Pastorale Vesuviana… ti fa sentire un voyeur

di Carmen Vollaro

Il libro di Tonino ti fa sentire un voyeur, vorresti chiudere gli occhi x non vedere, ma.quel posto privilegiato in primissima fila creato, comprato dall’autore per il suo amato lettore è un regalo troppo prezioso e terribile per non usarlo… allora gli occhi restano aperti a guardare, sbirciare, scrutate, un mondo che sembra lontano e inverosimile eppure tristemente vero e pericolosamente vicino. Coi libri di Tonino non ci sta niente da fare, ci si arrende, la forza ammaliante e intrigante della sua scrittura non ti lascia alternative, non hai bisogno neanche dei segnalibro… sei in trappola e leggi, leggi fino all’ultimo rigo di un fiato… gia so che quando ho un libro di Tonino tra le mani i fornelli devono essere spenti, al massimo una macchinetta di caffè, che mi accompagni durante il viaggio… il libro lo si ama da subito, perché il lettore diventa, grazie alle alchimie dello scrittore, il coprotagonista di ogni storia… rendendoci sensibili e spingendoci ad essere attivi e non passivi spettatori di un mondo che non va sempre nella giusta direzione… da leggere assolutamente! Io purtroppo l’ho gia letto… lo rileggo

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TRANSlucida

di Emilio Vittozzi

Dal 15 novembre al 7 gennaio 2020, nell’accogliente Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore a Napoli, è visitabile gratuitamente la prima mostra personale di Paolo Titolo in Italia, “TRANSlucida”, imperniata sui transessuali di Cuba.

Personalmente ho incominciato a conoscere il mondo LGBT quando ebbi l’onere, l’onore e il piacere di presentare il libro “Chi ha paura della Muccassassina?” di Vladimir Luxuria (Bompiani Overlook) in una serata alla Festa di Liberazione organizzata dal Circolo “Enrico Berlinguer” di Portici.

All’epoca, Vladi, al secolo Vladimiro Guadagno, era parlamentare di Rifondazione Comunista, direttore del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma, direttore artistico dell’evento delle notti romane Muccassassina.

In quell’occasione entrai in contatto, un pò più direttamente, con il mondo LGBT tramite Vladi…

Cosicchè ho visitato la mostra di Paolo Titolo, anche perchè incuriosito dal titolo “TRANSlucida”. E ho fatto bene, benissimo. Una serie di fotografie a colori belle, inquietanti, che fanno riflettere, inducono a riflessioni, che “scuotono” il visitatore.

L’Artista palermitano, trasferitosi da molti anni a L’Avana, vanta una formazione da fotoreporter per il giornale “L’Ora” durante la quale ha sapientemente documentato gli effetti della Mafia in Sicilia; in questa mostra evidenzia turbamenti e discriminazioni, ponendo l’accento sulle espressioni, gli sguardi, i colori e i contesti nei quali li ha ritratti, non sottovalutando malinconie, desolazioni, abbandoni, disperazioni ed alienazioni… Titolo ha un solo obiettivo: mostrare i soggetti realisticamente nella loro intimità, nelle loro umili abitazioni, con i loro oggetti quotidiani, nella loro nudità.

Trans e Che Guevara, trans e ventagli, trans e specchi, trans e parrucche, trans e rossetti, trans…

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Recensione di Pastorale Vesuviana – Il Gazzettino Vesuviano

Lunedì 18 novembre alle ore 18 presso la libreria Mondadori di Castellammare di Stabia, locata in via Santa Maria dell’Orto 35 e gestita da Giuseppe Carotenuto, è prevista la presentazione dell’ultimo romanzo di Tonino Scala dal titolo “Pastorale vesuviana”. Moderatore dell’incontro aperto al pubblico sarà il prof. Pierluigi Fiorenza, mentre le letture saranno curate da Giusy Somma. Personalità poliedrica il bravo Tonino, impegnato come…https://www.ilgazzettinovesuviano.com/2019/11/08/pastorale-vesuviana-lultimo-romanzo-del-politico-e-scrittore-stabiese-tonino-scala/

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Pastorale vesuviana, la prima a Castellammare

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LA NAPOLI VELATA

Da sabato 26 ottobre 2019 a martedì 7 gennaio 2020, sulla scalinata principale del Pio Monte della Misericordia in Via dei Tribunali a Napoli, è visitabile la mostra fotografica di Oreste Pipolo “La Napoli velata”, da un’idea di Giovanni Mangiacapra con la collaborazione di Miriam Pipolo.

Oreste Pipolo, nato a Napoli il 30 giugno 1949 ed ivi morto il 15 febbraio 2015, è stato un fotografo italiano attivissimo nella sua città natale.

