Cronache psichedeliche racconti di rottura

di Tonino Scala

Un’analisi profonda, intensa, intima, oserei dire romantica e a tratti poetica del mondo contemporaneo fatto attraverso tre racconti che compongono un libro che v’invito a leggere così come ho fatto io in questi giorni. Sto parlando di Cronache Psichedeliche racconti di rottura edito dalla casa editrice A&M scritto da Ripley Free, ovvero Anna Di Vito, una scrittrice giornalista di origini nocerine, una delle tante emigrazioni intellettuali che tanto nuocciono alla nostra amara terra. Un libro pesante nella sua leggerezza narrativa. Trattasi di racconti (INarcisi, L’adattato, Una lucida dimenticanza) che possono sembrare dei comuni episodi di cronaca legati a pedofilia, femminicidi, al ruolo dei bambini e delle donne nella società contemporanea, che capovolgono la narrazione comune e fanno male, credo non solo agli animi sensibili. In realtà sono qualcosa di più, molto di più. Un linguaggio semplice, profondo e incisivo che rientra nel solco della letteratura gotica-psico-noir, ma con un piglio più minuzioso e il taglio giornalistico, non voyeuristico, cosa rara e interessante, come spesso accade per la cronaca. L’autrice non guarda dal buco della serratura, ma fa inchiesta, analisi ed entra nella psiche di un mondo che ha paura di analizzarsi. Sempre presente in tutti e tre i racconti “lunghi” la condizione della donna, raccontata senza retorica e senza luoghi comuni. Ripley Free scava con la sua penna nelle viscere di un universo di invisibili che, mi permetto di dire, non sono solo le vittime. Non trattasi di femminismo tout court, né solo di un Urlo di Munch in formato romanzo, ma di un’attenta analisi che invita ad una riflessione seria che prima o poi ognuno di noi dovrà fare. Cronache psichedeliche è un libro che fa male, proprio per questo lo consiglio.

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L’isola del tesoro

di Tonino Scala

Questa volta Gaetano Amato, il mio amico Gaetano si è superato con il suo atto d’amore nei confronti di una città che è più di una città: Napoli. Ho appena finito di leggere L’isola del tesoro edito dalla casa editrice Cento Autori, l’ultima in ordine temporale indagine di Gennaro Di Pala un investigatore privato squattrinato, amante della vita, della cucina, delle donne, delle missioni impossibili, uomo d’amore che oltre ad avere, come tutti i napoletani, una comicità innata è un concentrato di variegata umanità che riempie l’animo. Come dicevo Gaetano si è superato al punto che mi verrebbe voglia di spoilerare tutto per quant’è bella la trama, gli intrecci, i risvolti e il tesoro che c’è, si vede ed è immenso, ma non posso. Non per una regola non scritta quando si tratta di gialli, ma per farvi gustare ogni si gola pagina, ogni affresco, ogni ricerca di questa finzione nella finzione, fiction nella fiction che vi terrà incollati pagina dopo pagina. Mo’ son curioso di capire come andrà a finire. No, non ha un finale aperto, l’indagine, le indagini si concludono, ma come andrà a finire quel sentimento nuovo che è nato così, per caso. Grazie Gaetà. Mo’ scendo mi hai fatto fare tardi, mannaggia ‘a capa toie!

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Storia di molti delitti e di poche pene dove i numeri non tornano

