Pastorale Vesuviana a Castellammare. Tanta gente ieri alla Mondadori per il nuovo libro di Tonino Scala

Giallo dai raggi di un sole non ancora spento, è il prato d’ottobre. Fresca l’aria del mattino riscaldata dal tepore di un giorno che muore prima. Ottobre, mese di passaggio, di odore di castagne al forno, di ulivi appena colti, di funghi porcini che danno un sussulto agli animi, di grappoli d’uva pronti per diventare vino. Amo ottobre e il suo dolce far tutto zitto zitto in mezzo al mercato della vita. Inizia così Pastorale vesuviana, il nuovo libro di Tonino Scala è stato presentato ieri alla Mondadori di Castellammare, in una sala gremita e agguerrita. Tante le domande, tante le non risposte per un territorio che di risposte ne avrebbe bisogno, durante un dibattito denso e inteso che il libro ha scaturito. Il politico scrittore stabiese torna a rendere protagonista la città, il comprensorio vesuviano e lo fa con una struttura ad incastro dove i tanti protagonisti, le loro storie ordinarie, come in un puzzle , diventano la pastorale di una terra complessa come quella dell’intera area vesuviana. “Senza speranza alcuna” è il fil rouge che accompagna le vite dei protagonisti di questo romanzo corale. Pagine crude e veriste, ma a tratti surreali in una disumana umanità che scorre. Un affresco romantico, e nello stesso tempo disperato, che racconta la quotidianità di un giorno come tanti di un caldo autunno alle falde del Vesuvio. La pastorale di una terra tellurica raccontata attraverso la vita di Rosario che conduce una battaglia isolata contro la lobby del cemento, di Tonino che ha deciso di abbandonare la sua Torre Annunziata, di Mimmo un operaio disperato di Fincantieri, di Dolceremì donna con gli occhi tristi come un cartone animato, di due ragazzi di colore che affrontano il loro viaggio di vita e di tanti altri. Storie ordinarie che s’attorcigliano con gli avvenimenti, le cronache di un lembo dimenticato e diventano storia. Un ramo di un pezzo di provincia dimenticato dove un santo, una gallina e un comunista legato alle sue liturgie s’incontrano, si scontrano con la dura realtà e di un sud che suda. Un prima lettura del testo, che si legge con grande facilità, dà l’idea che non ci sia speranza alcuna, nemmeno in chi lotta visto l’epilogo e in chi fa diventare la discussione su una gallina una questione di “Stato”. Di fatto è così, non c’è speranza in queste parole, ma l’autore con un testo crudo prova a dare come spesso accade nella sua prolifica letteratura, a tracciare solchi di speranza per il lettore. La Pastorale di Tonino Scala è una emozione in crescendo per chi vive questa terra come la vive lui, per chi ha un rapporto di “odi et amo” e vede il sud come madre e nello stesso tempo matrigna. Il testo trasuda di emozioni, i cazzotti arrivano e come se arrivano. E fanno male, molto male, le parole restano sulla pelle, ma nello stesso tempo scavano ed entrano nell’io più profondo.

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