Ognissantigiorni piove

Piove, piove e fa caldo, le strade sono semideserte, è un giorno di festa, ma c’è chi come me lavora, lavora e si gode le strade vuote, le rotonde non trafficate, la pioggia che cade e ti accompagna in un viaggio a nord di una periferia mondo. La radio mi dice che anche oggi è allerta meteo… allerta… e qual è la novità. Vivo in una terra dove devi stare sempre allerta, allerta per non cadere, perché se cadi rischi di farti male, farti male per sempre. Allerta, allerta e camminare sotto al muro in una giungla metropolitana che non fa sconti a nessuno. I The giornalisti intanto mi fanno sapere da radio kiss kiss Napoli, che il sole da New York sveglia nel mattino e vorrei dormire ancora un po’… ma per fare cosa? Per pensare? Meglio esser svegli, perché a pensare troppo s’esce pazze! Intanto le gocce di pioggia appannano i vetri di una macchina che va e… lasciamola andare.

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Il Piccolo Principe

Tra pochi giorni uscirà in tulle le librerie d’Italia la mia versione de Il Piccolo Principe il capolavoro di di Antoine de Saint-Exupéry, edito dalla casa editrice Centoautori nella collana Storie della Buonanotte. Perchè proprio questo testo? Semplice è un libro per grandi e piccini che ci insegna a vivere, ci fa comprendere che l’essenziale per vivere talvolta è invisibile agli occhi e ci aiuta a cercare la felicità. Non mi resta che augurarvi una buona lettura e una buona vita a tutti.

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Oggi c’è il sole

C’è il sole, il sole che illumina il dì dopo la tempesta. Una tempesta che ha messo in bella mostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, il nostro esser fragili. C’è il sole, il sole che ti fa vedere il mondo scuro più chiaro, non per capirlo, non per vederlo, ma per darti le giuste endorfine per affrontarlo. C’è il sole, il sole che illumina una strada bagnata ieri sera dal sangue in una delle tante periferie di una città centrale nella periferia del mondo. C’è il sole che libera, il sole che ti accarezza come il diavolo, il sole che scaccia via i cattivi pensieri, il sole che prima o poi ti gira la faccia. C’è il sole, il sole alle rotonde e col sole ritorna il colore tra l’erba alta e i cartelloni pubblicitari buttati giù dal vento. Col sole ritornano anche i colori del mondo che qui sanno di nero, quel nero colore della pelle, quel nero che non vediamo, quel nero che facciamo finta di non vedere, quel nero che disprezziamo perchè leggermente più nero di noi, quel nero di chi cerca, auspica di essere sfruttato anche oggi alle rotonde della vita per poter mangiare. Ma oggi c’è il sole, il sole dopo la tempesta che ti fa vedere anche il nero meno nero, quel sole che ti dà quel non so che per affrontare i giorni. C’è il sole… ed è quello che ci fa fessi!