E’ stato considerato uno dei fotografi che meglio ha ritratto il capoluogo partenopeo, la Napoli di Eduardo, di Totò, di Pino, di Massimo, di Nino, di Sophia, nonostante, fin dall’inizio della carriera, fosse specializzato in servizi matrimoniali, al punto che per i napoletani rimane il “Fotografo delle Spose”, per il suo inconfondibile stile.

Oreste Pipolo, morto a 65 anni dopo una breve malattia, fu omaggiato da Matteo Garrone che nel 1998 girò “Oreste Pipolo fotografo di matrimoni”, da cui Marco Bellocchio trasse il film “Il regista di matrimoni” con Sergio Castellitto.

Basterebbe queste poche e scarne notizie per definire Oreste Pipolo divenuto “personaggio nazional-popolare” anche grazie ad idee pubblicitarie singolari.

Sempre in giro con il suo adorato scooter, Pipolo era un fotografo talentuoso, inventore di un nuovo modo di raccontare il matrimonio, al punto da divenire un’istituzione a Napoli e nel circondario…

Questa mostra presenta persone e monumenti coperti da un velo trasparente, un modo per raccontare la sua città; quella di Eduardo e Totò, Pino e Massimo, Nino e Sophia.

Quel velo è una placenta: nutrimento, abbraccio, protezione per monumenti e persone.

Dopo i veli delle spose, quelli su cui nessuno penserebbe di mettere al centro di una festa…

Non perchè gratuita, ma proprio per la singolarità delle foto, che io invito a visitarla.

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MORTI CHE PROFUMANO DI VITA…

Reduce dal concorso letterario “Giancarlo scriverebbe di – in ricordo di Giancarlo Siani”, indetto dagli “Studenti contro la camorra” e da “Radio Siani”, in stretta e proficua collaborazione con www.ilmattino.it (risultando, fra l’altro, fra i 5 vincitori!), mi sono recato al PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) in Via dei Mille 60, ubicato nello storico Palazzo Carafa di Roccella.

Cosa c’è di tanto importante da condurmi lì?
E’ stata la voglia di ri-vedere la Citroen Mehari color verde di Giancarlo Siani, l’auto sulla quale fu ucciso il giovane giornalista de “il Mattino” il 23 settembre 1985!
Nella location dove è posizionata l’auto, è possibile vedere tante foto del giovane Giancarlo, immagini di un giovane come tanti, con la passione della penna.
E’ una “Sala della Memoria” dedicata a tutte le Vittime innocenti di camorra: in Campania ben 180!
E poi sono esposte anche le foto di 28 giornalisti ammazzati nel compimento del loro lavoro, come Giancarlo Siani…
Il tutto crea un’atmosfera di sdegno, rabbia, perché la camorra, come la mafia, è una montagna di merda!
I tanti volti di bambini, giovani ed anziani uccisi dalla delinquenza organizzata non possono che far nascere dentro ogni persona civile una sola domanda: “Perché?”, con una sola risposta: “La camorra è un cancro che va estirpato con tutte le radici!”.
Volti conosciuti ai più e volti anonimi, uniti dallo stesso destino: essere stati colpiti dalle armi della camorra.
Giancarlo Siani, Petru Birladeanu, Pasquale Miele e tanti, troppi ancora…

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BUON COMPLEANNO, GIANCA’!

Una Festa di Compleanno per festeggiare i 60 anni di Giancarlo Siani…

Ma non è morto? Fisicamente si, ma rimane vivo, ben vivo, nel cuore dei familiari, degli “Studenti contro la camorra”, di “Radio Siani”!

Cosicchè una torta caprese, due bottiglie di spumante, dei palloncini colorati e… “Buon Compleanno, Giancà!”.

Questo è stato l’augurio di quanti si sono radunati dinnanzi la nuova sede de “il Mattino” al Centro Direzionale di Napoli, giovedì 19 settembre, proprio in occasione del 60° anniversario di nascita di una delle tante, troppe Vittime innocenti di camorra.

Si, una festa perchè come riportato dagli Organizzatori, “Non muore mai chi si batte per la Verità”!

E Giancarlo è caduto proprio per la Verità, la Legalità, la Giustizia!!

L’ingresso del quotidiano napoletano, per una volta, è stato molto più colorato del solito, visto che l’intera zona del Centro Direzionale, a dir poco, è di uno squallore unico, di una sporcizia non da terza città italiana…

Gli “Studenti contro la camorra”, in stretta e proficua collaborazione con “Radio Siani”, avevano lanciato il concorso “Giancarlo scriverebbe di…”, a cui hanno aderito 18 persone, di diversa età, sesso, estrazione sociale.

