PARLARE DI PACE A… 60 ANNI

Mercoledì 31 gennaio 2018 – ore 6,00 – fuochi d’artificio rompono il silenzio della notte: si spara perché è la festa del Santo Patrono della Città di Portici, San Ciro. Mi alzo perché già so che non riprenderò sonno. Vado in cucina a prepararmi il primo caffè della giornata, il più importante: quello del risveglio mattutino.

In un angolo del tavolo c’è una copia de “la Repubblica” del giorno prima. E la mente inizia a viaggiare… Martedì 13 febbraio compio 60 anni.

Come sempre mi capita in queste occasioni, ma anche a Natale, a Pasqua, a Sant’Emilio, mi soffermo, ad inizio di giornata, a riflettere su di me e sulla mia vita.

Non sono uno scrittore, né un giornalista anche se sono più di 45 anni che esterno le mie emozioni, i miei sentimenti, il mio “essere” su carta o dinnanzi ad un microfono. Fra le tante iniziative che ho intrapreso, forse, quella che mi ha dato più soddisfazioni è stata quella di aver scritto un libro, “Quella sporca dozzina”, con il mio fraterno amico Tonino Scala, che parla di Pace e il cui ricavato va alle Vittime innocenti della camorra! Finora sono state ben 20 le “presentazioni”, tutte riuscite, dovunque siano state organizzate: Portici, San Giorgio a Cremano, Napoli, Castellammare di Stabia, Pascarola, Casoria, Boscoreale, Scafati, Poggiomarino, Caserta, Sarno, Giugliano…

Il libro, nonostante la data di uscita (gennaio 2012), è sempre di attualità perché il tema “Pace” è di quelli sentiti: di Pace si sente sempre il bisogno…

Parlarne con bambini di Scuola Elementare o con studenti di Media Superiore, con anziani o ad un pubblico eterogeneo per età, è cosa buona e giusta, eccitante come poche: sapere che, per due ore pomeridiane, si è stati preferiti a Barbara d’Urso, a Maria de Filippi o Cristina Parodi (tanto per citare solo tre “pezzi grossi” della televisione) è cosa assai gratificante, che fa bene al cuore…

Anche al cuore di un (quasi) sessantenne con tanto di impianto di defibrillatore automatico biventricolare, dopo una frattura del capitello radiale destro, una triplice frattura malleolare destra, un infarto e un edema polmonare….

Che si canti “Imagine”, “We shall overcome”, “Dio è morto”, “Auschwitz”, “Il mio nome è mai più” dal vivo o le si ascolti da un dvd è quasi una “liberazione”, un “mantra”; ascoltare bambini (che hanno letto il libro in precedenza) che spiegano ad altri bambini e ai rispettivi genitori chi sia stato Aldo Capitini (ideatore della Marcia della Pace Perugia-Assisi) o don Tonino Bello (presenti nel libro con Madre Teresa di Calcutta, Nelson Mandela, Martin Luther King, Antonino Caponnetto, Oscar Romero, Helder Camara, Giorgio La Pira, Peppe Diana, John Lennon ed Alex Zanotelli) è come una lezione di “educazione civica”, una sorta di “coltivazione della memoria storica”.

Nel frattempo, in attesa di altre entusiasmanti “presentazioni” con Tonino Scala, continuerò a leggere “la Repubblica”, “il Manifesto”, “la Gazzetta dello Sport”, ad ascoltare Lucio Battisti, Pino Daniele, Pierangelo Bertoli, i “Nomadi”, a tifare Inter, a votare realmente a Sinistra (“Liberi e Uguali” di Pietro Grasso)…

EMILIO VITTOZZI

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Ed è subito sera al liceo Severi. La recensione di Chiara IV H

L’altro giorno sono stato al Liceo. Il mio Liceo, il Liceo F. Severi dove ho trascorso una parte importante della mia vita non solo scolastica. Ero lì non per parlare con i genitori di mio figlio che frequenta la stessa scuola, ma per presentare un mio libro. Un romanzo, Ed è subito sera, dal quale è stato tratto un film. Tante le emozioni, è sempre bello tornare, è sempre utile ricordare la gioventù, ma è stato altrettanto bello ascoltare la recensione di una ragazza, Chiara, del libro  oggetto di quella interessante presentazione. L’ho voluta socializzare con voi.

