TE PIACE ‘O PRESEPIO?

di Emilio Vittozzi

E’ la frase-cult di “Natale in Casa Cupiello” ed ora è il nome della mostra allestita dalla Fondazione Sant’Alfonso Maria dei Liguori nella Sala del Grande Refettorio del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore a Napoli dal 6 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019.

La caratteristica di questa iniziativa è che è esposta la collezione “pastori ritrovati”, un patrimonio culturale che rischiava di andare perduto per sempre!

Piccole opere d’Arte Presepiale risalenti al ’700 napoletano, ritrovati a seguito di un maxi sequestro effettuato dai Carabinieri e riportati al loro antico splendore in una location, a dir poco, affascinante.

In collaborazione con la Regione Campania, Comune di Napoli, Carabinieri – tutela patrimonio culturale, Rogiosi Editore, Napoli Canale 21 e con il patrocinio della Fondazione Banco Napoli per l’Assistenza all’Infanzia, la mostra è anche l’occasione per visitare il mai abbastanza pubblicizzato Complesso di San Domenico Maggiore al Centro Storico della città: si tratta di pezzi unici, antichi e raffinati, risalenti al periodo d’oro dell’Arte Presepiale Napoletana, ritrovati dal Nucleo TPC dei Carabinieri di Napoli, con il coordinamento della Procura di Isernia.

Il presepe in esposizione è interamente popolato, quindi, dai “pastori ritrovati” e si scompone in due affascinanti scenografie, all’interno delle quali si ritrovano le tre scene canoniche del presepe napoletano: la Natività, l’Annuncio e la taverna.

Una mostra da visitare, senza alcun dubbio, caso mai con la guida di un volontario dell’organizzazione.-

EMILIO VITTOZZI

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” ‘A TTATTIA”

di Emilio Vittozzi

Come annunciato da decine di copie del comunicato n.19 e tramite Facebook e sms, si è svolta giovedì 27 dicembre scorso, nella Biblioteca “Ferdinando Origo” sita nella stazione di Napoli-Porta Nolana, la presentazione del libro “‘A ttattìa” di Ferdinando Kaiser e Carlo Fedele.

La manifestazione, fortemente voluta dal Presidente del Cral Circumvesuviana, Gianfranco Lombardo, ha visto la qualificata partecipazione del chitarrista Nellino Esposito, del dicitore Mimì Borriello, di tanti colleghi della gloriosa azienda di trasporti, in quescienza o in attività.

I due Autori del libro di foto-poesie hanno risposto, con estrema sincerità, alle varie domande poste loro dal Conduttore dell’Evento, Emilio Vittozzi.

L’armonia delle note della chitarra di Nellino, accompagnata dalla voce di Ciro, la bravura di Mimì nel declamare alcune poesie di Carlo, hanno creato un’atmosfera serena, gioiosa, informale, iniziata alle 16.55 e terminata alle 18,15 con il tradizionale taglio di panettone ed apertura di spumante augurale.

Tutti i presenti hanno dimostrato che – come ha affermato Emilio – si possono lasciare smartphone e computer, poltrone, divani e televisori, ed incontrarsi “dal vivo”, non virtualmente, ridere, parlare di fotografie e di poesie, cantare canzoni classiche napoletane.

“Questo è l’Associazionismo che ci piace” – ha concluso il soddisfatto Presidente Lombardo.

Alla prossima presentazione di libro…

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L’ultimo Rigore: Il calcio come metafora di una generazione perdente

di Pierluigi Fiorenza

Un sogno infranto a causa di un pallone che non finisce in rete.

Una speranza che svanisce miseramente per colpa di un tiro sbagliato.

Una cocente sconfitta mondiale, dopo centoventi minuti di gara, resa ancora più amara dalla considerazione che la nostra nazionale stava affrontando un Brasile battibilissimo.

E col pallone di Roberto Baggio che sorvola la traversa, gettando l’Italia intera nello sconforto, inizia “L’ultimo rigore”, il bel romanzo di Antonio Fiorillo e Tonino Scala.

Una storia che si dipana lungo vent’anni e precisamente dal 17 luglio 1994 fino ai giorni nostri e diciamo la verità la data era già un pronostico a sfavore.

Il calcio come metafora di un’esistenza dove il 99% dei maschi si identifica con la squadra fino a sentirsene parte integrante e a somatizzarne gioie e dolori.

