Un piccolo esercito di vinti che campa arrangiandosi, seppure con grande fierezza – Pastorale Vesuviana

di Pierluigi Fiorenza

Un piccolo esercito di vinti che campa arrangiandosi, seppure con grande fierezza. Vinti dal malaffare, criminalità, dalla mancanza di lavoro e soffocati dall’indifferenza. Vite ricche eppure miserabili della gente del Sud che sogna, spera, si illude e poi è costretta a capitolare davanti all’apparir del vero. Persone comuni che combattono eroicamente per affermare la propria dignità in un mondo che sembra non accorgersi di loro. Invisibili agli occhi degli altri ma con tanta voglia di manifestare la loro presenza, fatta di tanta precarietà e altrettanta dignità.

In “Pastorale vesuviana” Tonino Scala racconta stralci di vita di gente comune, come Rosario il fuochista che combatte la sua personale guerra contro la cementificazione selvaggia, oppure della triste Dolceremì, abusata prima dallo zio e poi dal suo capoufficio, che è costretta a concedere il suo corpo per veder riconfermato il suo non faraonico contratto a tempo. Ancora di Peppe o vichingo, boss della malavita, che pur avendo una moglie bellissima non riesce a soddisfarla per un ammutinamento del suo lui moraviano.

Nella galleria dei nuovi vinti ci sono anche due ragazzi di colore che sognavano un avvenire migliore in Italia e che invece incontrano solo rancore e delinquenza da cui scappare verso una terra che sappia accoglierli e dove integrarsi realmente.

E ancora la storia di di Mimmo l’operaio Fincantieri che lotta disperatamente per non perdere il lavoro o ancora di Tonino che ha abbandonato Torre Annunziata per rincorrere un avvenire migliore al Nord.

Infine come non segnalare il dibattito politico che scaturisce in una sezione di Sinistra e Libertà per la presenza di una gallina?

Allora si apre tra i pochissimi iscritti un dibattito surreale, impietoso, che però la dice lunga sul livello di crisi della Sinistra italiana.

E sullo sfondo troviamo, come in quasi tutti i libri di Tonino, città bellissime ma profondamente violentate come Castellammare e Torre Annunziata col loro carico di dolente umanità in fuga forse anche da se stessa.

Una volta Torre e Castellammare dettavano legge in materia turistica con una vivace dolce vita tra le sponde del Lido Azzurro e le pinete delle Terme stabiane e ora, invece, sono state declassate al rango di Cenerentola.

Tanto spreco di bellezza ovviamente genera un buco economico difficile da colmare e che, anzi per riflesso, crea un profondo malessere generazionale per le occasioni perse e per aver dilapidato un patrimonio paesaggistico e artistico.

Da contraltare alle pagine delle vicende raccontate ci sono citazioni di articoli sul disastro napoletano e del suo hinterland con una camorra spietata che spara a tutto spiano, con la disoccupazione galoppante che supera il cinquanta per cento, per la fuga dei cervelli con la meglio gioventù campana che va ad arricchire altri paesi, insomma su un mondo che va inevitabilmente a rotoli.

E vediamo come se la passa Mimmo, operaio della Fincantieri.

Tonino Scala dà voce all’eterna lotta tra bene e male dove i confini sono così labili da essere cancellati insieme al silenzio delle nostre coscienze dove solo poche anime si ribellano. E quando lo fanno sono costretti a compiere gesti estremi.

Sembra che dalle nostre città siano scomparse le tracce di una bellezza millenaria insieme al suo apparato produttivo, tipo Deriver e Cirio, ma se scompare tutto alla fine cosa ci resta?