Di Chiara Galasso

Un ragazzo con i desideri in tasca e i sogni tra le mani. Una vita serena, la corsa di chi è giovane e insegue la pace, senza darsi pace. Tutto normale a Napoli, nonostante tutto quello che c’è sempre stato Dario sa che non lo riguarda, non cambia nulla cosa succede intorno, Dario è indifferente.

L’indifferenza ci divide tutti in bianco e nero. Non basta far finta di niente, non basta “non sono affari miei” non basta dire “lascia che si uccidano tra di loro”: tutto questo conviene fino al momento in cui non vengono toccati i nostri interessi, e mi ci metto anche io perchè non curarsi di tutto questo è facilissimo. Allora se questa indifferenza è davvero nostra, se questa indifferenza ci appartiene, di diverso dalle persone di cui fingiamo di non conoscere l’esistenza abbiamo solo il sangue sparso e la pistola. Se siamo indifferenti, allora siamo anche noi il nero, siamo anche noi che stiamo uccidendo in silenzio. In mondi come il nostro, in città come la nostra tacere è un’arma di cui non conosciamo la potenza, o meglio di cui preferiamo ignorare la potenza. L’indifferenza trasforma il sangue in acqua: non è né compromesso, né grigio, né comoda soluzione, ma è soltanto complicità. E siate consapevoli che a lungo andare il silenzio e l’indifferenza da complicità passano a essere collaborazione.

Chiunque evita di ammettere ciò che ha intorno vive in una gabbia. Sentirci in trappola in questo nero, nel buio, nella città che fa paura, nei vicoli vuoti, nelle serate in cui devi ritirarti più presto dei tuoi amici perchè abiti in un brutto quartiere, è tutto risultato dell’indifferenza. Nonostante tutto ci sono i colori, tanti colori, sono quelli che ci fanno pensare che è giusto fare finta che vada tutto bene.

Vi è mai capitato di sentire la frase “si sono rotti gli equilibri”? Certo che ci vuole una faccia, una bella faccia per chiamarli equilibri. Questi “equilibri” sono facciata, rappresentano che ci sentiamo minacciati davvero soltanto nel momento in cui si “rompono”. Definireste mai “equilibrio” lasciarsi invadere e calpestare dal male, vedere tutto ciò che è attorno a noi distruggersi completamente, vedere tutte le speranze crollare, sottomettersi al male per paura? Se per voi tutto questo è equilibrio, allora continuate pure a guardare, restate complici di quello che vi sta accadendo, restate in silenzio davanti a quello che un giorno potrebbe rendere vittima chiunque di noi.

Napoli: una Babele, tante voci, tante grida, tanti silenzi, e tocca restituirle i colori che le hanno tolto e che hanno rimpiazzato col nero, il grigio e il buio;tocca restituirle il profumo che ha perso, quello di sole, di mare e di caffè, e che hanno rimpiazzato con la spazzatura che brucia, pensando che non ce ne accorgessimo.

Ci ribelliamo per tante cose e poi stiamo zitti quando in gioco ci siamo noi, la nostra terra e il nostro futuro tutti insieme. Molti dicono “non è giusto” e invece a noi basterebbe solo scegliere da che parte stare, bianco o nero.

La testimonianza è una corda che unisce tutte le voci possibili, le lega e poi le tira tutte su, ci fa urlare, è l’unica che può colorare di nuovo quello che abbiamo attorno.

Io non voglio che siano gli altri a decidere per me, non voglio che decidano loro di cambiare i colori, i profumi e il futuro;vorrei chiedere a tutti quelli come me se si sentono soddisfatti, vorrei vedere urlare chi resta in silenzio, vorrei vedere la gente per strada che non ignora la terra dove sta camminando, vorrei che la mia terra non continuasse ad essere calpestata, abusata, distrutta, insanguinata, bruciata, consumata, sfruttata, svuotata. . . ed è subito sera.

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VIVA RENZO ARBORE!

di Emilio Vittozzi

Nella “Sala Dorica” dell’affascinante Palazzo Reale di Napoli, sito nella suggestiva Piazza del Plebiscito, dal 23 dicembre 2017 al 1° maggio 2018, sono visibili le famose collezioni di oggetti di plastica del notissimo showman Renzo Arbore: radio, occhiali, borse, bigiotteria ed altri gadget di ogni tipo acquistati in tutto il mondo; ma anche i coloratissimi gilet, camicie, cravatte e cappelli…

E’ un vero e proprio viaggio nell’allegria della Mostra “Neapolitan memories and songs by Renzo Arbore and his tv shows and absolute inutilities” con un unico leit-motiv: “Lasciate ogni tristezza voi che entrate”.