di Tonino Scala

L’ignoranza dei numeri  di Francesco Paolo Oreste

Gli uomini d’amore mi son sempre piaciuti e Romeo Giulietti è un uomo d’amore. Un uomo che nonostante il suo ruolo, ispettore in un commissariato di periferia centro di mondo che non importa a nessuno, se non per qualche giornalista della cronaca giudiziaria, è rimasto uomo. Un uomo che soffre per amore. Amore non solo inteso nel senso classico per una donna, ma per i libri che identifica con una donna, libri ai quali stare vicini quando si ha voglia di soffrire, lontano quando… è meglio così. Uomo d’amore perché soffre per la sua terra che considera come la sua donna, la sua mamma, che non giudica: in amore non si giudica mai, altrimenti non è amore. Romeo Giulietti ha un’anima fatta come un grande lago ricoperto di barchette a vela colorate, una sorta di caveau dal quale entrare e uscire grazie alla poesia e alle canzoni. L’Ispettore, sto per dire una cosa ovvia, è un uomo di Stato che quando lo Stato, durante le manifestazioni contro la discarica a pochi passi dalle abitazioni, sbaglia, si scusa. E lo fa attraverso una lettera pubblica, indirizzata ad una ragazza che ha avuto un pugno da qualche collega o poco esperto o con un animo diverso dal suo. Giulietti si scusa con una, per scusarsi con tutti. Romeo non è il solito ispettore sicuro di sé, è un essere umano in tutta la sua accezione. Vede i mostri che gli appaiono sotto nelle vesti di Alfonso Gatto, ha le sue paure, mostra le sue fragilità soprattutto amorose legate a quella Rebecca che non gli fa chiudere gli occhi. Sogni che però aiutano, ma non vi dirò il perché, un po’ di cazzimma fa sempre bene… mica posso dirvi tutto?

Ma chi è Romeo Giulietti? Perché sto parlando di lui? Semplice, è il protagonista del bel romanzo del mio amico Francesco Paolo Oreste edito dalla Casa editrice Baldini+Castoldi dal titolo enigmatico, ma basta leggere per prime pagine per comprendere che di enigma non si tratta: L’ignoranza dei numeri. Storia di molti delitti e di poche pene. Non ho scritto che un giallo, perché sarebbe riduttivo includerlo in un solo genere letterario, l’ignoranza dei numeri è più cose. Vero il morto c’è, e c’è anche la soluzione, il colpevole, ma il giallo più grande, il delitto irrisolto è quello di una terra morta dentro e fuori nell’indifferenza dilagante in una ingiustizia disarmante. Questo uno dei tormenti che accompagna non solo l’ispettore Giulietti, ma tutto gli uomini e le donne di buon senso che questa terra la considerano una pertinenza del proprio animo e che, come lui, han deciso da che parte stare. Un plauso all’autore che con una scrittura asciutta, e nello stesso tempo pesante, riesce a farci assaporare un mondo senza giudicarlo. Quella di Francesco Paolo Oreste non è una radiografia dell’esistente fatta attraverso microstorie che fanno la storia, ma una risonanza con mezzo di contrasto in grado di vedere in modo dettagliato un mondo che dovrebbe essere il fulcro dal quale far ripartire un Paese che arranca.

I numeri sono una scienza esatta, ma quando dietro quei numeri ci sono volti, c’è sangue, ci sono uomini, donne e soprattutto bambini, diventano ignoranti. Un plauso a Francesco, alla sua passione, alla sua bella penna, al aver voluto dare dignità a una figura piccola per il mondo criminale e per lo Stato, il giovane Totore ‘o Scarrafone vittima di sé stesso e di una società che lo ha relegato ai margini. L’aver puntato i riflettori su un microcosmo fatto di piccoli uomini che han bisogno di avere una dignità non solo letteraria è una scelta che mi riempie di gioia in una tristezza cosmica che mi assale, è scelta onesta in questa storia disonesta che è la vita. Grazie Francesco, ti voglio bene! Romeo Giulietti come tanti di noi è innamorato di questa terra, ne è geloso, pazzo, e non riesce a capire. Perché anche chi ama, talvolta vorrebbe capire e comprendere. Tutto questo in un mondo dove la legge è uguale per tutti, ma la giustizia non esiste. Non ti pigliare collera Francesco se voglio bene pure a lui, al suo animo nobile e tormentato come il mio, confusi, entrambi, tra il volere e il dovere.

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di EMILIO VITTOZZI

Se ci fossero state un pò di parolacce e bestemmie varie sarebbe stato un libro “alla Peppe Lanzetta”…

Invece è la storia, vera e cruda, di un Uomo nato a Nord di Napoli, precisamente a Scampia.