Tonino Scala, Pastorale vesuviana, Utopia edizioni

 

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Juve Stabia-Salernitana, il derby visto da due scrittori, Tonino Scala, gialloblù doc, e Corrado De Rosa, dal DNA granata

I due scrittori campani raccontano le proprie opinioni su questa partita, attraverso aneddoti e loro riflessioni “calcistico-letterarie”, lasciando trasparire la vena e l’essenza del vero sostenitore della squadra del cuore

da Domenico Ferraro – 20 novembre 2019

Juve Stabia-Salernitana è il “Derby”, quello con la “D” maiuscola per due sodalizi calcistici dalla storia ultracentenaria. Ben si adattano i versi del poeta romantico inglese John Keats, autore di “Ode su un’urna greca” che recitavano “Qualcosa di bello è una gioia perenne. Essa mai si tramuterà in qualcosa di poco valore”, per descrivere l’attesa e lo spettacolo che la “partitissima” di sabato al “Menti” saprà riservare in campo al cospetto delle calde tifoserie, dove al centro c’è la passione per il calcio, già superbamente narrata da Nick Hornby nel romanzo “Febbre a 90”. “il Gazzettino vesuviano” ha proposto un “gioco letterario-calcistico”, intervistando alla vigilia della sfida due noti scrittori, tifosissimi delle rispettive squadre, uno di Salerno e un altro di Castellammare di Stabia, che hanno squisitamente raccontato per i nostri Lettori il “derby” da loro vissuto attraverso un medesimo set di domande.

Si tratta di Corrado De Rosa e Tonino Scala. Corrado De Rosa, di professione psichiatra, ha scritto nel 2016 un saggio sul calcio dal titolo “L’allenatore sul divano – psicologia minima di un tifoso di provincia”, inoltre nel suo ultimo thiller-noir “L’uomo che dorme”, ambientato a Salerno, il personaggio protagonista, Antonio Costanza, è un dottore, fan sfegatato della Salernitana, alle prese con un misterioso caso di delitti ad opera di un serial killer.

Da contraltare gli fa Tonino Scala, anche politico e consigliere comunale a Castellammare, autore di vari romanzi e saggi, alcuni di temi calcistici legati alla Juve Stabia, come “Quando i sogni iniziano con la B”, per celebrare la promozione in cadetteria delle Vespe nel 2011 dopo 61 anni di assenza, e “Calcio d’amore”, dove la passione per il calcio si intreccia con il sentimento amoroso. Ne è nato uno spaccato tutto da gustare, per parlare di calcio in modo spassionato e divertente.

Per continuare a leggere mi sembra giusto andare su Il Gazzettino Vesuviano cliccando qui

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Pastorale Vesuviana a Castellammare. Tanta gente ieri alla Mondadori per il nuovo libro di Tonino Scala

Giallo dai raggi di un sole non ancora spento, è il prato d’ottobre. Fresca l’aria del mattino riscaldata dal tepore di un giorno che muore prima. Ottobre, mese di passaggio, di odore di castagne al forno, di ulivi appena colti, di funghi porcini che danno un sussulto agli animi, di grappoli d’uva pronti per diventare vino. Amo ottobre e il suo dolce far tutto zitto zitto in mezzo al mercato della vita. Inizia così Pastorale vesuviana, il nuovo libro di Tonino Scala è stato presentato ieri alla Mondadori di Castellammare, in una sala gremita e agguerrita. Tante le domande, tante le non risposte per un territorio che di risposte ne avrebbe bisogno, durante un dibattito denso e inteso che il libro ha scaturito. Il politico scrittore stabiese torna a rendere protagonista la città, il comprensorio vesuviano e lo fa con una struttura ad incastro dove i tanti protagonisti, le loro storie ordinarie, come in un puzzle , diventano la pastorale di una terra complessa come quella dell’intera area vesuviana. “Senza speranza alcuna” è il fil rouge che accompagna le vite dei protagonisti di questo romanzo corale. Pagine crude e veriste, ma a tratti surreali in una disumana umanità che scorre. Un affresco romantico, e nello stesso tempo disperato, che racconta la quotidianità di un giorno come tanti di un caldo autunno alle falde del Vesuvio. La pastorale di una terra tellurica raccontata attraverso la vita di Rosario che conduce una battaglia isolata contro la lobby del cemento, di Tonino che ha deciso di abbandonare la sua Torre Annunziata, di Mimmo un operaio disperato di Fincantieri, di Dolceremì donna con gli occhi tristi come un cartone animato, di due ragazzi di colore che affrontano il loro viaggio di vita e di tanti altri. Storie ordinarie che s’attorcigliano con gli avvenimenti, le cronache di un lembo dimenticato e diventano storia. Un ramo di un pezzo di provincia dimenticato dove un santo, una gallina e un comunista legato alle sue liturgie s’incontrano, si scontrano con la dura realtà e di un sud che suda. Un prima lettura del testo, che si legge con grande facilità, dà l’idea che non ci sia speranza alcuna, nemmeno in chi lotta visto l’epilogo e in chi fa diventare la discussione su una gallina una questione di “Stato”. Di fatto è così, non c’è speranza in queste parole, ma l’autore con un testo crudo prova a dare come spesso accade nella sua prolifica letteratura, a tracciare solchi di speranza per il lettore. La Pastorale di Tonino Scala è una emozione in crescendo per chi vive questa terra come la vive lui, per chi ha un rapporto di “odi et amo” e vede il sud come madre e nello stesso tempo matrigna. Il testo trasuda di emozioni, i cazzotti arrivano e come se arrivano. E fanno male, molto male, le parole restano sulla pelle, ma nello stesso tempo scavano ed entrano nell’io più profondo.