E così è stato per chi scrive, ben felice di pagare € 6,00 per ammirare una gran bella mostra organizzata dalla Regione Campania, con il Polo Museale della Campania, l’Archivio Sonoro della Canzone Napoletana e Teche Rai.

Una visita che può durare anche due-tre ore per vedere tutto quel che esposto e per ascoltare parte di una colonna sonora di oltre 50 anni targata Renzo Arbore.

Ci sono anche Massimo Troisi, Marisa Laurito, Mariangela Melato, le ragazze cocodè di “Indietro tutta”, ecc. ecc….

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VOTO DI SCAMBIO O… SCAMBIO DI IDENTITA’?

Il parroco don Camillo è un personaggio letterario creato dallo scrittore Giovannino Guareschi, opposto al “nemico” (ma non troppo…) Peppone, sindaco comunista.

Nelle elaborazioni cinematografiche don Camillo, interpretato da Fernandel, è il curato di Brescello; Peppone, Gino Cervi, è Giuseppe Bottazzi, a capo di un agguerrito seguito rosso schierato contro le “truppe clericali”.

Don Camillo, in pratica, è la sintesi delle vite di tre sacerdoti realmente vissuti: don Camillo Valota, don Ottorino Davighi, don Giovanni Bernini.

Peppone, invece, non è altro che la trasposizione cinematografica di eletti a primi cittadini del fortissimo Partito Comunista Italiano dell’epoca.

Cinque sono stati i film girati sulla diatriba Don Camillo vs Peppone, fra il 1952 e il 1965: nonostante sia passato tutto questo tempo, risultano ancora gradevolissimi, tanto è vero che le emittenti televisive nazionali e locali continuano a trasmetterli.

Una sorta di remake di “guareschiana memoria” si è svolta nell’accogliente locale di “Eccellenze Costiera”, sito nella Galleria della Stazione Centrale di Piazza Garibaldi a Napoli.

Ho donato a Nicola Cafasso una t-shirt rossa recante la storica scritta “CCCP” con il simbolo della falce e martello, ricevendo, in cambio, una t-shirt nera quasi “sacerdotale” appartenuta al compianto Mimì, padre di Nicola, di cui ero amico (al punto da tenerne il “ricordo” durante i funerali!).

Tutto ciò avveniva nel luminosissimo locale gremito di clienti stranieri che osservavano la scena, terminata con un ottimo caffè del diligente ed efficace barman Pablo.

In questo scambio di t-shirt c’è la mia immutata stima nei confronti di un collega che non c’è più come Mimmo; la mia simpatia rispetto ad un giovane collega quale Nicola che, credo, sia ricambiata; la mia personale fede nei Valori delle due ideologie che, per me, non sono assolutamente all’antitesi.

Nell’informale chiacchierata prima e dopo le foto, si è parlato di sindaci come Giorgio La Pira, di sacerdoti come don Tonino Bello, padre Alex Zanotelli, don Gallo, don Puglisi, don Diana, di politici come Enrico Berlinguer, Sandro Pertini, Pietro Nenni: Uomini che realmente hanno lasciato un segno, una traccia e certamente non per ruberie, trasformismi e “bunga bunga”!

EMILIO VITTOZZI

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IERI, OGGI E SEMPRE: “NO AL RAZZISMO!”

I telegiornali mandano in onda, a tutte le ore, immagini raccapriccianti di barconi stracolmi di disperati in balie delle onde del mare e di “scafisti-negrieri”.

Si, il razzismo nel 2018 non è stato ancora sconfitto! Anzi…

L’ultimo a dimostrare la sua indole è stato Attilio Fontana, Candidato per il Centro-Destra alle Elezioni Regionali della Lombardia: “La razza bianca è a rischio”.

Una frase orrenda, allucinante, detta da chi vorrebbe gestire la “res publica” della più importante regione italiana.

