L’Anisello Nunù, la dislessia spiegata ai bambini, una lezione per noi adulti.

di Tonino Scala

Quattro bambini su cento soffrono di dislessia, un disturbo dell’apprendimento che si presenta nei primi anni di scuola. Un disturbo che crea al bambino non poche difficoltà quando legge, quando fa i calcoli e quando scrive. C’è soluzione? Sì, i metodi sono tanti, ma non sono un esperto e non vorrei dilungarmi su vicende non essendo persona competente. Son certo però che in questo come in altri disturbi l’importante sia l’approccio con il bambino. Carmine Spera, un valente autore stabiese, ha provato con grande intelligenza e lungimiranza ad affrontare il tema e l’ha fatto con una canzone per bambini. Il testo in questione è “L’Anisello Nunù”, canzone in concorso al sessantesimo Zecchino d’oro. Un testo simpatico, scorrevole, divertente, efficace che prova a dare un approccio alla questione con la pazienza dovuta ai bambini, con parole semplici e senza preconcetti. Vorrei partire dall’ultima vicenda, il preconcetto. Già so cosa in tanti staranno pensando: perché proprio l’asino? Non poteva scegliere altro animale? Carmine nel solco della tradizione che va da Fedro, passando per Esopo, giungendo ai Fratelli Grimm, fino ad arrivare al famoso e amato Ciuchino di Shrek, una fiaba del 1990 di William Steig, ha utilizzato l’animale più amico dell’uomo e del bambino l’asino che ha accompagnato l’uomo per 2000 anni prima che il cavallo fosse addomesticato. Per gli adulti, che hanno preconcetti, l’asino è una figura sciocca, bislacca, senza senso; nelle fiabe, nel mondo dei bambini, non è così anzi di solito è furbo. Basti pensare che Apuelio ne ”L’asino d’oro” racconta la storia di Lucio e della sua trasformazione in asino. Lucio asino, nell’attesa di riassumere le sembianze umane, vivrà mille peripezie, mantenendo però ragionevolezza, logica, giudizio. Per non parlare poi della morale: l’aspetto non conta, non è detto che il culto dell’immagine renda felici.

“Tutti i grandi sono stati bambini…ma pochi di essi se ne ricordano”. Ci rammenta “Il Piccolo principe” e Carmine per nostra fortuna ha un gran ricordo della sua infanzia, per questo riesce con semplicità a raccontare ai bambini come sia semplice approcciarsi anche a un disturbo. Con grande delicatezza, l’autore napoletano riesce a fare centro parlando di un asinello speciale che capovolge le parole, le inverte, talvolta le confonde, ma non è un “somaro” è un essere speciale siamo noi a non conoscerlo.

Il bambino con la dislessia ha bisogno di una guida in grado di comprenderlo, di aiutarlo nel suo percorso di vita, ma ha bisogno di star bene nel luogo dove trascorre più tempo, la scuola, gli spazi che frequenta con gli amici. Questa canzoncina lo aiuterà non poco, perché lo farà sentire speciale. Ognuno ha qualità differenti basta saperle trovare, Carmine c’è riuscito.

L’artifizio del raglio capovolto poi è geniale . L’anisello Nunù quando raglia non fa “iò iò” ma “oì oì” ed è proprio questo che resta impresso al punto da renderlo simpatico e speciale.

Un testo, un ritornello che resterà impresso nella mente dei bambini, spero anche in quella di noi adulti, anche se i dubbi e le perplessità restano.

Ultima cosa non riesco a pronunciare Anisello Nunù, per me è Asinello Nunù, ho un disturbo, e si sa: l’essenziale spesso, è invisibile agli occhi!

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