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Pastorale Vesuviana. Il romanzo corale di Tonino Scala

di Marina Indulgenza – 15 Novembre 2019

Storie ordinarie che si intrecciano con gli avvenimenti e le cronache di un lembo di terra dimenticato

Recensione pubblicata da èCampania che potete leggere a questo cliccando qui ECampania

In un mese di ottobre che è appena iniziato ma che sa di giugno, in quei paesi della fascia vesuviana dove non esiste soluzione di continuità, si sfiorano e si intersecano le vicende di una serie di personaggi – apparentemente distanti tra loro per cultura, età, estrazione sociale – che invece condividono e combattono lo stesso senso di disperazione, di precarietà e di insoddisfazione.

Tonino Scala in “Pastorale Vesuviana” (Utopia Edizioni), con un linguaggio diretto, dai toni crudi e fin troppo “realistici”, ci sbatte in faccia, come uno schiaffo o un pugno allo stomaco, le esistenze di chi ha perso la speranza e si trascina in un mondo in cui “lo strano, spesso, si confonde con l’ordinario”, un mondo in cui i ruoli si sovvertono ed essere vivi sembra quasi una condanna da espiare per chissà quale colpa.

Un mondo dal quale i più coraggiosi – o i più pavidi – fuggono a gambe levate prendendo quel treno che attraversa un nord che in realtà è pieno di sud, un treno che corre “mentre il Paese pensa al federalismo fiscale, all’autonomia differenziata, ai tagli alla sanità, ai migranti”.

Così, all’ombra di un silente Vesuvio, il gigante dormiente pronto a esplodere come una bomba a orologeria, l’autore ci conduce in un viaggio narrativo che attraversa Boscoreale, Terzigno, Torre Annunziata, Castellammare di Stabia, dove incontriamo Rosario, ultimo erede di una famiglia di fuochisti dal destino segnato; l’insonne Mimmo, che sta per perdere il lavoro e ha una famiglia da mantenere; Peppe ‘o Vichingo, spietato boss della camorra dagli evidenti problemi di erezione; Salvatore il latitante, colpevole di aver creduto al sistema meritocratico della malavita; Saverio, l’ultimo dei comunisti; Alì e Simon, vittime del caporalato, “conviti che la loro pelle sia nera per le inculature che la vita gli ha dato”; Anna, detta Dolceremì, laureata precaria dagli occhi tristi, cresciuta troppo in fretta per colpa di uno zio orco.

Sono tutte anime di una terra difficile, a tratti disumana, impoverita; anime verso le quali non possiamo non provare empatia perché le loro vite sono quelle delle persone che incontriamo nel treno, al mercato, in fila alla posta.

Tra loro, poi, ci sono quelli che scelgono di non farcela, schiacciati da un peso troppo grande; quelli che si affidano all’intercessione del Santo Patrono, perchè il divino riesce lì dove l’uomo non può; e quelli che, in qualche modo, resistono, perchè il fresco dell’autunno prima o poi arriverà e porterà, finalmente, un po’ di sollievo.

