UNA VISITA AL CIMITERO DI POGGIOREALE


Nella celebre “‘A livella” Antonio de Curtis, in arte Totò, racconta che “ogn’anno, il due novembre, c’è l’usanza per i defunti di andare al Cimitero. Ognuno ll’adda fa’ chesta crianza; ognuno adda tenè chistu penziero.”
No, non è il 2 novembre ma una calda giornata d’agosto. Lavoro di pomeriggio e, dunque, essendo stato l’anniversario di morte di papà pochi giorni or sono, mi reco al Cimitero di Poggioreale. Fa caldo, veramente caldo; il camposanto è quasi totalmente vuoto. Ci sono solo degli operai a lavoro. Tutto attorno è un cumulo di sterpaglie ingiallite dal sole. Polvere, fiori secchi: una vera desolazione. Arrivato alla tomba di mio padre (dove è sepolto anche mio figlio Valerio), rimango sbigottito. Nelle vicinanze hanno effettuato dei lavori di muratura e, credo, nel togliere i tubi Innocenti hanno letteralmente dissolto le piante di geranio che cingevano la tomba di famiglia. Sono rimasti solo i vasi senza gerani. No, non sono rotti: sono vuoti… Con le mani, tolgo tutto quel che c’è da gettare: bottiglie di plastica, pacchetti vuoti di sigarette, biglietti della Circumvesuviana, fiori di plastica scoloriti e sporchi di gesso. Nel far questa operazione mi accorgo che attorno a papà sono sepolti un sindaco di Napoli dell’800, un giudice, tanti illustri personaggi. E mi viene ancora in mente “‘A livella”: “‘Nu rre, ‘nu maggistrato, ‘nu grand’ommo, trasenno ‘stu canciello ha fatt”o punto c’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme “. E’ proprio vero: la morte livella tutto! Arriva per tutti, indistintamente, uomini, donne, bambini… L’incazzatura per come ho trovato la tomba di papà diminuisce anche se penso alla sacralità, pr me, del luogo. In un contenitore pongo una rosa rossa per papà, nell’altro un giglio bianco per mio figlio. Un gatto, spuntato da chissà dove, mi osserva incuriosito; poi se ne va. Pulisco come posso la foto in ceramica di papà e l’angioletto di Valerio, recitando le classiche preghiere, quelle basiliari: l’Ave Maria, il Padre Nostro, l’Eterno Riposo. Per papà, per mio figlio, per mia zia Eva, per i miei parenti, per i miei Amici di lavoro, di Partito, di Sindacato, di Inter Club che hanno già lasciato questa terra. Mi vengono in mente Giacinto Facchetti, l’Avvocato Prisco, don Tonino Bello, Ciro Esposito e tanti, tanti altri…
Dio Li abbia in gloria!

EMILIO VITTOZZI

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