Nei treni, nei bus, nelle file alle Poste, in banca, al supermercato è assai facile sentire casalinghe ed operai inveire contro il “diverso”…

Ecco perché ricordare e celebrare è un atto indispensabile e necessario, ma serve anche un rinnovato impegno nell’educazione, nella cultura, nel dibattito pubblico del Paese, affinchè si possa dire, finalmente, “Mai più!” di fronte ai rigurgiti di un’ideologia politica che avremmo dovuto lasciare alle spalle dal 1945…

Invece alle prossime elezioni si presenteranno formazioni politiche che si richiamo esplicitamente a quelle tesi: Casa Pound, Forza Nuova, Movimento Idea Sociale, Fasci di Combattimento, Movimento Sovranista, Fiamma Tricolore, Destre Unite, ecc. ecc…. (anche se avranno percentuali da prefisso telefonico…).

 

- Il 27 gennaio è il giorno della memoria, l’occasione per ricordare tutte le vittime dei campi di concentramento nazisti: ebrei, cattolici, socialisti, comunisti, omosessuali, zingari, disabili.

Vorrei, però, che in tale occasione si ricordassero le vittime di tutti i campi di concentramento del mondo intero, nessuno escluso.

Ricordiamoci, inoltre, di tutte le donne uccise per mano di uomini che dicevano di amarle; tutti gli omosessuali uccisi per mano di uomini che, caso mai, la notte li cercavano, nell’oscurità; tutti i disabili uccisi per costruire un mondo… sano, perfetto, bello come vogliono le teorie dei super-uomini bianchi.

 

- Io ricordo Elisa Springer, deportata nel campo di Auschwitz nel 1944 da parte delle bestie naziste…

Figlia unica di una famiglia ebrea (di origini ungheresi), nacque a Vienna il 12 gennaio 1918, rimase prigioniera fino al maggio del 1945, riuscendo a sopravvivere alle terribili condizioni di vita del campo.

Della sua storia ne fece libri-testimonianza: “Il silenzio dei vivi” (1997) e “L’eco del silenzio” (2003), entrambi “Marsilio Editori”.

I due libri hanno dediche esplicative, che fanno riflettere il lettore: “Alla memoria dei miei genitori, dei miei cari e a tutti i martiri dei lager. Al mio adorato figlio Silvio e a Claudia” / “La misura dell’amore è amore senza misura – Sant’Agostino”.

Libri che parlano di Auschwitz, Bergen-Belsen, Buchenwald, Mauthausen, Majdanek, Trebljnka e di tutti i lager nazisti.

Nella foto si intravede il tatuaggio-marchio degli ebrei prigionieri dei campi: A – 24020.

Morta a Matera il 20 settembre 2004, per me rimane il simbolo della follia nazista, dell’abbrutimento dell’uomo sull’uomo, della schiavitù. Dalla sua bocca (l’ho intervista dinnanzi ad un foltissimo ed attento pubblico a Portici) uscivano parole dense di amarezza, di dolore per quanto vissuto sulla propria pelle, con il grande rammarico di essere sopravissuta a differenza di tantissimi altri, a cominciare dalla vicina di baracca Anna Frank…

Chi vuole può conoscerla un po’ di più acquistando i sopraccitati libri o, perché no?, ricordarla ascoltando “Auschwitz” nella versione di Francesco Guccini, dei “Nomadi”, della “Equipe 84”, dei “Modena City Ramblers”, dei “Tazenda” o di Ligabue.

Io, intanto, resto testimone della sua storia affinchè non se ne perda il “ricordo” nella moltitudine di tutte le vittime più “famose” che in questi giorni vengono ricordate!

 

- AUSCHWITZ -

Son morto con altri cento, son morto ch’ ero bambino,

passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento….

Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento

nel freddo giorno d’ inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento…

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:

è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento…

Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello

eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento…

Ancora tuona il cannone, ancora non è contento di sangue la belva umana e

ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare

a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà…

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare

a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà…

 

EMILIO VITTOZZI

 

 

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CATTOCOMUNISMO

di Emilio Vittozzi

La foto potrebbe essere stata scattata in una periferia del Nord o in un paesino del profondo Sud.

Ciò non ha assolutamente nessuna importanza. E’ una foto vera, reale. Un’immagine che, in un certo senso, racchiude due filosofie, la cattolica e la comunista. Una sorta di Peppone e don Camillo di “guareschiana memoria”.

Don Camillo è un personaggio letterario creato dallo scrittore Giovannino Guareschi, opposto al “nemico” Peppone, Sindaco Comunista.

Nelle elaborazioni cinematografiche don Camillo, interpretato da Fernandel, è Parroco di Brescello; Peppone, Gino Cervi, è l’amico-nemico.