Un luogo, una volta, tristemente famoso in tutt’Italia per l’enorme diffusione di droga di ogni genere; da un pò di tempo, luogo di rinascita.

Proprio come quella di Marco, attuale Capotreno dell’EAV, che firma 161 pagine che colpiscono il lettore: le parti sono tre – 1) inciampare (1980-1996), 2) affondare (1996-2002), 3) risorgere (2003-2015).

Come ben si evince dai titoli dei capitoli, Marco non si “nasconde”: chiama i suoi periodi di vita con parole chiare, definite.

Così come racconta la sua vita, paragonabile ad una corsa di “montagne russe”, tanto famose all’Edenlandia.

Ma Marco ha punti fissi nella vita: il padre, la moglie, i figli, un prete, gli amici (quelli veri, però…)!

Ora Marco è un Uomo “nuovo”, in forza presso l’EAV come Capotreno, allenatore alla Scuola Calcio ARCI Scampia: è un Uomo soddisfatto e felice, con una bella famiglia, un lavoro gratificante, un futuro meno incerto di tanti anni fa…

Le tante “mazzate” ricevute nella sua vita lo hanno reso cosciente e forte al punto da scrivere la sua storia con l’unico intento di “aiutare” chi è ora nelle sue condizioni di una volta.

Lodevole intento che va sottolineato a chiare lettere, con un evidenziatore fluorescente.

Il libro si legge con attenzione, nonostante la sua “durezza”, facendo pensare che anche a Scampia, come a Nazareth, può nascere qualcosa di buono, di bello, di significativo.

A Scampia dove vive ed opera Rosario Esposito La Rossa di “Scugnizzeria” ed Antonella Leardi della “Associazione Ciro Vive”.

Probabilmente nel prossimo settembre “presenterò” questo libro al CRAL della Circumvesuviana del Presidente Gianfranco Lombardo: vorrei che partecipasse anche un altro scrittore che a me piace tantissimo, Tonino Scala…

MARCO PIRONE

“OCCHI LUCIDI – NASCERE A SCAMPIA”

SPRING EDIZIONI

€ 14,00

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LA FISARMONICA DI PETRU TORNA A SUONARE!

“Cinque anni fa ci siamo assunti l’impegno di ricordare Petru Birladeanu quotidianamente, riscattandolo così da quella indifferenza che, invece, aveva accompagnato i suoi ultimi attimi di vita” ha affermato la dinamica Maria Teresa Nicastro, Dottoressa in Legge, Referente del Presidio Vomero-Arenella di Libera, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti.

Ora la stazione di Napoli Montesanto dell’ex Cumana è intitolata allo sfortunato musicista rumeno, come ricorda la targa affissa all’entrata; ogni anno l’attivo Presidio di Libera ricorda Petru con una manifestazione semplice, significativa, popolare, dopo la raccolta di firme, andata a buon fine anche grazie alla sensibilità del Presidente dell’EAV, Umberto de Gregorio, in accordo con l’Assessorato all’Istruzione, Politiche Sociali e Sport della Regione Campania.

Come si racconta una morte? E una morte tragica? E una morte “per sbaglio”? E una morte di cui si vuol perdere la memoria?

Sono trascorsi, oramai, ben dieci anni da quel “maledetto” 26 maggio 2009…

Petru Birladeanu è un trentatreenne di nazionalità romena che suona l’organetto-fisarmonica nella stazione di Montesanto della Cumana (la fusione dell’EAV sarebbe avvenuta anni dopo); accanto a lui la moglie Mirela che raccoglie l’obolo dei passeggeri meno distratti e più generosi. Han lasciato la Romania dove lui era un calciatore, il centravanti del Poli Iasi, la Serie A Romena.

E’ martedì 26 maggio, quasi sera, fa già caldo. C’è ancora gente per strada. I bar vendono bibite più o meno fredde per fronteggiare l’arsura. C’è chi si affretta per prendere il treno della Cumana e chi per quello della Circumflegrea, chi la metropolitana e chi la funicolare. C’è chi entra o esce dalla accogliente Chiesa di Piazza Montesanto per una fugace visita alla Vergine: d’altronde è il suo mese…

Siamo nel centro di Napoli dove pullulano botteghe di ogni genere ed anche i ciottoli hanno una loro storia che gronda allegria e amarezza, frustrazioni e speranze.

