Ed è subito sera tratto da un mio libro il 21 marzo al cinema

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“Ed è subito sera” al Los Angeles Italia Film

Parteciperà al “Los Angeles Italia film” la pellicola cinematografica “Ed è subito sera” tratta dall’omonimo libro di Tonino Scala e diretta da Claudio Insegno. Girato interamente ad Albanella nel salernitano, il film narra la vita romanzata di Dario Scherillo ucciso per errore dalla camorra il 6 dicembre del 2004 durante la seconda guerra di Scampia. Nella pellicola così come nel libro, la vita di Dario si intreccia con quella di altri due giovani, il figlio di un magistrato, suo amico, e con quella di un delinquente chiamato ‘o muccuso. La feroce ascesa di baby boss sanguinari. Il racconto tagliente di una Napoli indifesa, in balia di spietati criminali. Il disprezzo nei confronti di chi vive onestamente ma soprattutto il forte senso di precarietà esistenziale. Dà sfondo alla vicenda la normalità, il quotidiano della famiglia Scherillo, i sogni, i progetti, le speranze del giovane Dario. Ed è proprio su questo che punta l’attenzione del lungometraggio: come la delinquenza possa entrare e condizionare la vita di ognuno di noi. L’obiettivo principale è quello di sensibilizzare le coscienze e smuoverle contro l’indifferenza. A produrlo una giovane casa di produzione indipendente La Pdr produzioni di Napoli, nel cast Franco Nero, Gianluca Di Gennaro (che interpreta Dario Scherillo), il compianto Salvatore Cantalupo, Gaetano Amato, Paco De Rosa, Gianclaudio Caretta, Fabio Toscano, Stefania De Francesco, Simona Ceruti, Alfredo Nuzzo, Ciro Ceruti, Sandro Ruotolo nei panni di Sandro Ruotolo primo giornalista ad accorgersi che si trattava di vittima innocente di camorra.

La 14esima edizione del Los Angeles Italia Film Festival 2019 sarà presieduta da Maria Grazia Cucinotta, Hayma Washington, già presidente degli Emmys e Igino Straffi, re dell’animazione italiana e si terrà dal 17 al 23 febbraio.

La kermesse, che precede la notte degli Oscar, sarà dedicata al regista Francis Ford Coppola, 80 anni il prossimo 7 aprile e alla città di Matera, capitale europea della cultura 2019.

Andy Garcia e Franco Nero Leggende del cinema mondiale saranno premiate il 17 febbraio all’apertura del “Los Angeles Italia Film Festival” l’ormai classico evento che punta i riflettori sul cinema italiano al Chinese Theatre di Hollywood nella settimana precedente alla notte degli Oscar con la partecipazione di numerosi candidati alle prestigiose statuette.

And Suddenly It’s Evening (Ed è subito sera) sarà proiettato al TCL Chinese 6 Theatres di Hollywood il 19 febbraio alle 20,30 ad introdurre la pellicola sarà l’attore Franco Nero che vestirà nel lungometraggio i panni del magistrato.

Ed è subito sera, il film sulla vita di Dario Scherillo è una pellicola di impegno civile che uscirà nelle sale italiane il 21 marzo, primo giorno di primavera, ma anche il giorno in cui si celebra la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Il film è dedicato non solo a Dario, ma a tutte le vittime innocenti di tutte le mafie e a Salvatore Cantalupo, il famoso sarto del film Gomorra, che, quest’estate, con la sua dipartita ha lasciato un vuoto incolmabile.

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NON LASCIAMOLO SOLO

Quando una pizza e un bicchiere di vino possono essere ancor più graditi in quanto segni di un piccolo-grande gesto di Solidarietà…

Otto mesi fa, un giovane del celebre quartiere di Forcella decide di “cambiar vita” aprendo una pizzeria-trattoria nella zona, in una traversa vicina alla centralissima Via Duomo, proprio a pochi passi dalla cattedrale partenopea, di fronte agli scavi di una villa romana con mitreo.

Questa è la storia di Mario Granieri, titolare della Pizzeria “Terra mia” in Via Carminiello ai Mannesi, che il 4 gennaio ha trovato la serranda del suo esercizio commerciale bucherellato da proiettili calibro 9.

