Mezzogiorno

Una lunga terra di cielo e fieno mi accompagna.

Il sole guarda stanco l’acqua cheta del lago.

Aspra ma dolce, arroccata ma ingenua, sospesa tra pianure e montagne, il Tavoliere lo tocchi, la Lucania pure.

Calitri, terra di mezzo, guado di vite che attraversano il mondo sempre alla stessa ora.

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Gabbiano ingrigito

Il fumo avvolge la notte dopo un giorno di fuoco. I tram non passano più, forse non son mai passati da queste parti. Il cielo è grigio notte in questa sera da buttare. I balconi son chiusi, si puzza dal caldo, la gola brucia, ‘e cervelle pure. Un gabbiano ingrigito e impaurito scappa dalla sua casa, una discarica nella zona orientale andata in fiamme. È solo nel cielo affumicato e ricco di diossina, il suo battito d’ali é lento come questa sera. Vola e fa un verso strano. È un garrito? Uno stridìo? No, é ‘na jastemma!

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Una sedia, il mare, l’immenso.

Una sedia, il mare, l’immenso.

Come colonna sonora le onde che sanno di una musica melanconica e struggente. Un bambino piange e riporta alla realtà una ordinaria domenica di un luglio caldo e assolato già alle otto del mattino. Il pianto si fa più insistente, Daniele vuole una bomba a nutella. Come dargli torto. Il mare porta pensieri, il sole porti endorfine, la domenica tranquillità, il papà del bambino una bomba a cioccolato, ma presto

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Controra

La vita riposa a quest’ora, la veglia il sole cocente del sud che suda bagnando il giallo grano del tempo. Che ora é? Chiede un passante al nulla assetato inaridito ancor più da un venticello caldo. Nun é ora pe’ parla contro la corrente contrariata dalla vita!

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L’attesa

Il sole stanco spacca la terra che aspetta la pioggia che non cade. Il frinito di un grillo rimbalza sulle vigne mature che attendono il raccolto. Le nuvole bianche e sparse, camminano veloci e attendono notizie. Un gatto miagola e aspetta un secchio d’acqua sotto il balcone di un palazzo che sa d’antico. L’attesa di un caffè che non c’è, genera attese inattendibili, insomma inutili attese. Estate, tempo di attese.

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Sassi di vita

Le pietre ai margine delle strade non parlano, non possono parlare, ma guardano, annusano, respirano chi vive quel lembo di asfalto segnato dalla polvere. Sembrano eterne, son lì chissà da quanto tempo. Chissà chi avran visto… uomini, donne, bambini, animali, rettili, insetti. Chissà dov’erano prima, chissà quale madre roccia le ha partorite, sarà stato duro il distacco? Segnate dall’uomo e dal naturale corso della vita, quanti calci avranno avuto?

Questa sera vorrei ascoltarle. Vorrei sentire l’eco di quelle storie che le hanno attraversato di giorno, di notte, al caldo, al freddo, con la pioggia battente, con il sole cocente. Invece sono lì a nascondere nello scrigno vivo di materiale calcareo, segreti di ordinarie vite inaccessibili.

 

Mi chiedo: sarà dura la vita di una pietra?

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Luna migrante

La luna migrante è piena, sola col sole che l’ammira. Bianca e immensa, candida e solare, Illumina la notte calda di mondo sempre più freddo in un movimento stagnante. La intravedo tra i rami di un limone ingiallito, ha una voglia di caffè. Bella é bella, ma stasera non é romantica.

Non è nemmeno triste o bugiarda, la luna fa la luna e guarda stranita. Il cielo nero e lucente la mette in risalto come un gioiello su un bel vestito da sera. La guardo, mi guarda: chissà cosa mi vorrà dire. La luna migrante stasera é tonda e cangiante, é in eclissi parziale, coperta dall’ombra della terra, sarà per questo che ha un volto quasi umano, ma… c’é vita sulla luna?

No, non non credo, non ci sono essere umani, non c’é umanità, ma almeno lì, non é reato.