Improvvisamente un commando di otto persone su quattro motociclette attraversa contromano via Pignasecca fino alla piazzetta della stazione. Sono sicari e sparano colpi a raffica in aria. E’ uno show, purtroppo già visto in altre zone della città, per il controllo del territorio.

Viene ferito alla spalla un ragazzo di quattordici anni e Petru, in due parti del colpo: alla gamba e al torace. Il fisarmonicista cerca riparo all’interno della stazione, insieme alla moglie. Dopo una prima caduta, rialzatosi, Petru ricade e lì rimane, vicino ai tornelli. La moglie invoca aiuto, la gente guarda, qualcuno fa fotografie… Rimane lì, muore dissanguato!

Era venuto in Italia per vivere in pace; l’ha trovata, solo che è quella Eterna…

Alla presenza del Presidente dell’EAV Umberto de Gregorio, dell’Assessore Comunale Alessandra Clemente, dell’Assessore Municipale Marcello Cadavero, del Referente di Libera-Campania Fabio Giuliani, di Francesco Clemente della Fondazione Silvia Ruotolo, del Presidente della Federconsumatori di Napoli Rosario Stornaiuolo, del Presidente della Fondazione Polis don Tonino Palmese, dell’Architetto Antonella Palmieri, si è svolta giovedì 18 luglio l’annunciata nuova collocazione, al primo piano, della stazione di Napoli Montesanto della fisarmonica di Petru, con la partecipazione di lavoratori dell’EAV, di militanti di Libera, di viaggiatori in attesa del treno.

Nel corso dell’iniziativa il cantautore Roberto Ormanni, accompagnato dal trombettista Enrico Valanzuolo, ha omaggiato Petru con una canzone a lui dedicata.

I lavoratori dell’EAV hanno esternato la loro partecipazione con uno scritto di Tonino Scala, declamato da Emilio Vittozzi, accompagnato dalla chitarra di Mariano Finizio. Entrambi esivivano un fregio multicolore sulla guancia sinistra assai significativo.

Da segnalare il Sindacato OR.S.A. ha donato un proprio “kit sociale” agli Operatori della Stampa & Addetti ai lavori, contenente, fra l’altro, anche una copia del libro “Quella sporca dozzina” di Tonino Scala ed Emilio Vittozzi e una spillina a forma di cuore rossa; l’Associazione “Gaetano Marzano & Friends”, infine, cappellini (tipo baseball) a tutti i presenti.

Tutto ciò per un momento di memoria collettiva e di impegno nella lotta contro le mafie: nonostante la non felicissima data prescelta (18 luglio) e l’orario (10), il primo piano della Stazione “Petru Birladeanu” era affollatissimo per l’occasione. Il sole picchiava, il caldo era asfissiante, ma tutti, sottolineo tutti, erano bel lieti di essere presenti ad ascoltare la storia di Petru, a parole e in musica.

Servizio Redazionale

Foto di Ferdinando Kaiser

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Sud, l’Italia che non c’è

Presentazione del libro Libro “Sud, l’Italia che non c’è” di Tonino scala e Raffaele Cimmino.

Il sud al tempo dell’ autonomia differenziata: la secessione dei ricchi che danneggia il Sud, minando i diritti sociali e i principi fondamentali del nostro Paese.

Ne discutono con gli autori:

Il sindaco, Gaetano Cimmino;

On. Federico Conte;

On. Carmen di Lauro;

On. Antonio Pentangelo;

Sen. Valeria Valente;

On. Catello Vitiello.

Modera: Vincenzo Lamberti

Venerdì 5 luglio, ore 18. 30.

Sala Consiglio Comunale “Falcone e Borsellino”- Palazzo Farnese. Castellammare di Stabia.