Uno sport che non è più un gioco ma che si è trasformato in un colossale affare dominato da interessi forti che nulla hanno a che fare col tifo vero.

Il calcio, da una parte, come potente allucinogeno che ottunde la mente e dall’altra come arma di riscatto personale e finanche sociale.

Ed è proprio quanto accade a tre amici, Agostino, Jerry e Filippo, che si trovano a guardare insieme, in un bar della costa ligure, la finale tra Italia e Brasile nell’ultimo giorno del loro servizio militare.

Una partita che si chiude, quella mondiale, per iniziarne subito un’altra, legata alla loro nuova vita che dovrà cominciare dopo la naia col viatico, possibilmente favorevole, della finale di Pasadena.

Quindi una vittoria come portafortuna, una sconfitta come una sonora bocciatura.

Un dubbio amletico, un essere non essere per tre meridionali ricchi di passione ma poveri di denaro.

Un terzetto, almeno per quanto riguarda le speranze, che starebbe bene anche nella farsa di Petito “A scampagnata d’e tre disperate” con quella volontà di potenza che, passo dopo passo, si sgonfia fino a trasformarsi in un’autentica fetecchia.

E così, due decenni dopo, si scopre che il ritorno a casa non è stato dei più felici in quanto i loro sogni di gloria si sono infranti strada facendo.

Per esempio Agostino, nonostante la laurea, si trova a fare l’applicato di segreteria in una scuola di periferia, Jerry il comico triste che non fa ridere nessuno mentre di Filippo si sono perse le tracce.

A far compagnia ai primi due amici si è aggiunto Pier Fabio, docente di filosofia che presta servizio in una scuola apatica, priva di risorse e dagli alunni sgarrupati.

Per risparmiare tutti e tre vivono nella stessa casa col conseguenziale annullamento della privacy dovendo mettere in comune quel poco, anzi pochissimo, che hanno, prima che Equitalia sequestri tutto.

Nonostante Agostino, Jerry e Pier Fabio abbiano dichiarato guerra alla tristezza e alla fame, la precarietà esistenziale li avvolge come un mantello invisibile eppure palpabile.

A conti fatti sono il ritratto vivente di una generazione che avrebbe dovuto spaccare il mondo e che invece è ripiegata su stessa senza neanche il conforto dell’edonismo reganiano, come diceva D’Agostino a Quelli della notte.

Il libro è pieno di digressioni comiche e come non citare l’atelier psicofloreale dove il fioraio sembra un autentico psicoterapeuta?

Ma che fine ha fatto Filippo e dove si è cacciato? Eppure prima di congedarsi i tre amici si erano ripromessi di fare un viaggio insieme nella splendida Marrakech, seguendo l’esempio del film di Gabriele Salvatores.

Ed ecco che all’improvviso giunge una misteriosa email in cui si annuncia la detenzione di Filippo, nello stato nordafricano, per uso personale di marijuana.

Per non parlare, poi, dell’arrivo di Irene, quella che sembra una ragazza fantastica il cui solo apparire sconvolge la vita dei ragazzi e qui la suspance si tingerà di ironia portando i lettori in un vortice di sensualità, comicità e frenesia.

Il finale è decisamente pirandelliano dal momento che i due autori offrono delle tracce ai lettori che saranno padroni di completare la storia a loro piacimento.

Antonio Fiorillo e Tonino Scala, L’ultimo rigore, Marcovaldo editore

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Auguri da lassù… Paolo del Vaglio

Ancora una volta Paolo è in mezzo a noi per farvi gli auguri..

Un ricordo affettuoso e un abbraccio da tutta la famiglia

Bruna

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UN APPUNTAMENTO ANNUALE…

Son ben 33 anni che l’Associazione Italiana Amici del Presepio – Sede di Napoli organizza un’affascinante Mostra di Arte Presepiale.

Anche quest’anno, dal 24 novembre 2018 al 6 gennaio 2019, con il Patrocinio del Comune di Napoli, nel Complesso Monumentale San Severo al Pendino in Via Duomo 286, varcato il portone d’ingresso, si entra in un’atmosfera natalizia, quasi… divina.

Opere di pregevole fattezza, di diverse forme e misure, fanno parte di questa mostra il cui ingresso è gratuito ai minori di 12 anni e che costa solo € 1,00 per i grandi.