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‘Na fessarie ‘e cafè

L’odore acre del caffè tostato entra dalle narici e riempie i polmoni. Sono a Melito, alla rotonda di Melito centro di un nord della capitale del sud. Qui c’è la torrefazione della Kimbo che distribuisce ai passanti sniffate e odori provenienti dal Brasile. A quest’ora non c’è traffico, tra pochi minuti ci sarà il caos. Un caos calmo nella periferia nord di Napoli. La Strada degli americani non è deserta, non lo è mai in nessuna ora del giorno. Una strada è lunga e attenta. Sembra guardarti, sembra volerti dire, sembra accompagnarti tra un grigio cemento che se ne fotte: ammen! Oggi, poi, questa spaccanapoli post bellica è ancora più attenta. Guarda insieme ai passanti curiosi, un territorio di guerra, questo lo fa ogni santo giorno, ma oggi la guerra è quella metereologica: cartelloni divelti, alberi abbattuti, case scoperchiate. è il the day after di un giorno da dimenticare! è stato il vento, sì, quel maledetto vento che per spazzare via l’odio se l’è presa con gli alberi e i cartelloni. A Fuorigrotta è morto un ragazzo, è stato un albero a tranciargli la vita. Una vita spezzata dal vento. Siam come d’autunno sugli alberi le foglie… foglie che cadono insieme agli alberi sotto raffiche di vento in una città distratta che dimenticherà presto, ci sono altri problemi, di altro colore. A San Giovanni nel frattempo i bambini dicono basta. Dicono basta alle stese, dicono basta alla paura di stare fuori al balcone, dicono basta vogliono scendere in strada, vogliono giocare, son bambini. Dicono basta e lo fanno coi colori, i colori dell’arcobaleno, con le mani colorate, i canti, le poesie, i sorrisi di un’età smaliziata, un’età vera, senza filtri. È questa la buona notizia di un giorno come tanti in una periferia come tante, in una periferia mondo come tante, dove per fortuna il caffè si inala gratis alla rotonda di Melito. Momenti come questi ti fan capire che la vita è ‘na fessarie ‘e cafè!

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L’isola delle femmine

di EMILIO VITTOZZI

Può la lettura di un libro lasciarti con l’amaro in bocca, teso, assolutamente non allegro?

Il tema “femminicidio” è sempre attuale, tristemente attuale, violentemente attuale, mortalmente attuale. Non si riesce mai ad avere l’esatto numero di donne ammazzate da chi diceva di amarle, mariti, amanti, fidanzati che siano. Insofferenze scoppiate con raptus di violenza, di odio, di chi crede che “lei” sia una cosa, non una persona, e sia tua.

E’ così al Nord e al Sud di questo che una volta era definito “belpaese”. Anni di amori, nei primi tempi, spazzati via da incomprensioni, gelosie, rancori. E non c’è età che ne è fuori: si diventa assassini a venti come a settanta anni…

E chi muore è sempre la donna. La stessa che subisce anni ed anni di “violenza casalinga” per amore dei figli, perchè nullatenente, perchè semplice “donna di casa”, perchè succube dell’uomo. Donne che, per far star bene la famiglia intera, hanno mandato indietro il proprio io, le proprie emozioni, i propri sogni, i propri desideri.

A morire sono donne bellissime, con le forme giuste, e donne che madrenatura non ha assolutamente baciato. Omicidi che avvengono in case lussuose o in posti angusti e maldeodoranti, nei modi più disparati possibili.

Disparati i modi, disperati gli uomini. Assassini senza giustificazioni di sorta. Quanti ne sono? Boh! Quante sono le donne assassinate? Mah! Quante potevano essere salvate se chi sapeva avesse parlato con le Forze dell’Ordine? Ma, poi, le Forze dell’Ordine e la Magistratura realmente si interessando alla vicenda?

Credo che gli uomini di buona volontà debbano chiedere “scusa” a tutte le donne vittime di femminicidio! Anche se ciò non servirà a farle ritornare in vita…

Sono le storie di Viola, Milena, Monica, Lucia, Carmen, Olimpia, Rita, Gilda, Agnese, Antonella, la “cicciona”, Emma, Anna, Laura, Mirna, Luana, Alba, Manuela, Rosanna, Carlotta, Petra, Maria uccise, senza pietà, con violenza inaudita, da Valeriano, Annibale, Marco, Aldo, Lucio, Guglielmo, Carlo, Rico, Stefano, Cosimo, il “gobbo”, Massimo, Giacomo, Ester, Paride, Massimo, Renato, Leandro, Ivano, Vincenzo, Arturo, Ernesto.