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Salvare vite non è reato

Salvare vite umane non è reato sit-it per non cedere alle barbarie di una narrazione ricca d’odio che sta imbarbarendo il Paese. Ci vedremo questa sera alle ore 20,30 in Villa Comunale alle spalle del monumento al marinaio. Non possiamo più restare nel limbo è giunto il momento di decidere da che parte stare.

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TRATTORIA “DA CONCETTA”: 2 ANNI DI… BUON CIBO! (dove il Cliente è di… Famiglia!)

TRATTORIA “DA CONCETTA”: 2 ANNI DI… BUON CIBO!

(dove il Cliente è di… Famiglia!)

E’ stata inaugurata domenica 10 settembre 2017, alla presenza (anche) del Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, nel “cuore” dei Quartieri Spagnoli, nata dalla costola della più famosa “Nennella”.
Ma, dopo due lunghi e faticosi anni, la Trattoria “da Concetta” è una realtà,
autentico punto di riferimento per gli amanti della cucina tradizionale napoletana, meta di turisti, V.I.P. ed “indigeni”: questo piccolo accogliente locale in Vico Santa Maria delle Grazie, il cui colore dominante è il turchese, offre un’atmosfera serena, accogliente, familiare, pur essendo a due passi dal caos di Largo Enrico Berlinguer-Via Toledo a Napoli.
Quest’estate il locale rimarrà aperto anche nei mesi di luglio e di agosto: chiuderà dal 1° al 16 settembre con una riapertura… scoppiettante: Martedì 17, alle ore 22 circa, Personale & Clienti taglieranno la maxi-torta dei 2 anni!
I clienti che si siedono ai tavoli quadrati in legno turchese provengono da ogni dove: ci sono italiani e no, romani e fiorentini, napoletani dei quartieri popolari e quelle di zone altolocate.
L’ambiente è arredato con i tipici ninnoli napoletani: San Gennaro, ‘o scartellato, ‘o cuorno, ‘o fierre ‘e cavall, ‘o munaciello, ‘o tamburriello, mentre come sottofondo si sente Gragnaniello, Senese, Pino Daniele…
Il Personale è costituito dal valentissimo Chef Raffaele (sempre di nero vestito!), dall’aiuto-cuoco Titta (dinamicissima, sorridente, formosa e preparatissima Moglie del Titolare, Gaspare), da Davide (autentico “Padrone della Sala esterna”), da Antonio (“‘o chiattone”), da Claudio, sotto la visione attenta del già citato Gaspare.
I vari avventori leggono, con estremo interesse, il menù che prevede antipasti di terra, antipasti di mare, primi piatti, secondi di terra, secondi di mare, insalatone, contorni, dolci, frutta, vini: osservando i piatti portati a tavola, si riesce subito a capire cosa è più richiesto, ovverossia, i vermicelli alla Nerano, il risotto alla Concetta, i mezzanelli allo scarpariello, pasta e fagioli alla marinara per i primi piatti, baccalà alla Concetta, polipo alla brace, alici fritti e frittura di paranza per i secondi di mare.
Ma, al di là e al di sopra della qualità dell’eccellente cibo, colpisce anche l’atmosfera creata con l’humour del richiestissimo Davide, con la simpatia di Antonio, con la solerzia silenziosa di Claudio, con la bravura di Raffaele, con la verve di Titta, con l’efficienza di Gaspare…

EMILIO VITTOZZI 

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‘NTRETELLA

Vico Maddalenelle degli Spagnoli a Napoli dov’è? Mah! Sarà nella zona dei Quartieri Spagnoli… Si, proprio lì, a pochi passi dalla centralissima Via Toledo.

Dal 6 luglio di tre anni fa, in un locale assai caratteristico c’è la Pizzeria con Friggitoria “’Ntretella”, aperta tutti i giorni per tutto l’anno, dalle 12 alle 24.

Da quel dì, la neonata attività commerciale si è pubblicizzata con passaggi sugli schermi delle stazioni ferroviarie e con il “passaparola” dei clienti.

