Il terremoto, Goldrake e un lingotto di cioccolata fondente 

di Tonino Scala
Quella scossa l’ho sentita, la sento ogni qualvolta c’è un terremoto. La sento dentro i miei ricordi di un bambino oramai adulto. La sento nelle immagini in tv. La sento è mi sento male ora che capisco. Era una sera di novembre, si sentiva giá l’odore del Natale: Novembre 1980. Quella scossa la sento quando ripenso a quella sera, a quella sicurezza miscelata alla paura nello sguardo di mio padre. Eravamo andati ad abitare da pochi giorni nella casa nuova. Nuova mo’, una stanza di cinquanta metri quadri che mio padre aveva diviso con dei blocchi di gesso, proprio quel giorno, creando un corridoio, una camera da letto per lui e mamma e un salone-cucina-soggiorno per noi. Il sabato e la domenica lavorava per la casa nuova, gli altri giorni per il pane e per il latte. Faceva il muratore, ‘o fravecatore, ci sapeva fare! Proprio in quelle ore aveva diviso la casa, da poco aveva posizionato, con la colla cementizia, gli ultimi blocchi. Aspettavamo la partita. Non c’era Sky, la Rai dava il secondo tempo di uno scontro calcistico importante ogni domenica, prima del telegiornale. Il 23 novembre del 1980 c’era una partita dell’Inter. Ricordo ancora quegli attimi. Ho impresso lo sguardo del mio gigante che manteneva quelle mura, quei bocchi che sembravano costruzioni della Lego. Come era bella la luna quella sera! Nella mia vita è un’immagine indelebile, così come quel 23 novembre 1980. La terra tremava, mia sorella piangeva, mio fratello non era ancora nato, io guardavo la luna. Bella, lucente, grossa, mi ricordava quella che verdevo in Goldrake il mio cartone preferito. A dire il vero davono solo quello in tv! Tutti erano preoccupati, io no. Avevo papà che reggeva i muri ed ero certo che Actarus sarebbe arrivato per salvarci. Avevo sei anni, non conoscevo i terremoti, ma conoscevo bene i mostri venuti da Vega. Di sicuro saranno stati loro a creare tutto sto casino, ma tanto arriva Goldrake e… nella mente la sigla finale di quel cartone che faceva più o meno così …mille armi tu hai, non arrenderti mai, perché il bene tu sei, sei con noi….Vai, contro i mostri lanciati da Vega…Actarus non arrivò mai, ma arrivarono i militari con il latte caldo, i biscotti, le coperte. Il primo impatto non fu dei migliori, dormivamo in macchina, avevamo una 127 verde pisello e cromatura d’argento, mentre ero appisolato sul sedile di dietro, mia sorella abbracciata a mia madre su quello davanti, bussarano al finestrino. Ebbi paura. Era un uomo con una mantella verde, era un militare con in mano un termos con del latte caldo. Mi diede anche dei biscotti e una tavoletta di cioccolata fondente. Fino a quel momento per me la cioccolata era stata solo al latte o alle nocciole. Quel lingotto nero di cioccolata, duro come le pietre, me lo feci piacere. Quel ragazzo che veniva dal Friuli me lo portava ogni giorno quel lingotto amaro, non mi piaceva ma non potevo dire no, era così gentile! Dormimmo per più di una settimana in macchina, tante le scosse di assestamento, tanta la paura negli occhi di mio padre, paura mista a sicurezza che doveva darmi: era mio padre! I giorni passarono, tornammo in quella casa che ai miei occhi sembrava bellissima. La casa subì danni, fu lesionata dal sisma irpino, ci spettava il container ma papà non volle portarci dentro una casa di ferro. Dopo qualche anno andammo a vivere da nonna e da lì non ci siamo mossi più. In queste ore sto rivivendo quei momenti, sto guardando la luna bella come allora, consapevole che Actarus non possa arrivare ma con la speranza che qualche ragazzo con la mantella verde possa portare un lingotto di cioccolata fondente a quei bambini che stanno vivendo ore drammatiche che ricorderanno, purtroppo, per tutta la vita! 
…mille armi tu hai, non arrenderti mai, perché il bene tu sei, sei con noi…. Vai, contro i mostri lanciati da Vega… Quella scossa l’ho sentita, la sento ogni qualvolta c’è un terremoto. La sento dentro i miei ricordi di un bambino oramai adulto. La sento nelle immagini in tv. La sento è mi sento male ora che capisco. Era una sera di novembre, si sentiva giá l’odore del Natale: Novembre 1980. Quella scossa la sento quando ripenso a quella sera, a quella sicurezza miscelata alla paura nello sguardo di mio padre. Eravamo andati ad abitare da pochi giorni nella casa nuova. Nuova mo’, una stanza di cinquanta metri quadri che mio padre aveva diviso con dei blocchi di gesso, proprio quel giorno, creando un corridoio, una camera da letto per lui e mamma e un salone-cucina-soggiorno per noi. Il sabato e la domenica lavorava per la casa nuova, gli altri giorni per il pane e per il latte. Faceva il muratore, ‘o fravecatore, ci sapeva fare! Proprio in quelle ore aveva diviso la casa, da poco aveva posizionato, con la colla cementizia, gli ultimi blocchi. Aspettavamo la partita. Non c’era Sky, la Rai dava il secondo tempo di uno scontro calcistico importante ogni domenica, prima del telegiornale. Il 23 novembre del 1980 c’era una partita dell’Inter. Ricordo ancora quegli attimi. Ho impresso lo sguardo del mio gigante che manteneva quelle mura, quei bocchi che sembravano costruzioni della Lego. Come era bella la luna quella sera! Nella mia vita è un’immagine indelebile, così come quel 23 novembre 1980. La terra tremava, mia sorella piangeva, mio fratello non era ancora nato, io guardavo la luna. Bella, lucente, grossa, mi ricordava quella che verdevo in Goldrake il mio cartone preferito. A dire il vero davono solo quello in tv! Tutti erano preoccupati, io no. Avevo papà che reggeva i muri ed ero certo che Actarus sarebbe arrivato per salvarci. Avevo sei anni, non conoscevo i terremoti, ma conoscevo bene i mostri venuti da Vega. Di sicuro saranno stati loro a creare tutto sto casino, ma tanto arriva Goldrake e… nella mente la sigla finale di quel cartone che faceva più o meno così …mille armi tu hai, non arrenderti mai, perché il bene tu sei, sei con noi….Vai, contro i mostri lanciati da Vega…Actarus non arrivò mai, ma arrivarono i militari con il latte caldo, i biscotti, le coperte. Il primo impatto non fu dei migliori, dormivamo in macchina, avevamo una 127 verde pisello e cromatura d’argento, mentre ero appisolato sul sedile di dietro, mia sorella abbracciata a mia madre su quello davanti, bussarano al finestrino. Ebbi paura. Era un uomo con una mantella verde, era un militare con in mano un termos con del latte caldo. Mi diede anche dei biscotti e una tavoletta di cioccolata fondente. Fino a quel momento per me la cioccolata era stata solo al latte o alle nocciole. Quel lingotto nero di cioccolata, duro come le pietre, me lo feci piacere. Quel ragazzo che veniva dal Friuli me lo portava ogni giorno quel lingotto amaro, non mi piaceva ma non potevo dire no, era così gentile! Dormimmo per più di una settimana in macchina, tante le scosse di assestamento, tanta la paura negli occhi di mio padre, paura mista a sicurezza che doveva darmi: era mio padre! I giorni passarono, tornammo in quella casa che ai miei occhi sembrava bellissima. La casa subì danni, fu lesionata dal sisma irpino, ci spettava il container ma papà non volle portarci dentro una casa di ferro. Dopo qualche anno andammo a vivere da nonna e da lì non ci siamo mossi più. In queste ore sto rivivendo quei momenti, sto guardando la luna bella come allora, consapevole che Actarus non possa arrivare ma con la speranza che qualche ragazzo con la mantella verde possa portare un lingotto di cioccolata fondente a quei bambini che stanno vivendo ore drammatiche che ricorderanno, purtroppo, per tutta la vita! 
…mille armi tu hai, non arrenderti mai, perché il bene tu sei, sei con noi…. Vai, contro i mostri lanciati da Vega…
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2 Responses to Il terremoto, Goldrake e un lingotto di cioccolata fondente 