Oggi, dunque, Giancarlo avrebbe 60 anni: forse avrebbe qualche filo d’argento sulle tempie ma avrebbe lo stesso sorriso cancellato dalla raffica di camorra.

60 anni: l’età dei bilanci…

Ci si avvicina alla terza età, il fisico mostra gli inevitabili segni del tempo inesorabile, si comincia ad intravedere il traguardo della propria attività lavorativa: insomma, è una tappa veramente fondamentale nella vita di un uomo.

Che scriverebbe di questa tormentata città, di questo mondo “inbastardito”?

Lui, più di vent’anni prima di “Gomorra” di Roberto Saviano, raccontò la malavita organizzata, non in un libro, ma su “il Mattino”, che, in quel periodo, aveva un “sapore” di vero giornalismo!

Per questo fu ammazzato la sera del 23 settembre 1985…

Per tale motivo anch’io ho partecipato alla Festa di Compleanno di Giancarlo Siani: mi sono immaginato come avrebbe scritto della tragedia di Petru Birladeanu, ucciso da una stesa camorristica il 26 maggio 2009, nella stazione della Cumana di Montesanto, dove io lavoro da un quinquiennio circa.

Anch’io ho mangiato la caprese, anch’io ho bevuto lo spumante, anch’io ho urlato “Buon Compleanno, Giancà!”, con la mia divisa di Autoferrotranviere dell’EAV.

Ed anch’io plaudo all’iniziativa degli “Studenti contro la camorra” e “Radio Siani”: giovani validi, preparati, in lotta per la costruzione di un mondo migliore.

Come agognava Giancarlo Siani…

EMILIO VITTOZZI

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Cronache psichedeliche racconti di rottura

di Tonino Scala

Un’analisi profonda, intensa, intima, oserei dire romantica e a tratti poetica del mondo contemporaneo fatto attraverso tre racconti che compongono un libro che v’invito a leggere così come ho fatto io in questi giorni. Sto parlando di Cronache Psichedeliche racconti di rottura edito dalla casa editrice A&M scritto da Ripley Free, ovvero Anna Di Vito, una scrittrice giornalista di origini nocerine, una delle tante emigrazioni intellettuali che tanto nuocciono alla nostra amara terra. Un libro pesante nella sua leggerezza narrativa. Trattasi di racconti (INarcisi, L’adattato, Una lucida dimenticanza) che possono sembrare dei comuni episodi di cronaca legati a pedofilia, femminicidi, al ruolo dei bambini e delle donne nella società contemporanea, che capovolgono la narrazione comune e fanno male, credo non solo agli animi sensibili. In realtà sono qualcosa di più, molto di più. Un linguaggio semplice, profondo e incisivo che rientra nel solco della letteratura gotica-psico-noir, ma con un piglio più minuzioso e il taglio giornalistico, non voyeuristico, cosa rara e interessante, come spesso accade per la cronaca. L’autrice non guarda dal buco della serratura, ma fa inchiesta, analisi ed entra nella psiche di un mondo che ha paura di analizzarsi. Sempre presente in tutti e tre i racconti “lunghi” la condizione della donna, raccontata senza retorica e senza luoghi comuni. Ripley Free scava con la sua penna nelle viscere di un universo di invisibili che, mi permetto di dire, non sono solo le vittime. Non trattasi di femminismo tout court, né solo di un Urlo di Munch in formato romanzo, ma di un’attenta analisi che invita ad una riflessione seria che prima o poi ognuno di noi dovrà fare. Cronache psichedeliche è un libro che fa male, proprio per questo lo consiglio.

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L’isola del tesoro

di Tonino Scala

Questa volta Gaetano Amato, il mio amico Gaetano si è superato con il suo atto d’amore nei confronti di una città che è più di una città: Napoli. Ho appena finito di leggere L’isola del tesoro edito dalla casa editrice Cento Autori, l’ultima in ordine temporale indagine di Gennaro Di Pala un investigatore privato squattrinato, amante della vita, della cucina, delle donne, delle missioni impossibili, uomo d’amore che oltre ad avere, come tutti i napoletani, una comicità innata è un concentrato di variegata umanità che riempie l’animo. Come dicevo Gaetano si è superato al punto che mi verrebbe voglia di spoilerare tutto per quant’è bella la trama, gli intrecci, i risvolti e il tesoro che c’è, si vede ed è immenso, ma non posso. Non per una regola non scritta quando si tratta di gialli, ma per farvi gustare ogni si gola pagina, ogni affresco, ogni ricerca di questa finzione nella finzione, fiction nella fiction che vi terrà incollati pagina dopo pagina. Mo’ son curioso di capire come andrà a finire. No, non ha un finale aperto, l’indagine, le indagini si concludono, ma come andrà a finire quel sentimento nuovo che è nato così, per caso. Grazie Gaetà. Mo’ scendo mi hai fatto fare tardi, mannaggia ‘a capa toie!