I visitatori ammirano il tutto, molto spesso a bocca aperta, fotografando quelle che, per loro, sono le opere più belle.

Mamme e papà rispondono alle mille domande dei piccini, incuriositi dal bue e dall’asinello, dal bambin Gesù nella mangiatoia, dai pastori con le pecorelle, ecc. ecc….

Ogni Maestro esprime il suo modo di intendere il presepe; chi è legato a quello tradizionale, chi, invece, ne apporta modifiche personalissime.

E’ una mostra che io ho visto, per cui invito chi mi legge ad andarci.-

EMILIO VITTOZZI

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Hanno ucciso un uomo

Un uomo, un uomo è stato ucciso da un altro uomo. Da un uomo che aveva paura. Da un uomo che aveva paura di essere ucciso. Era un ladro, ma era un uomo. Un uomo che è stato ucciso per legittima difesa. In questa triste storia c’è un uomo che è morto e un uomo che ha ucciso. Due drammi che meritano rispetto. In ballo c’è la vita, la vita di un uomo. Quando muore un uomo non è un fatto normale, non si può liquidare come una vicenda normale, ordinaria. Lo Stato, un pezzo di Stato ha aperto un’inchiesta. Un’inchiesta perché è stato ucciso un uomo. Chi ha fatto quel gesto, che non è un gesto normale, che è un gesto esasperato, di difesa, di paura, dovrà dimostrare la propria innocenza. Lo dovrà fare perché è stato ucciso un uomo, e quando viene ucciso un uomo non è mai un fatto normale.

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UN PRESEPE… PULITO

Da oltre 15 anni è dipendente della Ditta di pulizia “Florida 2000” (molto spesso in servizio presso la Stazione di Portici-Bellavista), sposato con Veronica da circa un anno, incontro Francesco Accardo nel suo laboratorio di Via Nazionale 148 a Torre del Greco.

Francè, come ti sei scoperto “presepista”?

Più che parlare di una scoperta, direi che, a mio modesto avviso, “presepisti” si nasce…

Come nasce una tua opera presepiale?

Tutti noi abbiamo delle attitudini ben specifiche: la mia è quella di creare presepi e, soprattutto, modellare pastori. Le mie opere nascono, esclusivamente, dall’ispirazione dei presepi del Settecento Napoletano.

 Natale in “Casa Accardo” è come… “Natale in Casa Cupiello”?

Non mi sento di paragonare il “Natale in Casa Accardo” con quello di “Casa Cupiello” ma per la mia famiglia, sicuramente, è una festa molto sentita!

 Cos’è importante per te in un presepe?

La cosa importante per me in un presepe è, ovviamente, la Natività e, successivamente, assicurarsi che abbia un buon impatto scenografico.

 Quando termini un’opera, quali sono le tue sensazioni?

Quando termino un’opera le mie sensazioni sono quello dello stare bene, essere felici, specie quando un lavoro viene bene…

Tua moglie condivide con te il tuo hobby o lo… sopporta?

Ho tentato di far avvicinare mia moglie a questa mia passione ma non ci sono riuscito: lei ha pazienza per altre cose, non per i presepi… (Alzando le mani al cielo in segno di rassegnazione)

Cosa dicono i tuoi colleghi di lavoro delle tue opere?

Ricevo spesso molti complimenti, anche da colleghi.

 La verità: è più gratificante vendere un’opera o vederla esposta per tante persone?

Esporre un’opera è molto gratificante, indubbiamente, ma, ogni tanto, vendere “qualcosina” non guasta, no? (Ridendo di gusto)

 Hai 36 anni: credi che i giovani di oggi, come te, siano più attratti dalle luci dell’albero o dalla “magia” del presepe?

Ad oggi ti dico che, nonostante tutto, il presepe mantiene ancora il suo fascino: spero che, col tempo, queste nuove generazioni non abbandonano del tutto questa tradizione e che mantengano ancora viva quest’arte che si tramanda da secoli!

Vogliamo riportare il tuo numero di telefono per contattarti per una visita al tuo laboratorio e, perchè no? per un acquisto di una tua opera?

Certo, Emilio, con vero piacere (con un sorriso un pochino imbarazzato): Francesco Accardo – 366/8139850 -

EMILIO VITTOZZI

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I DE FILIPPO IN MOSTRA

di Emilio Vittozzi

E’ una gran bella mostra quella che, dal 28 ottobre 2018 al 24 marzo 2019, occupa gran parte del Castel dell’Ovo di Napoli, simbolo della città partenopea. Una mostra che vale il biglietto!