Tonino Scala (Krefeld, Germania, 1974) è scrittore, sceneggiatore, giornalista pubblicista e politico. Sposato, due figli, scrive per non andare in analisi. Ha collaborato e collabora con molte testate giornalistiche., ha fondato Sinistra e Mezzogiorno, già Presidente della Commissione Speciale Regionale Anticamorra, è autore di diversi saggi, romanzi e libri di narrativa per ragazzi. Da “Felicissime Condoglianze” è stato tratto un lungometraggio con la presenza di Sandra Milo. Il suo ultimo romanzo “Ed è subito sera”, la storia di Dario Scherillo vittima innocente di camorra, è diventato un film di cui è sceneggiatore, che vede Franco Nero tra i protagonisti.

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“Lui é me”…Pastorale Vesuviana

 

di Giusy Somma

“Lui é me” diceva Catherine di Heathcliff in Cime tempestose, in una disperata dichiarazione d’amore, consapevole di non poter stare con l’unico uomo che veramente amava e contemporaneamente di non poterne fare a meno. Un odi et amo proprio come quello di Tonino Scala. Tonino e la sua terra. La nostra terra. I suoi personaggi siamo noi. Noi e la nostra terra.

In questa pastorale Tonino è me, Tonino è tutti noi che siamo nati, che viviamo in questa terra vesuviana e che abbiamo un briciolo di cervello e di buon senso attraverso i quali non possiamo far altro che amarla e odiarla questa terra. Questo testo è l’ennesimo sfogo dell’autore, potrebbe sembrare senza speranza, come lui stesso dice, ma se fosse davvero così non ci avrebbe perso tempo, non ci avrebbe perso giorni e notti per vomitare fuori questi suoi pensieri, questo suo grido di disperazione si, ma anche di attenzione, di aiuto e di ennesima speranza, perché quella non ce la puoi togliere, noi vesuviani teniamo sempre una nottata da far passare ed è più bello farla passare insieme a Rosario, Mimmo, Saverio, Dolceremì e tutti i personaggi che l’autore ci porta a conoscere, perché, forse, insieme un poco in più impariamo a conoscere quest’anima vesuviana!

Non ve lo perdete questo appuntamento!

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Pastorale Vesuviana… ti fa sentire un voyeur

di Carmen Vollaro

Il libro di Tonino ti fa sentire un voyeur, vorresti chiudere gli occhi x non vedere, ma.quel posto privilegiato in primissima fila creato, comprato dall’autore per il suo amato lettore è un regalo troppo prezioso e terribile per non usarlo… allora gli occhi restano aperti a guardare, sbirciare, scrutate, un mondo che sembra lontano e inverosimile eppure tristemente vero e pericolosamente vicino. Coi libri di Tonino non ci sta niente da fare, ci si arrende, la forza ammaliante e intrigante della sua scrittura non ti lascia alternative, non hai bisogno neanche dei segnalibro… sei in trappola e leggi, leggi fino all’ultimo rigo di un fiato… gia so che quando ho un libro di Tonino tra le mani i fornelli devono essere spenti, al massimo una macchinetta di caffè, che mi accompagni durante il viaggio… il libro lo si ama da subito, perché il lettore diventa, grazie alle alchimie dello scrittore, il coprotagonista di ogni storia… rendendoci sensibili e spingendoci ad essere attivi e non passivi spettatori di un mondo che non va sempre nella giusta direzione… da leggere assolutamente! Io purtroppo l’ho gia letto… lo rileggo

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TRANSlucida

di Emilio Vittozzi

Dal 15 novembre al 7 gennaio 2020, nell’accogliente Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore a Napoli, è visitabile gratuitamente la prima mostra personale di Paolo Titolo in Italia, “TRANSlucida”, imperniata sui transessuali di Cuba.

Personalmente ho incominciato a conoscere il mondo LGBT quando ebbi l’onere, l’onore e il piacere di presentare il libro “Chi ha paura della Muccassassina?” di Vladimir Luxuria (Bompiani Overlook) in una serata alla Festa di Liberazione organizzata dal Circolo “Enrico Berlinguer” di Portici.

All’epoca, Vladi, al secolo Vladimiro Guadagno, era parlamentare di Rifondazione Comunista, direttore del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma, direttore artistico dell’evento delle notti romane Muccassassina.