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Storia di molti delitti e di poche pene dove i numeri non tornano

di Tonino Scala

L’ignoranza dei numeri  di Francesco Paolo Oreste

Gli uomini d’amore mi son sempre piaciuti e Romeo Giulietti è un uomo d’amore. Un uomo che nonostante il suo ruolo, ispettore in un commissariato di periferia centro di mondo che non importa a nessuno, se non per qualche giornalista della cronaca giudiziaria, è rimasto uomo. Un uomo che soffre per amore. Amore non solo inteso nel senso classico per una donna, ma per i libri che identifica con una donna, libri ai quali stare vicini quando si ha voglia di soffrire, lontano quando… è meglio così. Uomo d’amore perché soffre per la sua terra che considera come la sua donna, la sua mamma, che non giudica: in amore non si giudica mai, altrimenti non è amore. Romeo Giulietti ha un’anima fatta come un grande lago ricoperto di barchette a vela colorate, una sorta di caveau dal quale entrare e uscire grazie alla poesia e alle canzoni. L’Ispettore, sto per dire una cosa ovvia, è un uomo di Stato che quando lo Stato, durante le manifestazioni contro la discarica a pochi passi dalle abitazioni, sbaglia, si scusa. E lo fa attraverso una lettera pubblica, indirizzata ad una ragazza che ha avuto un pugno da qualche collega o poco esperto o con un animo diverso dal suo. Giulietti si scusa con una, per scusarsi con tutti. Romeo non è il solito ispettore sicuro di sé, è un essere umano in tutta la sua accezione. Vede i mostri che gli appaiono sotto nelle vesti di Alfonso Gatto, ha le sue paure, mostra le sue fragilità soprattutto amorose legate a quella Rebecca che non gli fa chiudere gli occhi. Sogni che però aiutano, ma non vi dirò il perché, un po’ di cazzimma fa sempre bene… mica posso dirvi tutto?

Ma chi è Romeo Giulietti? Perché sto parlando di lui? Semplice, è il protagonista del bel romanzo del mio amico Francesco Paolo Oreste edito dalla Casa editrice Baldini+Castoldi dal titolo enigmatico, ma basta leggere per prime pagine per comprendere che di enigma non si tratta: L’ignoranza dei numeri. Storia di molti delitti e di poche pene. Non ho scritto che un giallo, perché sarebbe riduttivo includerlo in un solo genere letterario, l’ignoranza dei numeri è più cose. Vero il morto c’è, e c’è anche la soluzione, il colpevole, ma il giallo più grande, il delitto irrisolto è quello di una terra morta dentro e fuori nell’indifferenza dilagante in una ingiustizia disarmante. Questo uno dei tormenti che accompagna non solo l’ispettore Giulietti, ma tutto gli uomini e le donne di buon senso che questa terra la considerano una pertinenza del proprio animo e che, come lui, han deciso da che parte stare. Un plauso all’autore che con una scrittura asciutta, e nello stesso tempo pesante, riesce a farci assaporare un mondo senza giudicarlo. Quella di Francesco Paolo Oreste non è una radiografia dell’esistente fatta attraverso microstorie che fanno la storia, ma una risonanza con mezzo di contrasto in grado di vedere in modo dettagliato un mondo che dovrebbe essere il fulcro dal quale far ripartire un Paese che arranca.

I numeri sono una scienza esatta, ma quando dietro quei numeri ci sono volti, c’è sangue, ci sono uomini, donne e soprattutto bambini, diventano ignoranti. Un plauso a Francesco, alla sua passione, alla sua bella penna, al aver voluto dare dignità a una figura piccola per il mondo criminale e per lo Stato, il giovane Totore ‘o Scarrafone vittima di sé stesso e di una società che lo ha relegato ai margini. L’aver puntato i riflettori su un microcosmo fatto di piccoli uomini che han bisogno di avere una dignità non solo letteraria è una scelta che mi riempie di gioia in una tristezza cosmica che mi assale, è scelta onesta in questa storia disonesta che è la vita. Grazie Francesco, ti voglio bene! Romeo Giulietti come tanti di noi è innamorato di questa terra, ne è geloso, pazzo, e non riesce a capire. Perché anche chi ama, talvolta vorrebbe capire e comprendere. Tutto questo in un mondo dove la legge è uguale per tutti, ma la giustizia non esiste. Non ti pigliare collera Francesco se voglio bene pure a lui, al suo animo nobile e tormentato come il mio, confusi, entrambi, tra il volere e il dovere.

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