In pratica, il diavolo e l’acqua santa…

Così potrebbe chiamarsi ‘sta foto.

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Chiude una libreria non si aprirà un portone

 di Tonino Scala

Chiusa una libreria, non si aprirà un portone, ma si chiuderanno ancor più le porte della nostra mente collettiva. Mi rattrista la notizia e non solo per Tina, per i ragazzi che lavorano in quella struttura tra le più belle della Campania. Non sto esagerando, il complesso Stabia Hall è uno dei bauli culturali polivalenti privati più interessanti che la nostra regione ha al suo attivo. Dico non solo per i lavoratori perché non sono i soli a perdere qualcosa, perdiamo tutti, perdo io, perdi tu, perdiamo noi, perde la città. Già so la domanda dei tanti: e il comune? Conosco anche la risposta che ci staremo dando davanti allo specchio della nostra ipocrisia: La politica doveva fare qualcosa! La politica deve sempre fare qualcosa, ma noi? Bello lavarsi le mani è lo sport che più amiamo! Penso che il problema sia altro, che riguardi la mia città, ma il mio paese nel complesso. Leggiamo poco, leggiamo in pochi e sempre meno. Perché? Son tante le ragioni, ma non sto qui per mettermi sul piedistallo e pontificare, non amo fare questo esercizio retorico molto in voga. Provo a dare risposte innanzitutto a me stesso facendo un sano esercizio di autocritica. Son fatto così provo a guardare i miei limiti come individuo prima di lanciare frecce o sassi agli altri. Ricordo una versione di latino che Camilla, la mia prof del biennio del liceo, ci assegnò come compito in classe: le due bisacce. Il sunto di questa bella favola è questo: Giove ci impose due bisacce: ci mise dietro quella piena dei nostri difetti e davanti, sul petto, quella con i difetti degli altri. Perciò non possiamo scorgere i nostri difetti e, non appena gli altri sbagliano, siamo pronti a biasimarli. Inutile dire che non presi la sufficienza, ma questo c’entra poco con il ragionamento. L’unica cosa che migliora i nostri “difetti” è la lettura che nutre il pensiero e l’animo. Quando siamo davanti ad un libro, bello o brutto che sia, facciamo i conti non noi stessi. Noi i conti non li vogliamo fare, questo il problema a mio modesto e sommesso avviso. Non siamo più abituati a ragionare proprio perchè non leggiamo più. Nel 2016 nel nostro paese sono state circa trentatré milioni le persone con più di sei anni che non hanno letto nemmeno un libro in un anno. La lettura induce a un rigore di pensiero, di logica e ci dà un approccio razionale al mondo. Chiude una libreria perché non abbiamo più voglia di sognare, di osare la speranza, di cambiare prima noi stessi. Una libreria, così come un libro allungano la vita rendendola ricca e movimentata, abbiamo deciso in modo collettivo di renderla più breve e piatta. Un libro è un oggetto rivoluzionario, ma noi la vogliamo fare la rivoluzione?

Migliorando noi stessi, miglioreremo anche il nostro paese. Pensare che la colpa sia sempre del nostro vicino, del politico che però votiamo ci libera da responsabilità che sono anche nostre e ci fa navigare nella melma.

Buona giornata e buona traversata a tutti noi.

 

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L’albero della buona idea

di Emilio Vittozzi

Valeria Verolino, quarantenne napoletana, durante la stesura di questo libro, ripeteva “Non sono una scrittrice ma sto scrivendo col cuore”…

Il desiderio irrefrenabile di scrivere per ricordare Attilio Romanò, suo collega al call center della Wind a Pozzuoli, ucciso il 24 gennaio 2005 nel suo negozio di telefonia Mediatel in Via Napoli a Capodimonte dalla camorra della zona, il clan Di Lauro.

Attilio, un ragazzo come tanti, impegnato su due fronti separati ma collegati: il call center e il suo negozio.