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Nostalgia Canaglia

Rubo il titolo ad una canzone di Albano perchè è la profonda, diffusa sensazione quando incontro mia madre… L’anno scorso, ottantaseienne, autonoma, in grado di governare ancora una propria casa, di cucinare, di cucire, di leggere un libro “Harmony” a settimana. Poi cade procurandosi varie microfratture inoperabili che la costringono immobile a letto per molti mesi. Grazie all’Onnipotente, riesce ad alzarsi, ma non è più in grado di essere autosufficiente. Mio fratello riesce a trovare una più che dignitosa struttura a dimensione familiare dove si trova attualmente. Mamma sta bene; è insieme ad altre persone della stessa età, con gli stessi problemi psicofisici. Io le telefono tutti i giorni e quando sono di riposo dal lavoro la vado a trovare: la faccio parlare con parenti ed amici, in modo da tenerle la mente allenata, visto che non vuole più leggere ma solo vedere la televisione con Barbara d’Urso, Cristina Parodi, Maria de Filippi, ecc. ecc…. Ricorda ancora tutto del passato, ma ha gravi carenze a ricordare ciò che ha mangiato solo il giorno prima o chi le ha telefonato. In due ore circa di chiacchierate, pone più volte le stesse domande. E’ serena, ma dopo quest’arco di tempo, vuol rimanere sola nella sua stanzetta a vedere la televisione o parlare con le altre donne. Non chiede mai nulla, ringrazia sempre per ciò che le porti: il panettone, la calza, la colomba del CRAL della Circumvesuviana, i taralli o la cioccolata che aggiunge ai dolci che le offrono in casa… Le brillano gli occhi solo quando parla del suo amato Mario, mio padre morto troppo presto, lasciandola vedova a soli 42 anni… In tutta sincerità, cerco di esserle vicino quanto più è possibile, di persona e con il telefono; ma sono invaso da una sola sensazione, una nostalgia canaglia…   EMILIO VITTOZZI

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E’ cambiato tutto…

“E’ cambiato tutto…” è il leit-motiv del cabarettista Pucci , ad indicare i cambiamenti, a volte veramente notevoli, degli avvenimenti della nostra bella Italia.

Venerdì 4 agosto ho partecipato alla festa di compleanno di mia nipote Laura, 5 anni, figlia di mia figlia Gabriella. Nonostante si trovasse in una nota località balneare, attorno a lei e alla sua torta c’erano una cinquantina di persone, bambini, mamme, papà, nonni, zii, tutti residenti nel villaggio turistico. Pizzette, graffette, patatine, popcorn, coca-cola, aranciata, palloncini e musica in sottofondo. Regali di ogni genere che le facevano brillare gli occhi alla rottura della carta colorata. Atmosfera allegra, coinvolgente, che aumentava calore alla già calda serata…

A me, nonno bis (c’è anche il fratellino di Laura, Pietro), è venuta in mente la festa dei miei 18 anni: mia madre preparò un panettone a due gusti: crema amarena e nutella, accompagnata da una coca-cola grande ed una bottiglia di aranciata in bottiglie di vetro; gli invitati erano degli amici ed amiche dell’Inter Club Napoli “dal Vesuvio con Amore”. Una partecipante fece i complimenti a mia madre per la torta, una novità per l’epoca. A cui mia mamma rispose: “Nennella, ho messo ciò che ho trovato in frigo…”, a testimonianza di una vita per niente agiata, anzi. Il panettone bigusto era il massimo che mi si poteva concedere.

Ecco perché, al compimento dei miei 50 anni, ho voluto regalarmi una festa con parenti, amici di tifo, di lavoro, compagni di partito, di sindacato, con l’animazione musicale della “Circumvesuvianando band”. Festeggiare con altri per festeggiarmi.

Ora non so se organizzare la festa dei 60 anni o quella della quiescenza; se Dio vorrà sono entrambe abbastanza vicine fra loro…

Questo pensavo mentre Laura, Pietro e tanti bambini ballavano al ritmo delle canzoni vacanziere di quest’anno.

Lunga e serena vita a Laura, la mia Principessa!

Chissà se un dì ricorderà la festa di venerdì 4 agosto come il nonno ricorda la sua per il 18° compleanno…

 

EMILIO VITTOZZI

 

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Konosfoglia, che bontà…

A Piazza Garibaldi, nelle adiacenze della Stazione di Trenitalia e della Circumvesuviana, da 25 anni circa, opera la notissima pasticceria “Cuore di sfogliatella”, con ben due sedi: in Corso Novara n°1 (solo da asporto!) e in Piazza Garibaldi n°93 (con comode poltrone e tavolini!).

L’Azienda è assai nota per dare un tocco nuovo al tradizionale dolce napoletano, lavorando con fantasia, tutta partenopea, sull’antica ricetta di base; ogni sfogliatella ha un ripieno diverso: dalle 14 varianti salate alle 19 dolci e già questi numeri danno un quadro ben chiaro dell’intera produzione…

Fermo restando che ci sono tanti e tanti altri dolci come il babà, il cannolo, la crostatina a fragole, ecc. ecc….

Poi c’è la creativa e gustosissima “Vesuviella”, un piccolo Vesuvio con un cuore di cioccolato.

“Ma che bontà, che bontà…” cantava la divina Mina anni or sono; e questo è il motivetto che mi torna in mente quando mi appresto ad addentare questa delizia, al posto del pranzo quotidiano…

Per finire, ma non ultimo, il “Konosfoglia”, la sfogliatella che diventa un cono con la riccia e un delizioso gelato al gusto sfogliatella con canditi e la possibilità di aggiungervi mandorle, nocciole, pinoli, pistacchi, frutta fresca, panna, cioccolato e smarties.

 

EMILIO VITTOZZI

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