Un avvertimento della malavita organizzata locale? Una “bravata” (se così si può definire tale gesto)?

Certo è che la moglie di Mario ha paura, così come molti suoi clienti…

L’affluenza, da quel dì, diminuisce notevolmente, anche perché “Terra mia” non ha il “potere mediatico” di Gino Sorbillo, la cui pizzeria, invece, ha subito l’esplosione di una bomba, riportata da tutti i mass-media.

Mario non vuole lasciare Napoli!

Non vuole far “morire” la sua pizzeria!!

Non vuole darla vinta a chi, nel buio, vigliaccamente, esplode colpi di pistola o piazza bombe!!!

Cosa si può fare per Mario e “Terra mia”?

Frequentare la sua pizzeria, come prima, più di prima…

Anche perché oltre a margherita, bufalina, capricciosa, 4 gusti, diavola, carrettiera, stella, fiocco, ripiena, mimosa, siciliana (ed altre ancora), si può scegliere anche fra pizza fritta, saltimbocca (di vari tipi) e primi piatti tipici della cucina napoletana tradizionale.

Il locale di Mario è su due piani: a pianoterra c’è la cucina, il bagno, il forno e un paio di tavoli; sopra ci sono due sale comunicanti. Il servizio è efficiente, la pulizia anche. Nessuna televisione, nessuna radio a dar fastidio, impedendo così il dialogo. Il cliente viene quasi “coccolato”, assistito, consigliato. C’è tranquillità: i rumori? Quelli delle posate, dei bicchieri, delle risate degli astanti. Il rapporto qualità-prezzo è accettabile: in due, ad esempio, si spendono circa 30 euro per pizza, vino e dolce finale (gli angioletti con zucchero e nutella, davvero squisiti!).-

EMILIO VITTOZZI

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L’amante del federale

Non so quanti, fra chi mi legge, sono le persone che hanno visto il film “Novecento”, diretto nel 1976 da Bernardo Bertolucci, con un cast internazionale (Robert De Niro, Gerard Depardeu, Burt Lancaster, Donald Sutherland, Dominique Sanda, Stefania Sandrelli su tutti gli altri)…

L’opera è un dramma storico ambientato in Emilia, così questo primo libro di Serena Grandi, nota soprattutto per i suoi tanti film (“Miranda”, “Desiderando Giulia”, “Teresa”, “Rimini Rimini” per citarne solo quattro).

La copertina può indurre in errore in quanto riproduce una bella foto in bianco e nero della prosperosa attrice, nata a Bologna il 23 marzo 1958, in abiti discinti; il termine “amante”, poi, fa pensare ad un libro erotico, denso di pagine hot…

Invece è un gran bel libro di costume, basato sulla storia di una ragazza di campagna che scopre di avere un’unica possibilità di riscatto dalla miseria dei tempi di guerra: il proprio corpo.

Emilia parte dalla campagna emiliana per raggiungere la sua terra promessa, Parma. Durante il viaggio incontrerà Padre Joseph Moreno, incontro che le trasformerà la vita…

Attorno a lei, la “Triestina”, Helmut, il “dottor gentile”, la signora Maria, il gerarca fascista Antonio Benincasa, Rodolfo l’amante della signora Maria, il ricco Vittorio, suor Alizèe, Amelia la contadina, i piccoli Antonio e Stella, Madre Illuminata, le squadracce in camicia nera.

Le 123 pagine prendono il lettore coinvolgendolo in una zona del Nord d’Italia, facendolo assaporare i gusti di quel periodo, fra l’ascesa e la caduta del Fascismo e la vittoria della Resistenza.

A me l’opera è piaciuta e pertanto ne consiglio la lettura.

SERENA GRANDI

“L’amante del federale”

Tullio Pironti Editore

EMILIO VITTOZZI

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“LACRIME NAPULITANE”

L’Amico Emilio Vittozzi aveva già recensito il libro il 27 ottobre scorso su questo sito; martedì 29 gennaio l’ha presentato alla Biblioteca “Fernando Origo” del Cral della Circumvesuviana di Napoli-Porta Nolana, con la presenza dell’Autore, Gaetano Amato, del Chitarrista Alberto d’Angelo, del Presidente Gianfranco Lombardo, di vari Lavoratori della gloriosa ex Circumvesuviana e di Tonino Scala.