Era sposato da soli quattro mesi con Natalina, la sua fidanzata di sempre, conosciuta quando aveva sedici anni…

Attilio aveva la delicata abitudine di donare l’8 marzo rametti di mimosa alle sue colleghe; da quando è stato ucciso la signora Rita, l’amata mamma, ripete il suo gesto in quella data! Nel ricordo di Attilio, team leader della Wind, è stato piantato un albero di mimosa, tutto giallo, nel giardino del call center della Wind dove lavorava: si chiama “Albero della buona idea” perchè Attilio aveva sempre una buona idea e gli piaceva rispondere così ogni volta che poteva…

Attilio, una delle tante, troppe, Vittime innocenti della criminalità organizzata in Campania, non deve essere dimenticato: nè lui, nè tutte le altre…

Ecco il motivo di questo delicato libro di Valeria Verolino, che si legge con estrema facilità, lasciando al lettore un vago sapore di amarezza con una speranza: che la morte di Attilio, come quella di tutte le altre Vittime, non sia vana!

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LA CANTATA DEI PASTORI

di Emilio Vittozzi

Grande successo di critica e buona risposta del pubblico ha avuto “La cantata dei pastori” – Concerto di Natale / Special Tourist (Free entry), svoltasi nell’accogliente “Domus Ars”, il Centro di Cultura di Via Santa Chiara a Napoli.
Curata dall’impareggiabile Carlo Faiello, ha visto la partecipazione di Mimmo Maglionico, Fiorenza Calogero, Maria Teresa Iannone e Pietro Quirino, musicalmente supportati dal Quartetto Santa Chiara Orchestra.

In questa versione, quasi esclusivamente basata sulle musiche di Carlo Faiello e di Roberto de Simone, brillano le esibizioni di Mimmo Maglionico, un virtuosista dei flauti, Fiorenza Calogero, soave voce, Maria Teresa Iannone, elegante declamatrice, e Pietro Quirino, autentico “padrone della scena” con la sua potente voce, la sua significativa gestualità, la sua coinvolgente verve, la sua enorme educata modestia: un’autentica sorpresa per chi, come chi scrive, non lo aveva mai ascoltato!
Un consiglio per chi legge: se Vi imbattete in un cd di Mimmo Maglionico, di Fiorenza Calogero o di Pietro Quirino, non abbiate timore; acquistatelo senza ombra di tentennamento, perché ne vale veramente la pena…
Parola di Emilio Vittozzi

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CENTO PAROLE…

 

Con la generosità che lo contraddistingue in famiglia, mio cognato Lello mi regala un libro acquistato alla “Libreria Iocisto”, sita in Via Domenico Cimarosa n°20 a Napoli: si tratta de “Il libro dei libri in cento parole” di Autori vari – l’Erudita edizioni.

E’ il quarto libro di tal genere a cura di Vincenza Alfano, insegnante di Letteratura: di cosa tratta questo? Cento autori raccontano i loro irrinunciabili libri, amati al punto da “presentarli” in cento parole. Ognuno con il suo stile, hanno scavato nei propri ricordi, scolastici e no, focalizzandoli in un libro che è rimasto nel loro cuore, lasciando un indelebile segno nella propria vita: le proprie emozioni, così, vengono “rispolverate” dal tempo trascorso dalla lettura e condivise con altre persone. E’ un invito, in fin dei conti, a leggere, a leggersi “dentro”, in un contesto generale di estrema frenesia in tutto: dalla lettura ai rapporti umani, dalla tavola a…

Leggendo l’elenco dei cento libri si scopre della vastità della scelta: ad esempio, c’è “Il deserto dei tartari”, “Và dove ti porta il cuore”, “Il giorno della civetta”, “L’insostenibile leggere dell’essere”, “Il cacciatore di aquiloni”, “Il senso del dolore”, “Il gabbiano Jonathan Livingston”, “Il ritratto di Dorian Gray”, “Il vecchio e il mare”, “Il diario di Anna Frank” (per citarne solo dieci).

Ma ci sono anche autori che hanno scelto lo stesso libro: “Un uomo”, “Il piccolo principe”, “Cent’anni di solitudine”.

“Sostiene Pereira”, addirittura, è stato scelto ben tre volte…

A mio modesto parere penso che quest’opera possa essere un buon regalo per Natale, da regalarsi o da regalare, proprio per il piacere di leggere, spegnendo la televisione di Mamma Rai o del Cavaliere “mascarato” con i programmi delle varie Caterina Balivo, Barbara d’Urso, Maria de Filippi o Cristina Parodi…

E’ un intelligente modo di rapportarsi con gli altri, anche se non si conoscono personalmente.

Ah, dimenticavo: il mio libro è “Quaquaraquà” di Tonino Scala (a pagina 105).

 

EMILIO VITTOZZI

 

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