Chiude una libreria non si aprirà un portone

 di Tonino Scala

Chiusa una libreria, non si aprirà un portone, ma si chiuderanno ancor più le porte della nostra mente collettiva. Mi rattrista la notizia e non solo per Tina, per i ragazzi che lavorano in quella struttura tra le più belle della Campania. Non sto esagerando, il complesso Stabia Hall è uno dei bauli culturali polivalenti privati più interessanti che la nostra regione ha al suo attivo. Dico non solo per i lavoratori perché non sono i soli a perdere qualcosa, perdiamo tutti, perdo io, perdi tu, perdiamo noi, perde la città. Già so la domanda dei tanti: e il comune? Conosco anche la risposta che ci staremo dando davanti allo specchio della nostra ipocrisia: La politica doveva fare qualcosa! La politica deve sempre fare qualcosa, ma noi? Bello lavarsi le mani è lo sport che più amiamo! Penso che il problema sia altro, che riguardi la mia città, ma il mio paese nel complesso. Leggiamo poco, leggiamo in pochi e sempre meno. Perché? Son tante le ragioni, ma non sto qui per mettermi sul piedistallo e pontificare, non amo fare questo esercizio retorico molto in voga. Provo a dare risposte innanzitutto a me stesso facendo un sano esercizio di autocritica. Son fatto così provo a guardare i miei limiti come individuo prima di lanciare frecce o sassi agli altri. Ricordo una versione di latino che Camilla, la mia prof del biennio del liceo, ci assegnò come compito in classe: le due bisacce. Il sunto di questa bella favola è questo: Giove ci impose due bisacce: ci mise dietro quella piena dei nostri difetti e davanti, sul petto, quella con i difetti degli altri. Perciò non possiamo scorgere i nostri difetti e, non appena gli altri sbagliano, siamo pronti a biasimarli. Inutile dire che non presi la sufficienza, ma questo c’entra poco con il ragionamento. L’unica cosa che migliora i nostri “difetti” è la lettura che nutre il pensiero e l’animo. Quando siamo davanti ad un libro, bello o brutto che sia, facciamo i conti non noi stessi. Noi i conti non li vogliamo fare, questo il problema a mio modesto e sommesso avviso. Non siamo più abituati a ragionare proprio perchè non leggiamo più. Nel 2016 nel nostro paese sono state circa trentatré milioni le persone con più di sei anni che non hanno letto nemmeno un libro in un anno. La lettura induce a un rigore di pensiero, di logica e ci dà un approccio razionale al mondo. Chiude una libreria perché non abbiamo più voglia di sognare, di osare la speranza, di cambiare prima noi stessi. Una libreria, così come un libro allungano la vita rendendola ricca e movimentata, abbiamo deciso in modo collettivo di renderla più breve e piatta. Un libro è un oggetto rivoluzionario, ma noi la vogliamo fare la rivoluzione?

Migliorando noi stessi, miglioreremo anche il nostro paese. Pensare che la colpa sia sempre del nostro vicino, del politico che però votiamo ci libera da responsabilità che sono anche nostre e ci fa navigare nella melma.

Buona giornata e buona traversata a tutti noi.

 

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