Emilio ha posto a Gaetano varie domande a cui il noto attore cinematografico-televisivo-teatrale, nonchè scrittore, ha risposto con estrema sincerità, suscitando l’interesse dei presenti.

La voce e le note di Alberto hanno creato un’atmosfera gioiosa, informale, amichevole anche perchè Gaetano ha parlato dei suoi libri, di aneddoti lavorativi, del suo amore per Napoli e per la cucina.

A Tonino il compito di tracciare un filo conduttore di tutte le opere di Gaetano, spiegandone la “scrittura”.

In definitiva, l’ennesima testimonianza che si possono lasciare smartphone, computer, poltrone, divani e televisori ed incontrarsi “dal vivo”, non virtualmente, ridere, parlare di Napoli e della sua immensa Cultura, cantare canzoni classiche napoletane.-

 

 

 

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Nel mondo intero spira una brutta aria…

di EMILIO VITTOZZI

Che lo si voglia o no, è la pura verità.

In Italia, in Francia, nei Paesi d’Oltrecortina, perfino nei cosiddetti “paesi democratici” del Nord Europa, sono visibili azioni razziste, xenofobe, omofobe, maschiliste.

I telegiornali mandano in onda a tutte le ore immagini raccapriccianti di barconi stracolmi di disperati in balie delle onde del mare e di “scafisti-negrieri”.

Il 27 gennaio è il giorno della memoria, l’occasione per ricordare tutte le vittime dei campi di concentramento nazisti: ebrei, cattolici, socialisti, comunisti, omosessuali, zingari, disabili.

Vorrei che in tale occasione si ricordassero le vittime di tutti i campi di concentramento del mondo intero, nessuno escluso. Ricordiamoci, inoltre, di tutte le donne uccise per mano di uomini che dicevano di amarle; tutti gli omosessuali uccisi per mano di uomini che, caso mai, la notte li cercavano, nell’oscurità; tutti i disabili uccisi per costruire un mondo… sano, perfetto, bello come vogliono le teorie dei super-uomini bianchi.

Io ricordo Elisa Springer, deportata nel campo di Auschwitz nel 1944 da parte delle bestie naziste…

Figlia unica di una famiglia ebrea (di origini ungheresi), nacque a Vienna il 12 gennaio 1918, rimase prigioniera fino al maggio del 1945, riuscendo a sopravvivere alle terribili condizioni di vita del campo.

Della sua storia ne fece libri-testimonianza: “Il silenzio dei vivi” (1997) e “L’eco del silenzio” (2003), entrambi “Marsilio Editori”.

I due libri hanno dediche esplicative, che fanno riflettere il lettore: “Alla memoria dei miei genitori, dei miei cari e a tutti i martiri dei lager. Al mio adorato figlio Silvio e a Claudia” / “La misura dell’amore è amore senza misura – Sant’Agostino”.

Libri che parlano di Auschwitz, Bergen-Belsen, Buchenwald, Mauthausen, Majdanek, Trebljnka e di tutti i lager nazisti.

Nella foto si intravede il tatuaggio-marchio degli ebrei prigionieri dei campi: A – 24020.

Morta a Matera il 20 settembre 2004, per me rimane il simbolo della follia nazista, dell’abbrutimento dell’uomo sull’uomo, della schiavitù.

Dalla sua bocca (l’ho intervista dinnanzi ad un foltissimo ed attento pubblico a Portici) uscivano parole dense di amarezza, di dolore per quanto vissuto sulla propria pelle, con il grande rammarico di essere sopravissuta a differenza di tantissimi altri, a cominciare dalla vicina di baracca Anna Frank…

Chi vuole può conoscerla un po’ di più acquistando i sopraccitati libri o, perché no?, ricordarla ascoltando “Auschwitz” nella versione di Francesco Guccini, dei “Nomadi”, della “Equipe 84”, dei “Modena City Ramblers”, dei “Tazenda” o di Ligabue.

Io, intanto, resto testimone della sua storia affinchè non se ne perda il “ricordo” nella moltitudine di tutte le vittime più “famose” che in questi giorni vengono ricordate!

 …E poi Noi Interisti siamo “Fratelli del Mondo”!