  1. EMILIO VITTOZZI says:

    * Domenica 23 Novembre 1980, la televisione di Stato (quelle del Cavaliere “mascarato” sono ancora da venire…) trasmette un tempo della mia Inter, sullo schermo in bianco e nero… All’improvviso, la terra trema ed io mi ritrovo con la mano sinistra a mantenere in piedi un grosso armadio vicino alla porta e con la mano destra ad ostacolare la fuga dei presenti per le scale, che, poi, troveremo seriamente danneggiate. Questo è il mio ricordo di quei nefasti momenti che precedettero l’occupazione di treni delle Ferrovie dello Stato a Napoli Piazza Garibaldi.
    Nei giorni successivi, dalle rispettive case, recuperavamo soldi e documenti, con il permesso fugace dei Vigili del Fuoco. Il cibo veniva distribuito a cura della Circoscrizione San Lorenzo.
    Ma quel che ricordo maggiormente è la profonda, sincera, sentita Solidarietà che si creava fra gli occupanti del treno, cercando di sminuire la paura con interminabili partite di carte, di dama, di scacchi, o parlando in maniera informale, amichevole, conoscitiva.
    Il terremoto del 23 novembre 1980? Non credo che sia stato differente da quelli che si sono succeduti prima e da quelli che sono venuti dopo: fa paura e basta… C’è gente che perde quel poco che ha e c’è chi si arricchisce (basti ricordare le famose telefonate del post-terremoto de l’Aquila fra autentici “uomini di merda”!)…

  2. toninoscala says:

    Sono giorni di ricordo per chi ha vissuto momenti simili

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