Un libro tristemente attuale, crudo, bello, avvincente.-

PEPPE LANZETTA

“L’isola delle femmine”

- 22 racconti sul femminicidio -

Edizioni CentoAutori

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È domenica e piove

 È domenica e piove. L’acqua bagna i pensieri scomposti, imbrogliati da una vita imbrogliona e puttana. È domenica e piove. Piove e tira il vento, è caldo, uno scirocco d’Africa che porta sabbia e pesi. È domenica e piove. Una domenica bagnata da promesse mancate e lasciateci fare, tanto che vi costa, le avete provate tutte. È domenica e piove. Il governo è ladro di parole che arrivano a chi deve arrivare. È domenica e piove. Il vapore dell’acqua della pasta che bolle appanna i vetri bagnati e i pensieri asciutti da giorni aridi e sempre uguali nella loro diversità. È domenica e piove, ma arriverà il lunedì e porterà altra pioggia che laverà le strade e le auto, le vetrine e le case, i pensieri e le parole che saranno dimenticate presto. E così sia! Buona domenica.

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Da autoferrotranviere dell’ex Circumvesuviana a presepista…

 

 Michele Cannavacciuolo è un ex dipendente della gloriosa ex Circumvesuviana: matricola 81 – qualifica Addetto al movimento.

Negli ultimi tempi è sorto agli onori della cronaca cittadina perchè si è fatto promotore per l’acquisizione del TFR ai lavoratori dell’EAV bus.

Inutile negarlo o cercar di nasconderlo: senza di lui nessun pensionato dell’EAV bus avrebbe riscosso quanto dovuto come TFR! E non è retorica…

- Michele, in breve, ci parli di questa faccenda, che, comunque, si è risolta bene?

- La forza del diritto, il coraggio della giusta causa, la pazzia di tentare con i “media”, tirarli dalla nostra parte, la fortuna di aver trovato persone giuste ai posti giusti. Dirigenti degni di tal nome e non pallide copie, non ultima una componente politica che ci ha supportato in tutto. Il cuore di tutti quelli che c’erano, soprattutto la notte dell’occupazione del Palazzo di Direzione, mi hanno fatto sentire, in un momento di crisi, di essere nel giusto. Ed, infine, la faccia tosta di dire a tutti, a muso duro, che la ragione era nostra! E’ stata una cosa bella e giusta, forse irripetibile…

- Come ti sei scoperto “presepista”?

- Si nasce “presepista”; da bambino facevo le statuette di creta che si trovava nei boschi, le cuocevo nel forno di mio nonno, che di mestiere faceva il cestaio, un lavoro ormai quasi estinto, poi le si colorava con colori raccattati un pò dappertutto, poi si continua, ci si “specializza” nella pazzia, come diceva Eduardo “il presepe diventa quasi una bestemmia”, un amore totale, viscerale, la maniaca ricerca del particolare, sopportare le ingiurie della moglie e dei figli che reclamano i loro spazi, sopportare le fatiche di ore in piedi a piazzare un pastore… Insomma, bello.

- Come nasce una tua opera presepiale?

- Prendo dei materiali, li metto insieme ed il gioco è fatto. Oddio, non è proprio così ma quasi… Ah ah ah…

- Natale in “Casa Cannavacciuolo” è come… “Natale in Casa Cupiello”?

- La grandezza di Eduardo è stata principalmente prevenire e prevedere, sapeste quante volte mi sono sentito dire “ma miettec quattro pasture ‘ncopp à sttù presepio”, quante serate “incazzate” da parte loro perchè non si è pronti per uscire per lo shopping…

- In un presepe, cos’è importante per te?

- Non sono credente, amare quest’arte, prevalica i confini della religione o del credere, io molto semplicemente ci vivo nel presepe, con la mente ci entro, ne percorro tutti i meandri, mi immagino scene, ruoli. Torno a essere il Peter Pan che è in ognuno di noi…

- Hai donato tue opere presepiali a Vescovi di città collegate con la Circumvesuviana (Napoli, Sorrento, Pompei, Nola e Madonna dell’Arco): che ricordi hai di questi avvenimenti?

