La rivoluzione si fa con le parole e… con le canzoni

 A volte basta poco per capovolgere usi, regole non scritte insite in una società che non ha voglia di mettersi in discussione se non a parole. Solo i processi rivoluzionari capovolgano gli ordini sociali. E di rivoluzione vi voglio parlare. Una rivoluzione gentile, semplice, cantata. Chi mi conosce sa il legame che ho con Bella ciao, ma non è di questo che voglio parlarvi. Vorrei raccontarvi un’altra storia. Conoscete lo Zecchino d’oro? La risposta è sì. Conoscete le canzoni che oltre sessant’anni accompagnano la nostra infanzia? La risposta, lo so, è sempre affermativa. Allora mandate a memoria questa favola cantata, perché è rivoluzionaria. Si chiama “Il principe blu”, è una canzone destabilizzante perché sovverte l’ordine, sconvolge i costumi e fa bene a tutti noi.

Mi spiego meglio.

La socializzazione primaria, che investe tutto l’arco evolutivo della personalità, è solitamente la più importante per l’individuo. Attraverso le fiabe, l’immaginario dei bambini è circondato e influenzato da rappresentazioni stereotipate che, interiorizzate, diventano veri e propri modelli di costruzione delle loro identità. Nelle favole, se riflettiamo insieme, c’è un problema che non sta nella scelta del sesso dei protagonisti, ma nella storia in sé. Provo a farmi capire meglio con una domanda: Le principesse delle favole possono essere ancora un modello di riferimento accettabile per le bambine? La risposta è no. Nella maggior parte dei casi la differenza di genere nelle fiabe si realizza tramite due figure: un principe e una principessa. Spesso la bella principessa di turno è ben lontana dall’essere la combattente attiva artefice del proprio destino, e si limita a dipendere dal principe per diventare una donna realizzata. Le fiabe quindi sono ben lontane dall’essere neutre e scevre da qualsiasi tipo di stereotipi, contribuendo invece a confermare, tramandare e riprodurre modelli sociali tradizionali e forti differenziazioni di genere. Questo perché in quel periodo storico era quello il sentire, era quello il ruolo che la società relegava alla donna. Oggi, per fortuna, non è più così, ma le favole, le fiabe, purtroppo, non hanno fatto ancora quel salto di qualità necessario.

Il principe blu, che parteciperà al prossimo Zecchino d’oro, mette tutto in discussione.

“Perché già l’ho capito che mi vuoi nel castello, per stirarti il mantello e spolverare il comò!”

In questo testo la rivoluzione l’han fatta Carmine Spera e Flavio Careddu partendo dalle favole, capovolgendole, descrivendo esperienze e percorsi intrinseci con un linguaggio simbolico e immediatamente fruibile: “Ora monto a cavallo e me lo sello da me e così vado al ballo anche senza di te!” Questa frase di per sé banale, introduce un elemento innovativo nel più antico strumento pedagogico, la fiaba, la favola: la dimensione relazionale in un’ottica d’interdipendenza e reciprocità. “Col mio bianco cavallo vado sola nel bosco, se t’incontro sei rospo, rospo ti lascerò!” Ed ancora: “Un vero principe sa trattarmi da principessa” E per chiudere: “Come ama se stesso deve amare anche me. Chiedo il giusto rispetto…” che vale più di mille altre cose. Bravi, un plauso a Carmine Spera e Flavio Careddu e alla vostra rivoluzione gentile fatta con le parole e con la musica.

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