebbe maggiore visibilità!) mentre gli antichi pomodori di Napoli Agrigenus, il sale marino di Trapani e il chinotto di Savona sono presidi Slowfood.

Non manca il fritto di terra (crocchè di patate, arancino, frittatina di bucatini, fiori di zucca in pastella), né il fritto di mare (calamari, gamberi rossi, alici di Pozzuoli, baccalà fresco a trancetti, fritto di alici di Pozzuoli), né salumi e formaggi.

Da bere? Una Falanghina denominata (con intelligenza tutta partenopea) Brut(to) “Terrone”, Aglianico di Paupisi, birra alla spina.

I dolci sono tutti artigianali (in primis, la delizia al limone di Amalfi!) così come i digestivi finali (sublime l’arancello!).

Caratteristica della Pizzeria “’Ntretella” il menù bimbo che comprende una margherita a libretto, patate fritte, ½ acqua, dolcetto o gelato naturale.

Il tutto in un ambiente pulito, fresco, con personale attivo ma non invadente, che ti permette di gustare tutto senza affanni (se non ci sono clienti in attesa…).

Andateci, ne vale la pena: parola di Emilio Vittozzi

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Hanno ucciso l’uomo ragno… 23 maggio 1992

di Tonino Scala

Hanno ucciso l’uomo ragno uscì nell’estate del 1992, era una canzone degli 883. Ormai non la passano più per le radio, ma ogni 23 maggio mi ritorna in mente. Perché? Molti critici in quel lontano 1992 l’associarono, sbagliando, a quel 23 maggio, giorno in cui la mafia uccise a Capaci, Giovanni Falcone, sua moglie e tre uomini della scorta, segnando le nostre esistenze, quelle di una generazione. Era una semplice canzone che aveva un altro significato. L’uomo ragno rappresentava il senso di non identificazione con il mondo degli adulti. Quando si cresce si lasciano da parte alcune cose del mondo della fantasia che appartengono alla nostra gioventù. “Hanno ucciso l’uomo ragno chi sia stato non si sa, forse quelli della mala, forse la pubblicità. Hanno ucciso l’uomo ragno, non si sa neanche il perché avrà fatto qualche sgarro a qualche industria di caffè…” l’associazione alla strage di Capaci fu semplice, poi per fortuna gli anni passano, i capelli bianchi aumentano e ti rendi conto di una cosa a dir poco banale: gli eroi, i super eroi non muoiono mai! ;) Le loro idee continuano a camminare sulle gambe degli uomini e sui volti dei tanti ragazzi che oggi in giro per il Bel Paese fanno memoria. E poi come dice la canzone “… Quel che è successo non ci fermerà il crimine non vincerà…”

Ps Nella foto un ragazzo è travestito da Superman lo so, quella ho trovato, ma il significato non cambia 

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La sedia vuota

E’ la raccolta di quindici vittime innocenti della criminalità: Antonio Annarumma, Luigi Ciaburro, Raffaele Delcogliano ed Aldo Iermano, Luigi Staiano, Carmelo Ganci e Luciano Pignatelli, Tammaro Romano, Giuseppe Mascolo, Antonio Nugnes, Tobia Andreozzi, Angelo Riccardo, Fabio De Pandi, Alberto Varone e Pasquale Miele.

La sedia indicata nel titolo è quella che rimane vuota, che pone domande, che parla col suo silenzio; la sedia dove non si siede nessuno, per rispetto a chi non c’è più…

“La sedia vuota” è un titolo fortemente evocativo perchè sintetizza, ad esempio, il senso della perdita e del vuoto, la solitudine, l’esigenza di andare comunque avanti, nonostante tutto il grande dolore.

E’ un lavoro che ricostruisce, attraverso il delicato racconto dell’Autore, le storie di queste vittime innocenti della violenza criminale, senza distinzioni di sorta tra vittime di serie A e vittime di serie B.

E’ un libro che dà “vita” ai morti, dà voce alle emozioni, al dolore, alla rabbia dei parenti.

Nell’elenco sopra riportato c’è anche Pasquale Miele, di cui ho già parlato il 7 dicembre 2018 in www.interclubpenisolasorrentina.it in quanto da me personalmente conosciuto.

Pasquale, ventottenne, fu ucciso a Grumo Nevano, cittadina a nord di Napoli, il 6 novembre 1989, in una sera di tuoni, fulmini ed acqua a catinelle.

In un condominio di Via Maiello vive gran parte della famiglia Miele. Al piano terra c’è il laboratorio e l’ufficio dove i fratelli Miele, Giuseppe e Pasquale, hanno una piccola maglieria

con una quindicina di dipendenti in tutto.

Pasquale è appena tornato dalla casa di Angela, la fidanzata con cui si deve sposare fra sette mesi, nella vicina Frattamaggiore. Dalla strada sparano un pallettone da un fucile a canne mozze e colpisce Pasquale dietro la finestra chiusa. Il colpo ha preso in pieno il giovane. E’ stato colpito alla gola. esce subito molto sangue. Non riesce neanche ad urlare. Perde quasi subito conoscenza. Attorno al suo corpo si forma una chiazza di sangue, che diventa sempre più grande. Muore fra le braccia di mamma Anna, vicino a papà Tammaro, fra le urla e la disperazione dei genitori.

