L’Estate sta finendo (nei ricordi)…

 

Domenica mattina di fine luglio. La stazione è piena di persone che vanno a mare: Torregaveta, Fusaro, Lucrino, Arcofelice, Licola…

Uomini, donne e bambini, “armati” di ombrelloni, sdraio, frittate di maccheroni, cotolette, acqua, abbronzante assaltano i treni che li condurranno a vivere una sana, “calda”, domenica di’estate. Radio a volume “da concerto”, neo-melodici in primis, ma anche Pino Daniele, Clementino, Rocco Hunt. E’ il proletariato, anzi, in alcuni casi, sotto-proletariato in marcia per… un posto al sole. L’estate di costoro questa è: mare tramite treni, andata & ritorno, il sabato e la domenica.

E con la mente torno indietro a tanti anni fa, quando con mia madre e mio fratello andavamo di domenica a Lucrino, con la metropolitana da Piazza Garibaldi a Montesanto e da qui, con la Cumana, a Lucrino.

Mamma, alle 6 del mattino, preparava frittate di maccheroni rosè (cioè non bianchi ma neanche rossissimi), cotolotte di carne, peperoncini verdi fritti, crostata di marmellata e frutta di stagione da mettere nel cesto di vimini. L’ombrellone lo portava mio fratello, unitamente alla sediolina per mammà; a me toccava il compito di portare il cesto del cibo. Ed insieme ad una nostra zia con figliole al seguito, si partiva per una giornata di sole e mare su una spiaggia libera di Licola. Questa era la mia estate, dalla chiusura delle scuole alla loro riapertura, ogni sabato e domenica… Il costo? I biglietti dei treni. Quelli che molti non vogliono proprio fare! Di quel periodo ricordo l’abbronzante “Lucien” (al sapore di fragola), il mio costume nerazzurro (e di quale altro colore poteva essere?), il costume rossonero di mio fratello (ognuno ha una “pecora nera” in famiglia…), i treni grondanti di umanità varia (con tanto di olezzi vari), “la Gazzetta dello Sport” nel cesto (acquistata alla partenza da Piazza Garibaldi), le gomme da masticare a strisce, la radiolina a pile (per ascoltare le canzoni in voga all’epoca in “Hit Parade”), la sabbia sulla pelle arrossata ed accaldata nel ritorno a casa.

Penso a tutto ciò mentre vedo i viaggiatori di oggi in partenza per il mare: non credo che siano molto differenti da quelli di una volta…

E’ sempre proletariato urbano, è sempre sottoproletariato, in viaggio per un giorno di esistenza… normale.

“Luglio col bene che ti voglio” cantava allora Riccardo del Turco; oggi c’è Gigi D’Alessio… Io preferisco il primo!

 

EMILIO VITTOZZI

 

 

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