In quell’occasione entrai in contatto, un pò più direttamente, con il mondo LGBT tramite Vladi…

Cosicchè ho visitato la mostra di Paolo Titolo, anche perchè incuriosito dal titolo “TRANSlucida”. E ho fatto bene, benissimo. Una serie di fotografie a colori belle, inquietanti, che fanno riflettere, inducono a riflessioni, che “scuotono” il visitatore.

L’Artista palermitano, trasferitosi da molti anni a L’Avana, vanta una formazione da fotoreporter per il giornale “L’Ora” durante la quale ha sapientemente documentato gli effetti della Mafia in Sicilia; in questa mostra evidenzia turbamenti e discriminazioni, ponendo l’accento sulle espressioni, gli sguardi, i colori e i contesti nei quali li ha ritratti, non sottovalutando malinconie, desolazioni, abbandoni, disperazioni ed alienazioni… Titolo ha un solo obiettivo: mostrare i soggetti realisticamente nella loro intimità, nelle loro umili abitazioni, con i loro oggetti quotidiani, nella loro nudità.

Trans e Che Guevara, trans e ventagli, trans e specchi, trans e parrucche, trans e rossetti, trans…

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Recensione di Pastorale Vesuviana – Il Gazzettino Vesuviano

Lunedì 18 novembre alle ore 18 presso la libreria Mondadori di Castellammare di Stabia, locata in via Santa Maria dell’Orto 35 e gestita da Giuseppe Carotenuto, è prevista la presentazione dell’ultimo romanzo di Tonino Scala dal titolo “Pastorale vesuviana”. Moderatore dell’incontro aperto al pubblico sarà il prof. Pierluigi Fiorenza, mentre le letture saranno curate da Giusy Somma. Personalità poliedrica il bravo Tonino, impegnato come…https://www.ilgazzettinovesuviano.com/2019/11/08/pastorale-vesuviana-lultimo-romanzo-del-politico-e-scrittore-stabiese-tonino-scala/

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Pastorale vesuviana, la prima a Castellammare

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LA NAPOLI VELATA

Da sabato 26 ottobre 2019 a martedì 7 gennaio 2020, sulla scalinata principale del Pio Monte della Misericordia in Via dei Tribunali a Napoli, è visitabile la mostra fotografica di Oreste Pipolo “La Napoli velata”, da un’idea di Giovanni Mangiacapra con la collaborazione di Miriam Pipolo.

Oreste Pipolo, nato a Napoli il 30 giugno 1949 ed ivi morto il 15 febbraio 2015, è stato un fotografo italiano attivissimo nella sua città natale.

E’ stato considerato uno dei fotografi che meglio ha ritratto il capoluogo partenopeo, la Napoli di Eduardo, di Totò, di Pino, di Massimo, di Nino, di Sophia, nonostante, fin dall’inizio della carriera, fosse specializzato in servizi matrimoniali, al punto che per i napoletani rimane il “Fotografo delle Spose”, per il suo inconfondibile stile.

Oreste Pipolo, morto a 65 anni dopo una breve malattia, fu omaggiato da Matteo Garrone che nel 1998 girò “Oreste Pipolo fotografo di matrimoni”, da cui Marco Bellocchio trasse il film “Il regista di matrimoni” con Sergio Castellitto.

Basterebbe queste poche e scarne notizie per definire Oreste Pipolo divenuto “personaggio nazional-popolare” anche grazie ad idee pubblicitarie singolari.

Sempre in giro con il suo adorato scooter, Pipolo era un fotografo talentuoso, inventore di un nuovo modo di raccontare il matrimonio, al punto da divenire un’istituzione a Napoli e nel circondario…

Questa mostra presenta persone e monumenti coperti da un velo trasparente, un modo per raccontare la sua città; quella di Eduardo e Totò, Pino e Massimo, Nino e Sophia.

Quel velo è una placenta: nutrimento, abbraccio, protezione per monumenti e persone.

Dopo i veli delle spose, quelli su cui nessuno penserebbe di mettere al centro di una festa…

Non perchè gratuita, ma proprio per la singolarità delle foto, che io invito a visitarla.

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