Son morto con altri cento, son morto ch’ ero bambino,

passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento….

Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento

nel freddo giorno d’ inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento…

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:

è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento…

Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello

eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento…

Ancora tuona il cannone, ancora non è contento

di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare

a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà…

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare

a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà…

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Torniamo a ragionare sul futuro

Conosci la colonia dei ferrovieri?

Oggi è un rudere abbandonato e pericoloso.

In tempi di #Dos (documento di orientamento strategico) tu cosa ne faresti?

Ragioniamo insieme, senza paure, mettendo in soffitta il nonsipuotismo, ci proviamo?

 

#coloniadeiferrovieri #cosafare #Castellammare #Stabia #ToninoScala

 

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TE PIACE ‘O PRESEPIO?

di Emilio Vittozzi

E’ la frase-cult di “Natale in Casa Cupiello” ed ora è il nome della mostra allestita dalla Fondazione Sant’Alfonso Maria dei Liguori nella Sala del Grande Refettorio del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore a Napoli dal 6 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019.

La caratteristica di questa iniziativa è che è esposta la collezione “pastori ritrovati”, un patrimonio culturale che rischiava di andare perduto per sempre!

Piccole opere d’Arte Presepiale risalenti al ’700 napoletano, ritrovati a seguito di un maxi sequestro effettuato dai Carabinieri e riportati al loro antico splendore in una location, a dir poco, affascinante.

In collaborazione con la Regione Campania, Comune di Napoli, Carabinieri – tutela patrimonio culturale, Rogiosi Editore, Napoli Canale 21 e con il patrocinio della Fondazione Banco Napoli per l’Assistenza all’Infanzia, la mostra è anche l’occasione per visitare il mai abbastanza pubblicizzato Complesso di San Domenico Maggiore al Centro Storico della città: si tratta di pezzi unici, antichi e raffinati, risalenti al periodo d’oro dell’Arte Presepiale Napoletana, ritrovati dal Nucleo TPC dei Carabinieri di Napoli, con il coordinamento della Procura di Isernia.

Il presepe in esposizione è interamente popolato, quindi, dai “pastori ritrovati” e si scompone in due affascinanti scenografie, all’interno delle quali si ritrovano le tre scene canoniche del presepe napoletano: la Natività, l’Annuncio e la taverna.

Una mostra da visitare, senza alcun dubbio, caso mai con la guida di un volontario dell’organizzazione.-

EMILIO VITTOZZI

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” ‘A TTATTIA”

di Emilio Vittozzi

Come annunciato da decine di copie del comunicato n.19 e tramite Facebook e sms, si è svolta giovedì 27 dicembre scorso, nella Biblioteca “Ferdinando Origo” sita nella stazione di Napoli-Porta Nolana, la presentazione del libro “‘A ttattìa” di Ferdinando Kaiser e Carlo Fedele.

La manifestazione, fortemente voluta dal Presidente del Cral Circumvesuviana, Gianfranco Lombardo, ha visto la qualificata partecipazione del chitarrista Nellino Esposito, del dicitore Mimì Borriello, di tanti colleghi della gloriosa azienda di trasporti, in quescienza o in attività.

I due Autori del libro di foto-poesie hanno risposto, con estrema sincerità, alle varie domande poste loro dal Conduttore dell’Evento, Emilio Vittozzi.

L’armonia delle note della chitarra di Nellino, accompagnata dalla voce di Ciro, la bravura di Mimì nel declamare alcune poesie di Carlo, hanno creato un’atmosfera serena, gioiosa, informale, iniziata alle 16.55 e terminata alle 18,15 con il tradizionale taglio di panettone ed apertura di spumante augurale.

Tutti i presenti hanno dimostrato che – come ha affermato Emilio – si possono lasciare smartphone e computer, poltrone, divani e televisori, ed incontrarsi “dal vivo”, non virtualmente, ridere, parlare di fotografie e di poesie, cantare canzoni classiche napoletane.

“Questo è l’Associazionismo che ci piace” – ha concluso il soddisfatto Presidente Lombardo.

Alla prossima presentazione di libro…

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L’ultimo Rigore: Il calcio come metafora di una generazione perdente

di Pierluigi Fiorenza

Un sogno infranto a causa di un pallone che non finisce in rete.