Ci sono tutti: Eduardo, Peppino, Titina, Luca, Luigi e, finanche, il Patriarca Eduardo Scarpetta con Vincenzo al suo fianco…

Castel dell’Ovo è occupato ovunque: nella Sala Carceri il visitatore è accolto da un video dell’Istituto Luce che, in 15 minuti, racconta le biografie dei sette sopra citati. E poi lettere, foto, video, oggetti, scenografie, costumi, locandine, manifesti, copioni, film, poesie, canzoni e molti inediti provenienti dalla famiglia, da archivi privati, da istituti vari.

Perché Scarpetta-De Filippo non è una famiglia: è una dinastia d’Arte, che ha lasciato un profondo segno nel teatro italiano del Novecento!

Personalmente mi ha molto colpito l’abito e la “coppola” di Eduardo in “Natale in Casa Cupiello”…

Ma tutto, e sottolineo tutto, colpisce il visitatore, che non può che sottolineare la “maestosità” di Eduardo rispetto agli altri componenti della famiglia.

E cosa dire delle tante poesie scritte da Eduardo e declamate da attori scelti per l’occasione? Salemme, Zingaretti, Sastri su tutti…

Cosa aggiungere alla famosa scena della “pernacchia”, che ancora fa ridere, grandi e piccini?

Non manca l’impegno civile di Eduardo, al fianco dei ragazzi del Carcere di Nisida e del Filangieri e di tutti coloro che lottavano per i propri diritti e chiedevano il suo “aiuto”.

La location è forse la migliore che si poteva scegliere: il Castel dell’Ovo, sul lungomare di Via Caracciolo, con tutte le sue stanze è affascinante di suo: figuriamoci, poi, con siffatta mostra…

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IL “CHE” A NAPOLI…

Fino a sabato 24 novembre prossimo è visitabile (ingresso gratuito) la mostra fotografica “I viaggi e i libri di Ernesto”, un’esposizione di foto inedite provenienti dagli archivi privati della Famiglia Guevara e dal Centro Studi “CelChe” di Rosario (in Argentina).

Nel complesso di San Domenico Maggiore nel Centro Storico di Napoli si respira un’aria strana, insolita, in quanto non c’è il “Che” rappresentato con il basco e la barba, immagine che tutto il mondo conosce, ma l’Ernesto intimo, culturale, familiare.

Infatti, questa mostra ha lo scopo di liberare dagli stereotipi la figura del “Che”, per farla conoscere in tutta la sua ricchezza e complessità, presentandolo come viaggiatore, intellettuale, amante della letteratura e della fotografia, suo rifugio durante i giorni delle crisi d’asma.

L’ampio salone ben si presta a siffatta operazione, certamente riuscita, come sottolineano i tanti presenti che visitano la mostra, con tanto di commenti fatti a bassa voce: “Ma quanto leggeva…”, “Era sempre in viaggio…”, “Non si risparmiava mai!…”, “La fratellanza con tutte le masse sfruttate…”.

A me, fra l’altro, è venuto da dire: “Che differenza con i vari Giovinardi, Formigoni, Bondi, Gasparri, Razzi, Scilipoti, ecc. ecc….”.

Insomma, una mostra che consiglio.-

EMILIO VITTOZZI

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Ognissantigiorni piove

Piove, piove e fa caldo, le strade sono semideserte, è un giorno di festa, ma c’è chi come me lavora, lavora e si gode le strade vuote, le rotonde non trafficate, la pioggia che cade e ti accompagna in un viaggio a nord di una periferia mondo. La radio mi dice che anche oggi è allerta meteo… allerta… e qual è la novità. Vivo in una terra dove devi stare sempre allerta, allerta per non cadere, perché se cadi rischi di farti male, farti male per sempre. Allerta, allerta e camminare sotto al muro in una giungla metropolitana che non fa sconti a nessuno. I The giornalisti intanto mi fanno sapere da radio kiss kiss Napoli, che il sole da New York sveglia nel mattino e vorrei dormire ancora un po’… ma per fare cosa? Per pensare? Meglio esser svegli, perché a pensare troppo s’esce pazze! Intanto le gocce di pioggia appannano i vetri di una macchina che va e… lasciamola andare.

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