Poveri ma belli

Rai tre dà Poveri ma belli. Un film del 1956 scritto e diretto da Dino Risi. Dino che mi hai fatto sognare con il Sorpasso. Dino re della commedia all’italiana che ti divide lo scettro con Mario Monicelli. Mario e Dino mi mancate e tanto. Mi mancano quelle commedie semplice romantiche e a volte caciarone. Quelle commedie che erano il mio paese, quelle commedie dove c’era l’Italia. Quella un po’ furba, un po’ spensierata. L’Italia da sognare. L’Italia che aveva sogni da vendere. Poveri ma belli, freschezza in bianco e nero di una Roma post bellica. Una Roma, un paese il paese Italia che dopo la tempesta, si rimboccava le maniche e lo ricostruiva il nostro belpaese.  Storie, storie del cuore, storie d’amore, storie di un tempo che fu, storie spensierate, storie di un tecnicolor sconosciuto. Romolo e Salvatore, la bella Giovanna contesa dai due bulli teneri di una periferia centro romana. Le nostre storie che si ripetono. Un film che ha fatto sognare intere generazioni, donando una immagine di Roma eterna, come se il tempo si fosse fermato e cristallizzato per sempre nelle rappresentazioni della pellicola. Roma città eterna, Roma da raggiungere per sfondare nella vita e nell’amore. Roma che fa sognare, Roma che ancora oggi a 56 anni mamma non conosce, più prima che poi andremo a Roma, voglio portare anche i miei figli. A Roma per realizzare quello che era ed è il suo sogno. Il sogno di una ragazza diventata donna poi mamma, oggi nonna un po’ ragazza di periferia che amava ed ama la città eterna, la capitale. Poveri ma Belli ha l’età di mamma è stato il film di mamma, è stata un po’ anche il mio film. Oggi lo rivedo con i miei figli. Stesse le storie, diversi i personaggi. Storie che si reiterano. Tutti siamo stati bulli un po’ spacconi che amano divertirsi, uscire e corteggiare le ragazze anche quando si  era timidi. Ho sognato di essere Renato Salvatori, Maurizio Arena, Romolo e Salvatore. Ho sognato Marisa Allasio quella di Maruzzella, di Susanna tutta panna, di Carmela è na bambola. Ho sognato quella bella donna popolare e procace, l’ho vista nei sogni di periferia, nei sogni che immaginavano, che sognavano Roma. Quando l’ho vista Roma per la prima volta ero in quinta elementare. Gita scolastica, da allora l’ho sempre amata. Oggi che ci ritorno più volte in un mese la vivo sempre con quei ricordi da ragazzo.

Giovanna, Marisa Allasio, che nel film è in crisi e non sa chi scegliere: Romolo o Salvatore questo il problema. Quante volte da ragazzo ho detto scegli me ad un vecchio tv color a colori con le valvole. Marisa Allasio sogno dei miei sogni. Vorrei rivederla, vorrei vedere se le rughe l’hanno resa più bella più profonda. Marisa Allasio nobel per i sogni di chi è nato ai bordi di periferia dove i tram non sono mai arrivati. Marisa  Allasio che rifiuta il ruolo che Luchino Visconti voleva per lei ne il Gattopardo. Gattopardo che hai reso immortale Claudia Cardinale, ma questa è altra storia e merita altre pagine di sentimenti da raccontare.

Poveri ma belli, anni cinquanta, poveri ma belli del terzo millennio. Poveri, ma belli e dannati, sono i giovani del duemilaedodici, i giovani di questa età. Quella precaria e senza speranza, quelli della crisi economica che anche nel vedere un film d’annata risale a galla in una domenica pomeriggio schiattosa! Il fascino intramontabile di Poveri ma belli, è nel  mostrare la società degli anni Cinquanta. Come si divertivano, vestivano e comportavano i ragazzi di un tempo: le prime vespe, le feste in spiaggia o sulle terrazze dei genitori. Una immagine schietta non solo di Roma ma dell’Italia di quegli anni, appena uscita dalla guerra, dove si cercava di guardare avanti e si facevano enormi sacrifici economici per arrivare al giorno dopo. Oggi tutto è diverso tranne i sentimenti che restano immutati. Restano le speranze di un popolo, povero ma bello, che vuole uscire dal guado.

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6 Responses to Poveri ma belli

  1. caminia says:

    E’ un film che rivedo sempre con piacere. E’ delizioso, spensierato, ma poi mi chiedo, erano davvero così felici?forse si perchè il futuro lo si vedeva roseo e pieno di speranze, e si credeva in uno scatto sociale verso l’alto. Secondo me erano felici anche quelli degli anni trenta, e la guerra ha spezzato il sogno e il futuro di tanti…ora guardo i giovani, i ragazzi, e provo tanta tenerezza per loro e rabbia; non sanno davvero dove sbattere la testa!
    in quanto a Roma, beh ha un fascino intramontabile e comunque la si racconti resta nella testa di tanti

    • toninoscala says:

      Si è così hai ragione la differenza è che oggi non ci sono più sogni s’hanne arrubbate pure quelli!

  2. caminia says:

    più che i sogni forse s’hanne arrubbate la voglia di credere di realizzarli, ma non bisogna perdere la speranza, altrimenti che ca…. “campiamo” a fare?

  3. caminia says:

    avanzi un caffè

  4. ipazia says:

    Conosco la signora Allasio e mi capita di incontrarla ogni tanto.E’ sempre bellissima,in relazione all’età.Peccato abbia la carriera al matrimonio!

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