Il proiettile era la conseguenza delle minacce arrivate al maglificio nei mesi precedenti: il clan camorristico locale aveva chiesto il pizzo e Pasquale, che aveva risposto al telefono, non aveva detto niente a nessuno.

Eugenio Capasso, alle dirette dipendenze del camorrista Domenico Morelli di Casandrino, fu l’autore dell’agguato mortale a Pasquale ma, per meri motivi burocratici, l’assassino non è stato mai arrestato!

Prima di iniziare l’attività di imprenditore autonomo, Pasquale era stato “garzone di barbiere” a Napoli, presso il “Salone Manferino” in Via Santa Sofia: il titolare, Ciro, era tifoso della Juve, il suo vice, Pasquale, tifoso del Napoli e “Pasqualino” tifoso dell’Inter. Questo il motivo principale per cui mi era stato immediatamente simpatico: in più era educato, socievole, garbato, efficiente, con tanta voglia di emergere e diventare… “grande”. Questa sua voglia lo porta ad abbandonare rasoi e schiuma da barba per la lana di maglioni: e questa volontà, in un contesto camorristico, lo porterà alla morte!

RAFFAELE SARDO

“La sedia vuota”

- Storie di vittime innocenti della criminalità -

IOD – € 12,00

EMILIO VITTOZZI

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SCATTI PER L’AMBIENTE

Da giovedì 16 maggio a domenica 30 giugno, dalle 10 alle 18, nell’ampia sala del refettorio del Complesso di San Domenico Maggiore, nel centro antico partenopeo, è allestita un’affascinante, suggestiva, esaustiva mostra fotografica di Marisa Laurito, realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli nell’ambito della rassegna “Maggio dei monumenti”.

La poliedrica attrice, questa volta, si esibisce nella veste di fotografa per un’esposizione intitolata “Transavantgarbage – Terre dei fuochi e di nessuno”: venti scatti e tre installazioni che impongono al visitatore, per lo meno, un momento di profonda riflessione.

La Laurito, che si ama definirsi “Artista in resistenza” (e mai, come in questo momento, tale parola è tanto di moda…), con questa fatica intende denunciare l’insulto ambientale che lede il diritto dei cittadini alla salute e alla vita: dopo aver partecipato al film “Il segreto di Pulcinella” (dove interpreta la moglie del pentito Carmine Schiavone), la sua “anima ambientalista” è esplosa in lei…

“La cosa che mi spinge più di tutto a fare questa mostra è quella di smuovere delle coscienze: ho fatto un viaggio in queste terre degli orrori… Su 20 regioni, 19 sono coinvolte e sconvolte da rifiuti altamente pericolosi di ogni tipo, nucleari, industriali, chimici. Si salva solo la Valle d’Aosta” ha affermato la prosperosa attrice, già componente del clan di Renzo Arbore.

Una mostra, in definitiva, che vale veramente la pena di visitare, con un minimo di attenzione: quella che merita l’ambiente in generale, quello devastato della Terra dei fuochi in particolare.

EMILIO VITTOZZI

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Cuccuma Caffè: il caffè con calma

E’ macinato fresco, preparato con la caffettiera napoletana come ai tempi dell’indimenticabile Eduardo, in un’atmosfera vintage, soft, dove il tempo scorre piano…

In Via San Giovanni Maggiore Pignatelli 1A (zona natale del grande Pino Daniele…), parallela a Via Santa Chiara, a pochi metri da Via Benedetto Croce – Piazza San Domenico Maggiore, c’è un posto, denominato “Cuccuma Caffè”, dove, oltre ad una fetta di pastiera, caprese, migliaccio o babà, si può sorbire ‘o cafè napulitano ‘e na vota…

Artisti del pennello o della rima baciata, musicisti vari, turisti di ogni dove sono i frequentatori di questo luogo dove il tempo si è fermato…

Nel senso che il trantran della vita moderna, ossessionata dal traffico di una città come Napoli, ponte fra l’Africa del Nord e l’Italia del Centro, sta fuori alla porta…

Nessuno alza la voce, nessuno scalpita per essere servito, ci si saluta anche se non ci si conosce, in un’atmosfera ovattata, fuori-dal-mondo…

Personalmente, mentre attendevo la mia fetta di pastiera con il caffè, mi son trovato a parlare, con due coppie astigiane, della macchinetta da caffè di Eduardo e del “Cristo velato”, della sfogliatella riccia e frolla dell’Antica Pasticceria “Armando Scaturchio” e dell’Arte Presepiale di Via San Gregorio Armeno, della pizza al forno e fritta di “Concettina ai 3 Santi” e del Museo di San Martino, della pastaefagioli “alla marinara” della Trattoria “da Concetta” e di “Napoli sotterranea”…

Al punto che, quando devi andar via, già stai pensando a quando ritornerai a prendere ‘nu cafè alla Eduardo.

EMILIO VITTOZZI

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