- L’umanità del Cardinale Sepe, nel colloquio privato che avemmo, erano i tempi in cui mia moglie lottava con il “mostro”, ricordo le sue parole di conforto e di speranza e la sua preghiera da portare a mia moglie. E poi non riuscii a consegnare il presepe al Vescovo di Nola, la mandai per te, carissimo Emilio, ti ricordi? Ed il Vescovo Beniamino de Palma mi telefonò: volle parlare con mia moglie per confortarla, bei ricordi, belle cose…

- Quest’anno hai realizzato il presepe nella chiesa di…

- Ticciano, è il borgo in cui vivo da sempre, da quando i miei tornarono come emigranti dal Sud America.

- Cosa ne pensi della moda di mettere sul presepe le statuine del Presidente Donald Trump, del dittatore coreano Kim Jong, del Cavaliere Berlusconi, di Cristiano Ronaldo, del Presidente de Laurentiis?

Un eloquente silenzio mi risponde…

E’ proprio vero: in quiescenza ogni persona può dare spazio alle proprie capacità artistiche (musicali, teatrali, pittoriche, ecc. ecc….).

Sono tanti gli ex Colleghi della Circumvesuviana che, da pensionati, hanno trovato il loro modo di “riempire” la giornata…

Il panciuto e barbuto Michele Cannavacciuolo lo fa molto bene, per il piacere di tanti.

Auguri, Michè, di vero Cuore!

EMILIO VITTOZZI

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Colazione al chiar di luna

Sono le 7:00, ma è notte. La luna mi guarda stranita. È grande, grossa, bianca. Bianca come il giorno che sta per arrivare, ma perchè non arriva? È notte fonda. Il buio di questa notte di fine corsa si confonde con il giorno che bussa alle porte di una vita a fine settimana. È notte, ma sono già tutti in strada, l’autunno frizzante è arrivato e con lui i piumini leggeri. Le strade trasudano acqua, è la brina o qualcosa che le somiglia molto. Che strano scendere al mattino e trovare la notte, una notte buia e agguerrita in un giorno che fa a cazzotti per entrare, ma trova le resistenze del buio che vorrebbe lasciare sul divano i pensieri e le malapatenze. Buongiorno anche se è ancora notte.

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Pensieri autunnali

Amo l’autunno, l’autunno del cuore, dell’animo che riposa in attesa della primavera, ma arriverà prima l’inverno e… meglio pensare alla bella stagione! Amo l’autunno, amo il colore delle foglie che cadono, il sapore della vellutata di zucca, le castagne calde che, chitabbive, non si sbucciano mai. Amo l’autunno, stagione in cui la natura si riposa, mica può sempre lavorare? Riposa, riflette, matura pensieri che sbocceranno preponderantemente. Amo l’autunno, amo il giorno buio che consegna pensieri alla notte lunga. Amo l’autunno e il suo caldo non caldo e il suo freddo non freddo. Lo so sono un democristiano del tempo, almeno in questo mi adeguo, son cittadino ordinario di un mondo che va così. Amo l’autunno, amo la pioggerellina tiepida che non gela le mani, il ricordo dei cari, il campionato di calcio che inizia a farsi caldo. Una volta l’autunno caldo era ben altra cosa, in questi tempi ibridi e di recessione ci dobbiamo accontentare della temperatura da mare e delle caldarroste da mangiare sotto l’ombrellone in una domenica di sole. Ma domani arriverà la pioggia. E noi l’aspetteremo, staremo sul divano con l’odore del ragù che riempirà la casa e i polmoni, a pensare al sole che verrà. Sì, perchè prima o poi il sole torna, e torna per tutti. Buon sabato, io lavoro e meno male.


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Comunista con il Rolex? Nun tanto!

Il collega consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Ernesto Sica, scrive in un post, in cui annuncia una raccolta viveri per soli stabiesi, che i comunisti con il Rolex sprecano il cibo. Mi son visto il polso, per fortuna il mio Rolex è pezzotto, di sicuro non si riferisce a me, e poi cu’ sta panza non sono credibile: non speco nulla, nemmeno le briciole, me mangio tutte cose…. pure a isse! 

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