La pizzeria, che ha ben 100 coperti, è frequentata da “bella gente” (turisti, artisti, VIP), attratti dalla bontà dei prodotti offerti e dalla peculiarità della struttura, che assomiglia molto ad un “Museo” con attrezzi da lavoro, di un tempo che fu, in bella mostra, con una pavimentazione stradale, con le mura portanti di una segheria.

Ci lavorano ben 13 persone: deus-ex-machina Mariarosaria, mix di arguzia, simpatia, dinamismo. E’ attorno a lei, infatti, che tutto ruota, a cominciare dal simpaticissimo Emilio, il cameriere “chiattone”.

Il rapporto qualità-prezzo è ottimo ed, in più, non si paga né coperto, né servizio, con wifi gratuito free!

Detto questo ci si imbatte nella tovaglia di carta che poi è il menù su cui è dettagliata tutta l’offerta.

Le pizze sono ben 26: le più caratteristiche sono “Fornarina”, “Bolognese”, “Fiori di zucca e ricotta”, “Parmigiana”, “Carcioffola”.

Le pizze fritte 3: “Montanara”, “Genovese”, “Completa”.

Da precisare che le verdure e gli ortaggi adoperati, rigorosamente stagionali, provengono da un orto a conduzione familiare situato in pieno Parco Regionale del Taburno (una zona che non tutti conoscono ma che meriterebbe maggiore visibilità!) mentre gli antichi pomodori di Napoli Agrigenus, il sale marino di Trapani e il chinotto di Savona sono presidi Slowfood.

Non manca il fritto di terra (crocchè di patate, arancino, frittatina di bucatini, fiori di zucca in pastella), né il fritto di mare (calamari, gamberi rossi, alici di Pozzuoli, baccalà fresco a trancetti, fritto di alici di Pozzuoli), né salumi e formaggi.

Da bere? Una Falanghina denominata (con intelligenza tutta partenopea) Brut(to) “Terrone”, Aglianico di Paupisi, birra alla spina.

I dolci sono tutti artigianali (in primis, la delizia al limone di Amalfi!) così come i digestivi finali (sublime l’arancello!).

Caratteristica della Pizzeria “’Ntretella” il menù bimbo che comprende una margherita a libretto, patate fritte, ½ acqua, dolcetto o gelato naturale.

Il tutto in un ambiente pulito, fresco, con personale attivo ma non invadente, che ti permette di gustare tutto senza affanni (se non ci sono clienti in attesa…).

Andateci, ne vale la pena: parola di Emilio Vittozzi

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Hanno ucciso l’uomo ragno… 23 maggio 1992

di Tonino Scala

Hanno ucciso l’uomo ragno uscì nell’estate del 1992, era una canzone degli 883. Ormai non la passano più per le radio, ma ogni 23 maggio mi ritorna in mente. Perché? Molti critici in quel lontano 1992 l’associarono, sbagliando, a quel 23 maggio, giorno in cui la mafia uccise a Capaci, Giovanni Falcone, sua moglie e tre uomini della scorta, segnando le nostre esistenze, quelle di una generazione. Era una semplice canzone che aveva un altro significato. L’uomo ragno rappresentava il senso di non identificazione con il mondo degli adulti. Quando si cresce si lasciano da parte alcune cose del mondo della fantasia che appartengono alla nostra gioventù. “Hanno ucciso l’uomo ragno chi sia stato non si sa, forse quelli della mala, forse la pubblicità. Hanno ucciso l’uomo ragno, non si sa neanche il perché avrà fatto qualche sgarro a qualche industria di caffè…” l’associazione alla strage di Capaci fu semplice, poi per fortuna gli anni passano, i capelli bianchi aumentano e ti rendi conto di una cosa a dir poco banale: gli eroi, i super eroi non muoiono mai! ;) Le loro idee continuano a camminare sulle gambe degli uomini e sui volti dei tanti ragazzi che oggi in giro per il Bel Paese fanno memoria. E poi come dice la canzone “… Quel che è successo non ci fermerà il crimine non vincerà…”

Ps Nella foto un ragazzo è travestito da Superman lo so, quella ho trovato, ma il significato non cambia 

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