L’ultimo Rigore: Il calcio come metafora di una generazione perdente

di Pierluigi Fiorenza

Un sogno infranto a causa di un pallone che non finisce in rete.

Una speranza che svanisce miseramente per colpa di un tiro sbagliato.

Una cocente sconfitta mondiale, dopo centoventi minuti di gara, resa ancora più amara dalla considerazione che la nostra nazionale stava affrontando un Brasile battibilissimo.

E col pallone di Roberto Baggio che sorvola la traversa, gettando l’Italia intera nello sconforto, inizia “L’ultimo rigore”, il bel romanzo di Antonio Fiorillo e Tonino Scala.

Una storia che si dipana lungo vent’anni e precisamente dal 17 luglio 1994 fino ai giorni nostri e diciamo la verità la data era già un pronostico a sfavore.

Il calcio come metafora di un’esistenza dove il 99% dei maschi si identifica con la squadra fino a sentirsene parte integrante e a somatizzarne gioie e dolori.

Uno sport che non è più un gioco ma che si è trasformato in un colossale affare dominato da interessi forti che nulla hanno a che fare col tifo vero.

Il calcio, da una parte, come potente allucinogeno che ottunde la mente e dall’altra come arma di riscatto personale e finanche sociale.

Ed è proprio quanto accade a tre amici, Agostino, Jerry e Filippo, che si trovano a guardare insieme, in un bar della costa ligure, la finale tra Italia e Brasile nell’ultimo giorno del loro servizio militare.

Una partita che si chiude, quella mondiale, per iniziarne subito un’altra, legata alla loro nuova vita che dovrà cominciare dopo la naia col viatico, possibilmente favorevole, della finale di Pasadena.

Quindi una vittoria come portafortuna, una sconfitta come una sonora bocciatura.

Un dubbio amletico, un essere non essere per tre meridionali ricchi di passione ma poveri di denaro.

Un terzetto, almeno per quanto riguarda le speranze, che starebbe bene anche nella farsa di Petito “A scampagnata d’e tre disperate” con quella volontà di potenza che, passo dopo passo, si sgonfia fino a trasformarsi in un’autentica fetecchia.

E così, due decenni dopo, si scopre che il ritorno a casa non è stato dei più felici in quanto i loro sogni di gloria si sono infranti strada facendo.

Per esempio Agostino, nonostante la laurea, si trova a fare l’applicato di segreteria in una scuola di periferia, Jerry il comico triste che non fa ridere nessuno mentre di Filippo si sono perse le tracce.

A far compagnia ai primi due amici si è aggiunto Pier Fabio, docente di filosofia che presta servizio in una scuola apatica, priva di risorse e dagli alunni sgarrupati.

Per risparmiare tutti e tre vivono nella stessa casa col conseguenziale annullamento della privacy dovendo mettere in comune quel poco, anzi pochissimo, che hanno, prima che Equitalia sequestri tutto.

Nonostante Agostino, Jerry e Pier Fabio abbiano dichiarato guerra alla tristezza e alla fame, la precarietà esistenziale li avvolge come un mantello invisibile eppure palpabile.

A conti fatti sono il ritratto vivente di una generazione che avrebbe dovuto spaccare il mondo e che invece è ripiegata su stessa senza neanche il conforto dell’edonismo reganiano, come diceva D’Agostino a Quelli della notte.

Il libro è pieno di digressioni comiche e come non citare l’atelier psicofloreale dove il fioraio sembra un autentico psicoterapeuta?

Ma che fine ha fatto Filippo e dove si è cacciato? Eppure prima di congedarsi i tre amici si erano ripromessi di fare un viaggio insieme nella splendida Marrakech, seguendo l’esempio del film di Gabriele Salvatores.

Ed ecco che all’improvviso giunge una misteriosa email in cui si annuncia la detenzione di Filippo, nello stato nordafricano, per uso personale di marijuana.

Per non parlare, poi, dell’arrivo di Irene, quella che sembra una ragazza fantastica il cui solo apparire sconvolge la vita dei ragazzi e qui la suspance si tingerà di ironia portando i lettori in un vortice di sensualità, comicità e frenesia.

Il finale è decisamente pirandelliano dal momento che i due autori offrono delle tracce ai lettori che saranno padroni di completare la storia a loro piacimento.

Antonio Fiorillo e Tonino Scala, L’ultimo rigore, Marcovaldo editore

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