Storia di molti delitti e di poche pene dove i numeri non tornano

di Tonino Scala

L’ignoranza dei numeri  di Francesco Paolo Oreste

Gli uomini d’amore mi son sempre piaciuti e Romeo Giulietti è un uomo d’amore. Un uomo che nonostante il suo ruolo, ispettore in un commissariato di periferia centro di mondo che non importa a nessuno, se non per qualche giornalista della cronaca giudiziaria, è rimasto uomo. Un uomo che soffre per amore. Amore non solo inteso nel senso classico per una donna, ma per i libri che identifica con una donna, libri ai quali stare vicini quando si ha voglia di soffrire, lontano quando… è meglio così. Uomo d’amore perché soffre per la sua terra che considera come la sua donna, la sua mamma, che non giudica: in amore non si giudica mai, altrimenti non è amore. Romeo Giulietti ha un’anima fatta come un grande lago ricoperto di barchette a vela colorate, una sorta di caveau dal quale entrare e uscire grazie alla poesia e alle canzoni. L’Ispettore, sto per dire una cosa ovvia, è un uomo di Stato che quando lo Stato, durante le manifestazioni contro la discarica a pochi passi dalle abitazioni, sbaglia, si scusa. E lo fa attraverso una lettera pubblica, indirizzata ad una ragazza che ha avuto un pugno da qualche collega o poco esperto o con un animo diverso dal suo. Giulietti si scusa con una, per scusarsi con tutti. Romeo non è il solito ispettore sicuro di sé, è un essere umano in tutta la sua accezione. Vede i mostri che gli appaiono sotto nelle vesti di Alfonso Gatto, ha le sue paure, mostra le sue fragilità soprattutto amorose legate a quella Rebecca che non gli fa chiudere gli occhi. Sogni che però aiutano, ma non vi dirò il perché, un po’ di cazzimma fa sempre bene… mica posso dirvi tutto?

Ma chi è Romeo Giulietti? Perché sto parlando di lui? Semplice, è il protagonista del bel romanzo del mio amico Francesco Paolo Oreste edito dalla Casa editrice Baldini+Castoldi dal titolo enigmatico, ma basta leggere per prime pagine per comprendere che di enigma non si tratta: L’ignoranza dei numeri. Storia di molti delitti e di poche pene. Non ho scritto che un giallo, perché sarebbe riduttivo includerlo in un solo genere letterario, l’ignoranza dei numeri è più cose. Vero il morto c’è, e c’è anche la soluzione, il colpevole, ma il giallo più grande, il delitto irrisolto è quello di una terra morta dentro e fuori nell’indifferenza dilagante in una ingiustizia disarmante. Questo uno dei tormenti che accompagna non solo l’ispettore Giulietti, ma tutto gli uomini e le donne di buon senso che questa terra la considerano una pertinenza del proprio animo e che, come lui, han deciso da che parte stare. Un plauso all’autore che con una scrittura asciutta, e nello stesso tempo pesante, riesce a farci assaporare un mondo senza giudicarlo. Quella di Francesco Paolo Oreste non è una radiografia dell’esistente fatta attraverso microstorie che fanno la storia, ma una risonanza con mezzo di contrasto in grado di vedere in modo dettagliato un mondo che dovrebbe essere il fulcro dal quale far ripartire un Paese che arranca.

I numeri sono una scienza esatta, ma quando dietro quei numeri ci sono volti, c’è sangue, ci sono uomini, donne e soprattutto bambini, diventano ignoranti. Un plauso a Francesco, alla sua passione, alla sua bella penna, al aver voluto dare dignità a una figura piccola per il mondo criminale e per lo Stato, il giovane Totore ‘o Scarrafone vittima di sé stesso e di una società che lo ha relegato ai margini. L’aver puntato i riflettori su un microcosmo fatto di piccoli uomini che han bisogno di avere una dignità non solo letteraria è una scelta che mi riempie di gioia in una tristezza cosmica che mi assale, è scelta onesta in questa storia disonesta che è la vita. Grazie Francesco, ti voglio bene! Romeo Giulietti come tanti di noi è innamorato di questa terra, ne è geloso, pazzo, e non riesce a capire. Perché anche chi ama, talvolta vorrebbe capire e comprendere. Tutto questo in un mondo dove la legge è uguale per tutti, ma la giustizia non esiste. Non ti pigliare collera Francesco se voglio bene pure a lui, al suo animo nobile e tormentato come il mio, confusi, entrambi, tra il volere e il dovere.

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