Una speranza che svanisce miseramente per colpa di un tiro sbagliato.

Una cocente sconfitta mondiale, dopo centoventi minuti di gara, resa ancora più amara dalla considerazione che la nostra nazionale stava affrontando un Brasile battibilissimo.

E col pallone di Roberto Baggio che sorvola la traversa, gettando l’Italia intera nello sconforto, inizia “L’ultimo rigore”, il bel romanzo di Antonio Fiorillo e Tonino Scala.

Una storia che si dipana lungo vent’anni e precisamente dal 17 luglio 1994 fino ai giorni nostri e diciamo la verità la data era già un pronostico a sfavore.

Il calcio come metafora di un’esistenza dove il 99% dei maschi si identifica con la squadra fino a sentirsene parte integrante e a somatizzarne gioie e dolori.

Uno sport che non è più un gioco ma che si è trasformato in un colossale affare dominato da interessi forti che nulla hanno a che fare col tifo vero.

Il calcio, da una parte, come potente allucinogeno che ottunde la mente e dall’altra come arma di riscatto personale e finanche sociale.

Ed è proprio quanto accade a tre amici, Agostino, Jerry e Filippo, che si trovano a guardare insieme, in un bar della costa ligure, la finale tra Italia e Brasile nell’ultimo giorno del loro servizio militare.

Una partita che si chiude, quella mondiale, per iniziarne subito un’altra, legata alla loro nuova vita che dovrà cominciare dopo la naia col viatico, possibilmente favorevole, della finale di Pasadena.

Quindi una vittoria come portafortuna, una sconfitta come una sonora bocciatura.

Un dubbio amletico, un essere non essere per tre meridionali ricchi di passione ma poveri di denaro.

Un terzetto, almeno per quanto riguarda le speranze, che starebbe bene anche nella farsa di Petito “A scampagnata d’e tre disperate” con quella volontà di potenza che, passo dopo passo, si sgonfia fino a trasformarsi in un’autentica fetecchia.

E così, due decenni dopo, si scopre che il ritorno a casa non è stato dei più felici in quanto i loro sogni di gloria si sono infranti strada facendo.

Per esempio Agostino, nonostante la laurea, si trova a fare l’applicato di segreteria in una scuola di periferia, Jerry il comico triste che non fa ridere nessuno mentre di Filippo si sono perse le tracce.

A far compagnia ai primi due amici si è aggiunto Pier Fabio, docente di filosofia che presta servizio in una scuola apatica, priva di risorse e dagli alunni sgarrupati.

Per risparmiare tutti e tre vivono nella stessa casa col conseguenziale annullamento della privacy dovendo mettere in comune quel poco, anzi pochissimo, che hanno, prima che Equitalia sequestri tutto.

Nonostante Agostino, Jerry e Pier Fabio abbiano dichiarato guerra alla tristezza e alla fame, la precarietà esistenziale li avvolge come un mantello invisibile eppure palpabile.

A conti fatti sono il ritratto vivente di una generazione che avrebbe dovuto spaccare il mondo e che invece è ripiegata su stessa senza neanche il conforto dell’edonismo reganiano, come diceva D’Agostino a Quelli della notte.

Il libro è pieno di digressioni comiche e come non citare l’atelier psicofloreale dove il fioraio sembra un autentico psicoterapeuta?

Ma che fine ha fatto Filippo e dove si è cacciato? Eppure prima di congedarsi i tre amici si erano ripromessi di fare un viaggio insieme nella splendida Marrakech, seguendo l’esempio del film di Gabriele Salvatores.

Ed ecco che all’improvviso giunge una misteriosa email in cui si annuncia la detenzione di Filippo, nello stato nordafricano, per uso personale di marijuana.

Per non parlare, poi, dell’arrivo di Irene, quella che sembra una ragazza fantastica il cui solo apparire sconvolge la vita dei ragazzi e qui la suspance si tingerà di ironia portando i lettori in un vortice di sensualità, comicità e frenesia.

Il finale è decisamente pirandelliano dal momento che i due autori offrono delle tracce ai lettori che saranno padroni di completare la storia a loro piacimento.

Antonio Fiorillo e Tonino Scala, L’ultimo rigore, Marcovaldo editore

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